Sgomberi, la prefettura di Roma vuole buttare per strada oltre 11mila persone

 Firmato il documento che recepisce il volere di Salvini: a rischio 23 fra occupazioni e centri sociali storici. Intanto il Demanio apre l’iter contro CasaPound

Giuliano Santoro * • 20/7/2019 • Welfare & Politiche sociali • 137 Viste

Arriva, nero su bianco, la conferma del pugno di ferro contro le occupazioni abitative e i centri sociali romani. Il documento firmato ieri dalla prefetta Gerarda Pantalone segue la linea del ministro dell’interno Salvini. Pantalone riconosce che oltre 11 mila persone vivono in un’ottantina di posti occupati ed elenca i 23 a rischio di sgombero, per sentenze esecutive, sanzioni della corte dei conti o valutazioni, in molti casi al limite dello spergiuro, sul rischio che arrecherebbero alla sicurezza e all’ordine pubblico.

Oltre ad alcuni palazzi occupati da movimenti di lotta per l’abitare, le 29 pagine con la carta intestata della prefettura includono spazi femministi (Lucha Y Siesta), centri sociali (tra di essi Strike ed Acrobax, occupati in contemporanea dai movimenti precari nell’autunno di 17 anni fa), biblioteche (la libertaria Bam, a Centocelle) e musei di arte contemporanea riconosciuti (il Museo dell’Altro e dell’altrove, lungo la via Prenestina). In cima alla lista degli sgomberi compaiono due palazzi nei quali vivono centinaia di persone: in via Tempesta, a Tor Pignattara, e in via Caravaggio, a Tor Marancia. Nella lista non c’è CasaPound, anche se ieri il demanio ha presentato denuncia in procura, atto che costituisce l’avvio dell’iter per lo sgombero.

La linea del Viminale è chiara. Non si capisce, invece, come intendano agire comune di Roma e Regione Lazio. Virginia Raggi ha rimosso dal suo incarico Aldo Barletta, dirigente dell’ufficio politiche abitative. Sotto accusa ci sarebbe la gestione delle «soluzioni alternative» proposte ai nuclei sgomberati il 15 luglio da via Cardinal Capranica. L’assessora alle politiche sociali Laura Baldassarre e la stessa sindaca avevano giurato che tutto era andato per il meglio, ma il Campidoglio si è ritrovato ad affrontare l’emergenza facendo ricorso ad affidamenti esterni che, oltre a fornire servizi cari e poco adatti, comportano rischi di corruzione. L’inversione di rotta sarebbe più radicale se dovesse saltare anche l’assessora alla casa Rosalba Castiglione, poco dialogante con i movimenti.
Dalla Regione interviene l’assessore competente Massimiliano Valeriani: «Il ripristino della legalità non è più importante delle persone, che vanno tutelate». Allo sgombero di cinque giorni fa si sono presentati in veste di mediatori alcuni consiglieri radicali, civici di sinistra e persino centristi. Tutti parte della maggioranza che sostiene Zingaretti, ma nessuno del Pd.

* Fonte:Giuliano Santoro, IL MANIFESTO

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