Messa al bando delle armi nucleari, con le donne in prima linea. Intervista a Susi Snyder

Intervista a Susi Snyder, dal 17° Rapporto sui diritti globali – “Cambiare il sistema”

Orsola Casagrande * • 17/5/2020 • Contenuti in copertina, Le interviste di Diritti Globali, Rapporto 2019 • 795 Viste

La maggior parte della gente concorda sul fatto che ci sia uno stigma associato alle armi nucleari, che sono armi non “buone”, dice Susi Snyder, coordinatrice di Don’t Bank on the Bomb. C’è però bisogno di un salto di qualità. Possiamo agire, sostiene, per stigmatizzare le armi nucleari, spingendo fino alla loro messa al bando ed eliminazione. Lo stigma è importante, tutti sanno che le armi nucleari sono qualcosa di negativo ma ora, dice Snyder, dobbiamo ridefinirle come inaccettabili.

 

Redazione Diritti Globali: Iniziamo dal Rapporto Don’t Bank on the Bomb. A chi è diretto?

Susi Snyder: Don’t Bank on the Bomb è rivolto a vari pubblici. Offre un modo di agire concretamente contro le armi nucleari a quelle persone preoccupate che hanno un conto in banca o un fondo pensione che possono fare opera di boicottaggio. Il Rapporto, infatti, fornisce una prima informazione sulle compagnie coinvolte nella produzione di armi nucleari ed è usato da campagne in giro per il mondo in questo modo. Va poi aggiunto che, attraverso la sua analisi politica e di ranking, Don’t Bank on the Bomb, sollecita in qualche modo il settore finanziario a una positiva “corsa verso l’alto”, nel senso che lo spinge a prevenire investimenti su queste armi di distruzione di massa.

Possiamo agire per stigmatizzare le armi nucleari, spingendo fino alla loro messa al bando ed eliminazione. La maggior parte della gente concorda sul fatto che ci sia uno stigma associato alle armi nucleari, che sono armi non “buone”. Per questo si fa così tanta attenzione alla questione nucleare e si appoggia la non proliferazione. Sappiamo, in fondo, che un uso di queste armi provocherebbe effetti catastrofici, che non sarebbero bloccati o attutiti dai confini. Le esclusioni pubbliche da parte di istituzioni finanziarie hanno un effetto stigmatizzante sulle compagnie associate ad attività illegali.

Mentre appare poco probabile che il de-investimento da parte di una singola istituzione finanziaria sortisca la pressione necessaria e sufficiente su di una compagnia affinché cessi il suo coinvolgimento con le armi nucleari, il de-investimento di un numero, anche piccolo, di istituzioni basato su una stessa obiezione etica può avere un impatto sulla direzione strategica di una compagnia. Lo stigma è importante, sappiamo che le armi nucleari sono qualcosa di negativo, ma ora dobbiamo ridefinirle come inaccettabili.

 

RDG: Il Rapporto raccoglie un’accurata indagine su 18 compagnie che sono pesantemente coinvolte nell’industria delle armi nucleari. Perché è importante sapere chi investe nell’industria bellica nucleare e come la gente può contribuire – se non bloccare – a rendere il loro malcontento visibile?

SS: Per andare alla radice di molti problemi si può seguire il percorso dei soldi. E, quando si tratta di armi nucleari, seguendo i soldi possiamo davvero agire concretamente. Le armi nucleari sono le peggiori e più terribili mai create e sono in pochi a voler fare profitti da cose designate allo sterminio massivo di civili. Tuttavia, al momento, ci sono compagnie potenti che chiedono di mantenere e anzi creare nuove armi nucleari per generare più profitto.

La gente ha bisogno di modi per esprimersi e far sapere che le armi nucleari sono inaccettabili. Quando la gente comincia a usare il suo potere finanziario, in quanto clienti di queste istituzioni che cercano di fare profitti con le compagnie che costruiscono armi nucleari, allora sta dichiarando in maniera chiara che sono le armi nucleari il problema e questo aiuta quello spostamento verso l’eliminazione delle armi per sempre.

È importante che la gente renda questa azione visibile, che mostri come la loro banca o fondo pensione sta compiendo un’azione controversa, perché quella controversia aiuterà a creare le condizioni per un cambio positivo. Certamente questa non è la sola cosa necessaria a mandare finalmente nella categoria “estinte” le armi nucleari, ma aiuterà. E potrebbe in realtà anche aiutare a evitare la nostra di estinzione.

 

RDG: Quanto efficace potrebbe essere il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari nello scoraggiare o spingere il settore privato ad abbandonare l’investimento in queste compagnie?

SS: Il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari, insieme al Trattato di non Proliferazione, il Trattato Integrale sulla messa al bando dei test, e un certo numero di Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (inclusa la UNSCR 1540) aiuta a costruire la norma contro lo sviluppo, test, produzione, acquisizione, possesso e accumulazione di armi nucleari o di altri dispositivi esplosivi nucleari, oltre a qualunque forma di aiuto, incoraggiamento o induzione a queste azioni.

