Ecco i prodotti NoCap nati dalla filiera etica

Lotta al Caporalato. Al via in Puglia e nel Sud l’alleanza tra associazioni, aziende di distribuzione e istituzioni

Gianmario Leone * • 24/9/2019 • Buone pratiche e Buone notizie • 184 Viste

Un progetto che mira a trasformare la realtà lavorativa dei braccianti agricoli concretamente. Che ambisce a diventare un esempio per destrutturare il fenomeno del caporalato e chi, dietro ad esso, trae enormi profitti: dalla singola azienda alla filiera della grande distribuzione.

Nasce con queste finalità la prima filiera etica in Italia, frutto dell’intesa tra il gruppo Megamark di Trani (leader della distribuzione nel Sud con oltre 500 supermercati), l’associazione internazionale anticaporalato «No Cap» (impegnata nel promuovere e valorizzare le aziende che rispettano legalità e diritti dei lavoratori) fondata da Yvan Sagnet e Rete Perlaterra (associazione e rete tra imprese che promuovono pratiche agroecologiche di lavoro della terra).

È il primo esperimento in Italia basato su un sistema di tracciabilità delle filiere agroalimentari, mediante l’uso congiunto del bollino etico «NoCap» e del marchio di qualità etico «IAMME», a breve nei supermercati A&O, Dok, Famila, Iperfamila e Sole365 del Mezzogiorno con cinque tipologie di conserve di pomodoro biologico, frutta e verdura fresche. Il progetto, sperimentale, mette insieme realtà del Metapontino e del Ragusano, con 20 aziende agricole e 100 braccianti selezionati nei diversi ghetti.

SI PUNTA A CONTRASTARE il lavoro irregolare, garantendo ai produttori un prezzo giusto sui prodotti e ai lavoratori il pieno rispetto dei loro diritti, a partire dall’applicazione dei contratti.

IL GRUPPO MEGAMARK acquisterà prodotti agricoli etici garantiti dal bollino NoCap, rilasciato dopo le verifiche effettuate dagli ispettori dell’associazione e, successivamente, dall’ente di certificazione accreditato presso il Minpaf e Accredia.

I lavoratori indosseranno tute bianche e saranno dotati di dispositivi di sicurezza. Assunti dopo regolari visite mediche, col contratto collettivo di lavoro a 6 ore e mezza, effettueranno una raccolta tradizionale con cassoni, per una produzione bio di 500 quintali di resa, per un prezzo intorno ai 14 cent al chilo: avranno bagno chimico nel campo ed il trasporto, sottratto ai camioncini dei caporali, avverrà con un autobus messo a disposizione dalla Regione Puglia e dalle foresterie dove vivono, tra cui l’ultima inaugurata Casa Sankara. Cambiare si può.

* Fonte: Gianmario Leone, il manifesto

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