Coronavirus, i lavoratori più a rischio sono rider e commercio

Coronavirus, i lavoratori più a rischio sono rider e commercio

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Se l’obiettivo è ridurre i contatti ravvicinati fra persone, specie se non conosciute e sottoposte prima a scansione della temperatura, i lavoratori più a rischio sono i rider e quelli del commercio.

Nel primo caso in questi giorni stiamo assistendo a un vero e proprio boom degli acquisti on-line. Comprensibile farsi consegnare la spesa a casa se si è persone a rischio come gli anziani, molto meno nel caso di acquisti di prodotti assolutamente non indispensabili dovuti spessi alla noia fatta passare con shopping compulsivo. Anche se grandi corrieri come Deliveroo da lunedì lancerà la «consegna senza contatto», nella stragrande maggioranza dei casi il contatto cliente-rider è inevitabile per firma, pagamento, mancia.

Nella zona di Milano si stima un aumento del 50 per cento negli ultimi giorni.

L’invito da parte dei sindacati è dunque quello di «limitare tutti gli acquisti non indispensabili mettendosi nei panni dei rider che hanno una possibilità molto più alta di entrare in contatto con persone infette».

Non tutte le richieste sindacali nella lunga trattativa ad oltranza sono state soddisfatte. «Nel commercio abbiamo chiesto di prevedere chiusure domenicali e notturne per permettere di avere anche più addetti nei giorni feriali

Molti accordi aziendali sono stati sottoscritti. Come quello della Coop Unione Amiantina che ha supermercati in diverse province di Toscana e Lazio e che ha previsto la chiusura domenicale. «Il pressing dei nostri delegati ha convinto la cooperativa: una scelta etica che persegue l’obiettivo di garantire il servizio e di ridurre il più possibile il rischio di contagio tra lavoratori, soci e clienti», sottolinea Francesco Iacovone, Cobas lavoro privato.

A Roma invece in molti punti vendita della Coop Tirreno sono state allestite barriere di plexiglass alla casse per evitare il contatto fra i clienti che pagano e gli addetti alle casse. L’altezza di circa un metro e mezzo permette di non mettere in contatto direttamente il lavoratore con chi fa la spesa: con la larghezza limitata delle casse non è possibile mantenere il metro di distanza previsto.

La protesta dei sindacati nei giorni scorsi era partita dal settore metalmeccanico. Fim, Fiom e Uilm avevano chiesto un blocco della produzione fino al 23 marzo per sanificare i luoghi di lavoro. Ieri la Fiom ha commentato la firma del Protocollo considerando «strumento utile per la contrattazione di accordi necessari alla tutela della salute», impegnando «tutte le sue strutture a dare supporto ai delegati e Rls (Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, ndr) nella contrattazione». Nel frattempo rimane la copertura dello sciopero in caso di mancato rispetto «di condizioni che assicurano alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione».

Sempre nel settore metalmeccanico ha suscitato molte polemiche la decisione di Fincantieri di chiudere tutti gli stabilimenti per 15 giorni, da lunedì 15 al 29 marzo, ma utilizzando «ferie collettive anticipate rispetto alla chiusura estiva» e non la cassa integrazione prevista dal Protocollo e dal decreto del governo.

La multinazionale guidata da Giuseppe Bono ha 7.800 dipendenti diretti in Italia e circa 26mila lavoratori di ditte esterne, spesso precari e dunque senza ferie.

Durissima la reazione della Fiom. «L’azienda scarica sui lavoratori i costi della chiusura e assicurandosi in questo modo di recuperare il tempo ad agosto. È un atteggiamento vergognoso da parte di un’azienda dello Stato», commenta il segretario di Genova Bruno Manganaro. Critiche anche a livello politico: «È grave che l’azienda abbia deciso unilateralmente di mettere in ferie dipendenti e non accedere alla cassa integrazione», scrive su Facebook Nicola Pellicani, deputato del Pd.

* Fonte: Massimo Franchi, il manifesto



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