Roma, movimenti mobilitati contro lo sgombero di viale del Caravaggio

La prefetta Gerarda Pantalone rimanda il tavolo operativo in attesa della trattativa sul nuovo governo. La Regione Lazio ribadisce il no allo sgombero. Gli occupanti promettono resistenza

Giansandro Merli * • 28/8/2019 • Welfare & Politiche sociali • 173 Viste

Roma. «Se i problemi abitativi degli occupanti non verranno risolti con le case popolari, resisteremo con ogni mezzo necessario». La dichiarazione letta durante la conferenza stampa tenuta ieri in viale del Caravaggio, quartiere romano di Tor Marancia, può riassumersi così.

A DESTRA DEL GAZEBO montato per proteggere dal sole di agosto attivisti e giornalisti, si trova l’edificio di proprietà degli Armellini, grandi immobiliaristi romani noti per guai giudiziari legati a speculazione edilizia ed evasione fiscale. È stato occupato il 6 aprile 2013. Oggi ci vivono 380 persone. È in cima alla lista di occupazioni che la prefettura vorrebbe cancellare dalla mappa della città. Lo sgombero rischia di arrivare entro la fine di questa settimana.

Lunedì scorso i movimenti per il diritto all’abitare, insieme ad associazioni e sindacati, hanno incontrato rappresentanti di Comune e Regione, ma non sono arrivate risposte sicure, né soluzioni effettive. Tutto è rinviato all’incontro che le due istituzioni locali avranno con la prefettura. Si sarebbe dovuto tenere ieri, ma è stato rimandato a domani. Probabilmente in attesa di capire cosa accadrà al Quirinale e se le prove di forza contro le persone in emergenza abitativa volute da Matteo Salvini avranno ancora la copertura politica del nuovo esecutivo.

«LA REGIONE ha ribadito che alla prefetta Gerarda Pantalone chiederà di bloccare tutti gli sgomberi in questa fase di crisi di governo, come sostenuto nei giorni scorsi dall’assessore alle politiche abitative Massimiliano Valeriani – dice Paolo Di Vetta, dei Blocchi Precari Metropolitani, movimento presente in viale del Caravaggio – Dal Comune, però, non è arrivata una presa di posizione altrettanto netta». L’amministrazione capitolina ha messo sul piatto un bonus casa di 516 euro erogato solo a chi è sgomberato. «Ma a quel prezzo non ci sono case. Inizialmente si erano impegnati a trovarle, ma poi non l’hanno fatto. Quindi al momento non c’è nulla», continua Di Vetta.

«Nell’incontro in Campidoglio abbiamo chiesto alla giunta comunale una dichiarazione semplice: non si fanno sgomberi perché mancano soluzioni alternative – afferma Giuseppe De Marzo, dell’associazione Libera contro le mafie, attiva nella campagna di difesa degli occupanti – Il comune, però, si è assunto l’irresponsabilità di non aver generato questa risposta. A Roma un terzo delle famiglie è in sofferenza: non vogliamo la guerra tra poveri».

GLI OCCUPANTI CONTESTANO alla giunta Raggi anche il tipo di approccio tenuto nei loro confronti. «Abbiamo ribadito che gli abitanti di questa e di tutte le altre occupazioni non sono parassiti, ma lavoratrici e lavoratori sfruttati che non riescono a pagare l’affitto. È questo il nocciolo della questione», dice Anna Sabatini, 53 anni, romana e occupante del palazzo.

Per evitare sorprese la rete di solidarietà che si è stretta intorno all’occupazione ha convocato un nuovo incontro pubblico per giovedì 29 agosto alle 17.30, in contemporanea o poco dopo il tavolo prefettizio che potrebbe decidere le sorti della contesa. «Vedremo se sarà un’occasione per festeggiare una parziale vittoria sul blocco degli sgomberi e l’apertura di un intervento politico sul tema della casa, o se dovremo salire sui tetti per mettere in campo una legittima difesa. In passato abbiamo fatto il possibile, stavolta faremo l’impossibile», hanno concluso gli occupanti.

* Fonte: Giansandro Merli, IL MANIFESTO

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