Open arms, altri 107 migranti ancora a bordo

La Procura di Agrigento invia i medici a bordo. I ragazzi a terra trasferiti nell’hotspot

Alfredo Marsala * • 18/8/2019 • Immigrati & Rifugiati • 213 Viste

LAMPEDUSA. La svolta per i naufraghi della Open Arms potrebbe arrivare a breve. Ed è nelle mani della Procura di Agrigento. Il sostituto procuratore Salvatore Vella aspetta la relazione degli ispettori inviati sulla nave della Ong spagnola per verificare le condizioni igienico-sanitarie prima di assumere le sue decisioni.

Si tratta di due medici marittimi e di agenti della mobile di Agrigento, oltre a uomini della Capitaneria di Lampedusa. Se la commissione dovesse appurare che a bordo la situazione è ormai insostenibile e le condizioni igieniche e sanitarie sono pessime, come urlano da giorni a gran voce Oscar Camps e Riccardo Gatti, i pm potrebbero sequestrare la nave e a quel punto disporre lo sgombero e lo sbarco dei migranti sulla terraferma. Sono dunque ore convulse, anche perché sul versante politico, il duro scontro tra Conte e Salvini non promette nulla di buono.

Ieri un’accelerazione improvvisa, dovuta a un insieme di elementi politici e giudiziari, ha sbloccato, almeno in parte la fase di stallo che va avanti da ben sedici giorni, con lo scafo fermo alla fonda di Lampedusa. Dalla nave sono stati fatti scendere 27 minori non accompagnati (uno è rimasto a bordo perché con lui c’è un fratello maggiorenne) ma in serata il ministro Salvini ha rivelato che otto di questi avrebbero confessato ai poliziotti che li hanno sentiti di essere maggiorenni. «Vedremo gli altri… Dopo i ‘malati immaginari’, ecco i ‘minorenni immaginari’! Mentre altri cedono, io non cambio idea», tuona il ministro.

IL TRASBORDO DEI 27 è avvenuto nel primo pomeriggio su due motovedette, della Cp e della Gdf: subito dopo avere toccato finalmente la terraferma i ragazzi sono stati condotti nell’hotspot, dove si trovano le tredici persone fatte scendere tre giorni fa perché in precarie condizioni psico-fisiche. A fare intuire che qualcosa si stesse smuovendo sono stati altri due elementi.

Intanto, la mossa del comando generale della Capitaneria di porto, che in una nota al Viminale e ai ministeri per le Infrastrutture e agli Esteri, sottolineava che «per quanto attiene questo Imrcc non vi sono impedimenti di sorta», sollecitando con «urgenza» lo sbarco dei migranti. Proprio dalla Capitaneria, la Procura di Agrigento, che ha aperto due fascicoli (il primo per favoreggiamento all’immigrazione clandestina, il secondo per sequestro di persona), ha acquisito dei documenti al vaglio del procuratore aggiunto Salvatore Vella, tra cui anche la comunicazione inviata dal centro di ricerca e soccorso di Roma ai tre ministeri. Mentre agenti dello Sco della Polizia di Stato si sono recati ieri al Viminale per acquisire altri documenti.Non solo. Dopo un vertice ad Agrigento, i pm hanno disposto l’ispezione igienico-sanitaria, inviando a bordo della Open Arms due medici marittimi, la squadra mobile e uomini della guardia costiera. Dall’esito delle verifiche potrebbero esserci gli sviluppi attesi: in caso di sequestro della nave i 107 naufraghi rimasti a bordo dovranno sbarcare immediatamente.

IL LAVORO della commissione sarà utile ai pm per fare chiarezza pure sulle divergenze tra i medici del Cisom e il responsabile del poliambulatorio di Lampedusa Francesco Cascio sulle condizioni di salute dei tredici migranti. Per Cascio stavano bene e non dovevano essere sbarcati. Sullo sfondo rimane il caso della Ocean Viking: la nave di Sos Mediterranee e Medici Senza Frontiere con a bordo 356 migranti, oltre cento i minori, si trova ora tra Lampedusa e Malta, in attesa di un porto sicuro.

La vicenda di Open Arms si staglia in una Lampedusa post-ferragostana dove non c’è un solo posto negli hotel e nei b&b con qualcuno che ne approfitta pure per fare affari in nero affittando qualunque buco disponibile: tra un tuffo nell’isola dei Conigli e una scorribanda in motoscafo tra le acque limpide di cala Creta, la storia dei naufraghi tenuti ostaggio sulla nave incuriosisce gruppetti di turisti a caccia d’informazioni e di selfie con alle spalle lo scafo della ong spagnola, seppure in lontananza. Per l’intera mattinata è stato un via vai di scooter e auto a Cala Francese, vicino Punta Sottile, nella zona dell’aeroporto, dove alla fonda si trova la nave di Open Arms, con i naufraghi che aspettano di potere sbarcare. Sono tanti i turisti che si fermano sulla scogliera per guardare, anche se da lontano, lo scafo della ong spagnola e scattare qualche foto. «Li fanno sbarcare? Quando?», è la domanda che fanno i curiosi prima di scendere in spiaggia e tuffarsi nel mare cristallino di questa cala, tra le più belle dell’isola.

ATTORNO ALLA OPEN ARMS ci sono i mezzi navali militari che tengono a distanza le imbarcazioni private che tentano di avvicinarsi per scrutare da vicino i migranti. Ieri quando la guardia costiera ha portato in caserma quattro nordafricani, alcuni curiosi si sono avvicinati pensando si trattasse dei naufraghi della Open Arms; invece era un mini-sbarco, con i quattro poi condotti nell’hotspot. Stesse scene si sono ripetute nel pomeriggio, dopo le notizie sullo sbarco imminente dei minori. A gruppi i turisti si sono fermati, in costume da bagno, nella banchina di fronte al molo Favaloro, accessibile solo alle forze dell’ordine che si sono occupate dello sbarco. In molti si sono avvicinati a cronisti e fotoreporter, assemblati nei pressi del molo.

MA C’È CHI I MIGRANTI non li vuole. «Ma perché non li portano da un’altra parte», dice un ragazzo che lavora per un affitta-barche. Anche tra i pescatori c’è qualche mugugno. «Queste persone vanno salvate senza dubbio perché è la legge del mare che lo impone, ma è mai possibile che nessuno pensa a noi? Ai nostri problemi? Ai pericoli che corriamo per colpa dei libici quando andiamo a pescare in acque internazionali?».

* Fonte: Alfredo Marsala, IL MANIFESTO

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