Calabria, crollo di 5 Stelle e PD, vince Jole Santelli con Forza Italia

La batosta è grande ma prevale la tentazione di minimizzare. La coalizione passa dal 61,2 % del 2014 al 30,1%, il Pd perde 10 punti

Silvio Messinetti * • 28/1/2020 • Politica & Istituzioni • 439 Viste

CATANZARO. Alle 2 di notte Nicola Zingaretti esce dal Nazareno e commenta a caldo le elezioni. In 3 minuti e 32 secondi dedica al voto calabrese poche battute a margine. In appena 15 secondi ringrazia Pippo Callipo e sentenzia: «Con il centrosinistra unito il risultato sarebbe stato diverso». Se volessimo capire il democrack di Calabria basterebbe questa fotografia. Nessuna autocritica, solo un’affannosa ricerca di mettere la polvere sotto il tappeto. Ma minimizzare o spiegarla con il politicismo è artifizio di corto respiro. Perché la batosta è grande. Ed è uno schiaffo, prima di tutto, politico. Il Pd resta primo partito in regione con il 15% ma perde quasi 10 punti rispetto al 2014. La coalizione esce frantumata: dal 61,2 % al 30,1%, esattamente la metà.

È COME SE la regione a trazione dem si fosse scissa: da una parte chi ha rinunciato a partecipare, dall’altra chi, nella transumanza perenne di queste parti, si è spostata direttamente a destra. E poi ci sono quelli rimasti a spingere la carretta, in un’impresa disperata che riducesse il danno. Il gap tra Callipo e la destra, alla fine delle 2420 sezioni scrutinate, si è attestato a 25 punti. La coalizione, guidata dalla neopresidente Jole Santelli, supera di un soffio il 55% e intasca il premio di maggioranza. I consiglieri di maggioranza sono 19. La sorpresa è Forza Italia che tiene. Eguaglia il dato del 2014, intorno al 12%, a cui vanno sommate le liste satellite. Complessivamente, un punteggio oltre il 30% e ben 9 consiglieri.

SILVIO BERLUSCONI esce rigenerato dalla campagna calabra. Per gli azzurri è davvero un tonificante. Bastava osservare Santelli ballare (a piedi nudi) la tarantella, con Antonio Tajani e Maurizio Gasparri, nella sede del comitato ieri notte per averne conferma. E poi c’è la delusione Lega. Entra in consiglio per la prima volta con 4 deputati. Ma lo score del 12,1% è molto sotto le previsioni, inferiore di 10 punti al dato delle Europee. Matteo Salvini puntava molto su queste amministrative per radicare il partito al sud. Si deve accontentare di pochi seggi, tra cui uno per il capo della Coldiretti regionale, probabile assessore all’Agricoltura.

Infine, i bocciati dalle urne. I 5 stelle escono con le ossa rotte anche da queste regionali. Per la terza volta di fila non entrano in consiglio. Vanno sotto al quorum e raggranellano un pessimo 6,3%. L’economista Francesco Aiello, aspirante presidente fino a ieri, se la prende con i “disertori”. Il riferimento puramente voluto è al presidente della Commissione antimafia, il grillino Nicola Morra, che pubblicamente aveva abbandonato Aiello al proprio destino, rinunciando alla campagna.

Anche se poi era entrato nella contesa. Aveva pubblicato a tre giorni dal voto la lista dei cosiddetti «impresentabili», coloro che, anche senza una condanna in primo grado, secondo i “giudici” di Palazzo San Macuto non dovevano essere candidati. Ebbene, due su tre sono risultati eletti e per Morra s’è trattato di una beffa. Il crollo dei grillini fa impressione. Dalle politiche, in meno di due anni, hanno dilapidato 37 punti e 380 mila voti assoluti. Anche il geologo Carlo Tansi non ce la fa e si ferma al 7,2% con la sua coalizione civica. Raccoglie il voto in libera uscita dei grillini e un malcontento populista. Ma non sfonda a sinistra. Anzi, paga a caro prezzo la scelta di aver imbarcato personaggi legati al mondo della destra radicale. La sinistra extra Pd, non pervenuta a questa tornata.

DI TUTTO QUESTO si proverà a ragionare da domani. Secondo Filippo Sestito, animatore dei movimenti regionali e responsabile nazionale Arci per il sud: «La sinistra calabrese deve riformarsi e avviare una vera rivoluzione morale che possa ristabilire una connessione con chi vive del proprio lavoro o con chi lo cerca e non lo trova. I tempi sono stretti. Ma le prossime amministrative di Reggio e Crotone incombono. E sono l’ultimo banco di prova per accantonare una classe politica di pseudosinistra che ha fallito il suo compito».

A dire il vero, un consigliere di “sinistra” è stato eletto. L’evoluzione del “compagno” Vito Pitaro, già raccontata su queste pagine, continua. Già segretario vibonese di Rifondazione comunista, consigliere comunale dei Comunisti Italiani, poi assessore nella giunta di centrosinistra, legatosi in seguito al nipote prediletto di Pippo Callipo, ovvero il senatore azzurro Giuseppe Mangialavori, Pitaro, da ieri, è consigliere regionale per la lista «Jole Santelli Presidente». Benvenuti in Calabria.

* Fonte: Silvio Messinetti, il manifesto

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This