Pensioni. I sindacati all’attacco: «Basta alibi: ora rivedere la legge Fornero»

«È stato avviato un confronto serio, necessaria una flessibilità in uscita a 62 anni». Al via tre commissioni, agenda fitta di incontri

Mario Pierro * • 28/1/2020 • Lavoro, economia & finanza, Sindacato • 171 Viste

Dopo il taglio del cuneo fiscale varato da poco dal governo, quello sul fisco e sul mezzogiorno che si aprirà tra poco, ieri al ministero del lavoro a Roma è partito il tavolo sulle pensioni con i sindacati Cgil, Cisl, Uil e poi Cisal, Confsal e Usb. Saranno costituite tre commissioni, sulla separazione tra previdenza e assistenza, sui lavori gravosi e sull’impatto economico delle misure. L’obiettivo è ambizioso: non solo arrivare a una proposta condivisa favorevole ai lavoratori dipendenti, ma arrivare a un superamento della «riforma» Fornero delle pensioni in maniera stabile con una prospettiva di almeno un decennio. Per quanto riguarda la cosiddetta «Quota 100», istituita dal governo Lega-Cinque Stelle, è stato confermato che durerà fino alla fine della sperimentazione, ovvero la fine 2021.

«È STATO UN AVVIO di confronto serio, un incontro importante che risponde alla piattaforma che abbiamo presentato al governo» ha detto il segretario della Cgil Maurizio Landini – La direzione che deve essere chiara: non si tratta infatti di aggiustamento della Fornero ma di una revisione che dia stabilità nei prossimi anni e che preveda un riconoscimento per giovani e donne oltre ad una flessibilità in uscita a 62 anni». Per il segretario generale aggiunto della Cisl Luigi Sbarra è necessario pensare a una riforma con una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni di età ma anche che 41 anni di contributi devono bastare per la pensione anticipata a prescindere dall’età. Sbarra ha ricordato che i lavori non sono tutti uguali e che bisogna trattare in modo diverso quelli faticosi, pesanti e usuranti e ha chiesto che si introduca una pensione di garanzia. Per il segretario della Uil Carmelo Barbagallo bisogna ripensare «l’Ape sociale strutturale, 41 anni di contributi a prescindere dall’età, la pensione per donne e giovani, il rilancio della previdenza complementare, il recupero dell’indicizzazione delle pensioni in essere, con un paniere Istat più adeguato e con una riduzione delle tasse sui pensionati, una legge sulla non autosufficienza». «62 anni sono una soglia sufficiente per consentire a tutti di accedere alla pensione, favorendo al contempo la creazione di milioni di posti di lavoro – ha sostenuto il sindacato di base Usb – Va stabilita una soglia minima di almeno 1000 euro, rivalutabile in base al costo della vita, sotto la quale nessuno deve scendere».

LA MINISTRA DEL LAVORO Nunzia Catalfo (Cinque Stelle) ha annunciato che proporrà l’inserimento delle linee di riforma nella nota di aggiornamento del Def di settembre prossimo per preparare un intervento nella futura legge di bilancio 2021. Una prima verifica dell’avanzamento dei lavori è prevista a marzo con un nuovo incontro plenario.

IL CALENDARIO prevede scadenze molto serrate. Si partirà dunque il 3 febbraio dalle pensioni di garanzia per i giovani; il 7 febbraio si parlerà di rivalutazione degli assegni di previdenza. La flessibilità in uscita sarà affrontata il 10 febbraio. Di previdenza complementare si parlerà il 19 febbraio. I sindacati e il governo saranno inoltre affiancati da una commissione di esperti che valuterà il possibile impatto delle misure , soprattutto quelle sulla flessibilità in uscita. «I costi li valuteremo in itinere, il ministero dell’Economia farà parte della commissione di esperti perché è un percorso che non possiamo fare da soli ma dobbiamo fare tutti insieme come governo, valutando l’impatto delle proposte – ha detto Catalfo – Non sarà una riforma fine a se stessa ma che dovrà avere un’ottica strutturale almeno decennale».

* Fonte: Mario Pierro, il manifesto

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