Roma. Torre Maura e Casal Bruciato: 65 indagati, 24 di Casa Pound

con un singolare parallelismo giudiziario che farà discutere, risultano iscritti sul registro degli indagati anche sedici tra antifascisti e appartenenti ai movimenti per la casa

Giuliano Santoro * • 17/5/2019 • Osservatorio razzismo & discriminazioni, Paure, conflitti, sofferenze urbane • 162 Viste

ROMA. Se ne parlava da giorni, ed ecco che arrivano i primi provvedimenti per le proteste contro la famiglia Omerovic, colpevole agli occhi di alcuni militanti neofascisti aver ottenuto una casa popolare nel quartiere romano di Casal Bruciato.

La procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati 24 persone che si apprende essere appartenenti ai movimenti di estrema destra CasaPound, la sigla dei sedicenti «fascisti del terzo millennio» che aveva pubblicamente rivendicato la sua protesta, e Forza Nuova.

Il procuratore aggiunto Francesco Caporale e il sostituto procuratore Eugenio Albamonte hanno aperto un fascicolo alla luce di una informativa Digos: contestano ai neofascisti, a vario titolo, i reati di istigazione all’odio razziale, violenza privata, minacce, adunata sediziosa, apologia di fascismo. Sarebbe indagato anche l’uomo che aveva minacciato di violenza sessuale Sedana, la donna assegnataria dell’alloggio e che i dirigenti di CasaPound avevano rocambolescamente provato a descrivere come un «cittadino esasperato» invece che come un militante neofascista.

Ci sarebbero invece altre 41 persone sottoposte ad indagine per reati analoghi le proteste che scoppiarono il mese scorso in un’altra zona della periferia romana, Torre Maura: in quel caso contestarono il trasferimento di alcuni rom in una struttura d’accoglienza, ottenendone la chiusura da parte dell’amministrazione comunale.

Contestualmente si apprende che, con un singolare parallelismo giudiziario che farà discutere, risultano iscritti sul registro degli indagati anche sedici tra antifascisti e appartenenti ai movimenti per la casa.

Nel loro caso si procederebbe per il reato di corteo non autorizzato: l’accusa è legata manifestazione che l’8 maggio scorso portò centinaia di persone ad intervenire contro il presidio xenofobo nel condominio di Casal Bruciato, rompendo l’assedio cui erano sottoposti da giorni i rom dentro la casa che gli uffici del dipartimento abitativo del comune di Roma aveva loro regolarmente assegnato. Proprio ieri, peraltro, a pochi metri dal condominio di via Satta in cui si svolsero i fatti, un presidio solidale organizzato da Asia Usb cui hanno partecipato decine di cittadini ha impedito lo sfratto di un’anziana signora dalla sua casa popolare. Inutile dire che in questo caso, quando c’era da difendere un diritto e non da sottrarlo a qualcuno, i neofascisti non si sono presentati.

* Fonte: Giuliano Santoro, IL MANIFESTO

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