Regionali. Il fortino emiliano resiste, ma assediato dalla destra

Il Pd torna primo partito, ma il 40 per cento dei votanti sceglie Lega e Fd’I. Per Elly Schlein di Coraggiosa record di preferenze

Giovanni Stinco * • 28/1/2020 • Politica & Istituzioni • 116 Viste

Bonaccini festeggia a Modena e parla al telefono con Mattia Santori ringraziando il movimento delle sardine

Finalmente si sono sentiti. I due grandi vincitori della contesa elettorale emiliana, Stefano Bonaccini, presidente Pd riconfermato, e Mattia Santori, volto noto del movimento delle sardine, hanno scambiato alcune parole al telefono. «L’ho voluto ringraziare per la straordinaria mobilitazione che le sardine hanno saputo mettere in campo», ha detto Bonaccini. Poi il dato politico nudo e crudo: «Ho vinto io e Salvini ha perso. L’Emilia-Romagna ha dimostrato che se vuole suonare campanelli può suonarli a casa sua», ha aggiunto il dem sottolineando la sconfitta del progetto salviniano che puntava a trasformare il voto emiliano-romagnolo in un referendum sul governo. Punto e a capo.

POCO POSSONO FARE le dichiarazioni di Salvini e dei big leghisti, che parlano di «partita lunga» e vittoria rinviata. Se ne riparlerà eventualmente fra 5 anni, ora il momento è solo quello della festa, come successo ieri sera con gli elettori del centro sinistra a brindare in Piazza Grande, nel cuore di Modena, terra di origine del presidente Bonaccini.

LA PROSSIMA ASSEMBLEA regionale dell’Emilia-Romagna avrà una salda maggioranza di centro sinistra: un consigliere dei Verdi, 22 del Pd, 3 della lista Bonaccini, due consiglieri per Emilia-Romagna Coraggiosa. Più ovviamente il seggio riservato al presidente eletto che incassa il 51,4% dei voti contro il 43,6 di Lucia Borgonzoni.
I numeri dicono che la sinistra di Coraggiosa, guidata da una Elly Schlein con 15 mila preferenze personali solo nella circoscrizione di Bologna e più di 22 mila in tutto – la più votata tra i candidati di tutti i partiti, Pd compreso – sarà fondamentale per garantire una tranquilla governabilità a Bonaccini. «È la dimostrazione – dice Nicola Fratoianni di Si – che esiste uno spazio di azione politica che va praticato, coltivato e innanzitutto organizzato da subito. Ci sono persone e buone idee. È possibile».

IN TUTTO 29 SEGGI per la maggioranza, due al Movimento 5 Stelle travolto dal voto utile verso Bonaccini, con un elettore 5S su cinque che ha scelto il disgiunto, e 19 seggi per la destra. Il sistema elettorale ha premiato il candidato presidente vincente in grado di catalizzare il voto disgiunto della destra moderata, della sinistra radicale e dei grillini, candidato per di più sostenuto da una lista personale e da un partito, il Pd, che ritorna primo in regione col 34% dei voti e che vince la sfida contro la Lega al 31. Briciole alle liste della sinistra anti Pd, tutte sotto l’1% e cannibalizzate dal voto disgiunto.
Balza all’occhio però un dato che il sindaco di Parma definisce «preoccupante»: 4 elettori su 10 sono ormai di destra, tra Lega e Fdi che sfiora il 10%, «un consenso che andrà smontato con proposte e azioni concrete», dice Federico Pizzarotti.

SULLA CARTINA GEOGRAFICA restano i grandi temi che hanno contrassegnato la partita. La Lega forte nelle periferie, vince a Piacenza, in provincia di Parma e su tutta la dorsale appenninica, mette le mani sul riminese e sul ferrarese, economicamente parlando fanalino di coda della regione. La Lega si conferma prima ma in pesante calo a Ferrara città, dove già governa da qualche tempo tra scandali e litigi. Imola invece, città conquistata nel giugno 2018 dai 5 Stelle e poi commissariata dopo le dimissioni della sindaca, torna terra dem mentre il M5S precipita al 6%, 4,7 in regione. Tra Piacenza e Rimini il voto spazza via il grillismo lasciando in campo solo destra e sinistra.

IL CUORE DELLA VIA EMILIA, le zone urbanizzate più popolose e anche più ricche, e quindi Reggio-Emilia, Modena e Bologna, a cui si aggiunge Ravenna, restano fortini del Pd. Bibbiano dà un segnale chiaro e sceglie in massa il centro sinistra, 20 punti avanti sulla destra. Bologna è il cuore della sinistra di Coraggiosa, che incassa quasi il 9%, 16 mila voti in città di cui 9 mila per Elly Schlein. Due terzi dei 170 mila voti di vantaggio di Bonaccini su Borgonzoni arrivano proprio da Bologna, «fosso di Helm» di tolkeniana memoria che resiste agli orchi invasori. Metafora del consigliere comunale di Coalizione civica Federico Martelloni. Di questo tesoro di consenso la sinistra dovrà decidere cosa fare quando, da qui a un anno e mezzo, si voterà sotto le Due Torri.

A VEDERLA IN CHIAVE nazionale c’è la sfida che si apre in casa Pd. «Serve ricostruire un partito più largo e robusto, serve un gruppo dirigente che attinga di più dagli amministratori locali. Cambiare il nome al Pd? Non so, so che serve una ripartenza, un’identità precisa», dice Bonaccini. Mentre il sindaco di Bologna Merola, forte di un ottimo risultato del Pd cittadino, chiede ora «un congresso per rivoltare il partito come un calzino», perché il governo «sappia parlare meglio alle fasce deboli di questo Paese».

* Fonte:Giovanni Stinco, il manifesto

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