Il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari rende esplicito che ogni compagnia che sviluppa o produce componenti chiave per un ordigno esplosivo nucleare sta di fatto prestando un sostegno vietato dal Trattato. Dipendendo dalle circostanze, la compagnia madre (se si tratta di compagnia sussidiaria) potrebbe essere anch’essa legalmente responsabile delle azioni della sua sussidiaria. Inoltre, ogni compagnia impegnata in una joint venture che sviluppa o produce componenti chiavi per un ordigno esplosivo nucleare potrebbe essere coinvolta nell’assistenza illegale anche se non contribuisce direttamente e materialmente allo sviluppo dell’arma nucleare o alla sua produzione. Ciò accade laddove una joint venture è simile a una partnership con responsabilità illimitata, ma può verificarsi anche quando le società partecipanti istituiscono la joint venture come una nuova entità societaria e detengono azioni di tale società.

Un buon esempio di questo è MBDA-Systems, una joint venture tra BAE Systems, Airbus e Leonardo, coinvolta nel missile aria-terra a medio raggio ASMPA per l’arsenale nucleare francese.

Abbiamo registrato un calo del numero di istituti finanziari che investono nei produttori di armi nucleari identificati nel nostro Rapporto. C’è sempre un turnover di coloro che investono, ma i numeri totali sono costantemente in calo dall’adozione del Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari. Alcune istituzioni hanno indicato che stavano terminando la loro esposizione finanziaria nei confronti di produttori di armi nucleari per via del Trattato, come il quinto fondo pensione più grande del mondo, ABP.

 

RDG: Qual è a tuo avviso il pericolo maggiore in termini di sviluppo di armi nucleari?

SS: Le armi nucleari sono sempre pericolose. La nuova corsa agli armamenti nucleari, unita alla retorica sempre più al vetriolo che suggerisce un possibile, imminente, uso di armi nucleari (perché come sarebbe altrimenti possibile cancellare un Paese dalla faccia della terra?) sta aumentando ulteriormente il pericolo.

 

RDG: Quali sono i rischi posti dalla tensione tra Stati Uniti e Iran?

SS: La tensione sta aumentando in modo drammaticamente simile a come aumentò nei mesi precedenti alla guerra Iraq-Stati Uniti, solo che questa volta gli Stati Uniti hanno alienato molti dei loro storici alleati prima che il conflitto si scatenasse. Vista la presenza di altri conflitti nella regione, poi, non c’è dubbio che stiamo attraversando a un momento molto pericoloso.

 

RDG: Credi che l’Unione Europea stia facendo abbastanza per contrastare lo sviluppo delle armi nucleari? E cosa può fare l’UE?

SS: Con due Paesi in possesso di armi nucleari e quattro che li ospitano nei loro territori all’interno dell’Unione Europea, non c’è un’azione chiara e integrale che la UE possa prendere in maniera unitaria per far cessare la minaccia delle armi nucleari senza guardare prima anche al suo interno.

Gli sforzi della UE in termini del JCPOA sono stati eccellenti, e vanno riconosciuti. Tuttavia, l’UE nel complesso dovrebbe ridirigere i suoi sforzi guardando alle armi nucleari per quello che sono, disegnate per avere un impatto mortale.

L’UE potrebbe riaggiustare la posizione comune sulle armi nucleari per riflettere sulle conseguenze catastrofiche di un qualsiasi utilizzo di tali armi. Potrebbe promuovere dialoghi interni sull’impatto del loro uso e potrebbe esprimere il suo sostegno e difendere il fatto che tutti gli Stati, sempre, devono rispettare e attenersi al diritto internazionale umanitario.

 

RDG: Una parola sull’impegno dell’ONU e in particolare del suo Segretario Generale…

SS: Il piano d’azione per il disarmo del Segretario Generale delle Nazioni Unite si sta muovendo su una serie di questioni. Le Nazioni Unite potrebbero fare di più per allargare e promuovere il sostegno al Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari, che potrebbe essere incluso nelle osservazioni del Segretario Generale durante il segmento ad alto livello dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ad esempio. C’è sempre di più da fare.

 

RDG: Se dovessi dare cartellini rossi e cartellini verdi ai vari Paesi e governi e alle iniziative della società civile per contrastare la proliferazione nucleare, chi promuoveresti e chi no?

SS: Il trattato delle Nazioni Unite sulla Proibizione delle armi nucleari riconosce che le armi nucleari e i loro componenti «hanno un impatto sproporzionato su donne e ragazze, anche a seguito di radiazioni ionizzanti», ma a oggi tutte le analisi e le valutazioni di impatto sanitario sulle armi nucleari e le loro conseguenze hanno come riferimento alcuni standard, cioè quel “Reference Man” che è il meno vulnerabile. Questo chiaramente non tiene conto né disaggrega i rischi per categorie, incluse le donne in gravidanza, i feti, i bambini e gli anziani.

Le armi nucleari sono la rappresentazione più pericolosa mai sviluppata di una mascolinità tossica. Le donne sono in prima linea nella resistenza per molte ragioni, incluso l’impatto sproporzionato di queste armi sul nostro corpo, ma anche perché le donne sono più attente a trovare soluzioni di compromesso in situazioni vantaggiose per tutti.

Negoziare il disarmo richiede coraggio, forza, perseveranza e capacità di trovare interessi reciproci. La società insegna alle donne a fare questo. La società insegna agli uomini in maniera differente.

Le donne sono state in prima linea del cambiamento globale sul disarmo nucleare sin dall’inizio. Ripensiamo a chi ha finalmente sotterrato i test nucleari: sono state le donne. Sono state le donne che hanno visto i denti dei loro figli contaminati da elementi radioattivi (Stronzio 90) causati dai test nucleari in superficie. Sono state quelle donne a circondare la Casa Bianca degli Stati Uniti con le loro carrozzine.

Alla domanda sul perché avesse firmato il Trattato di divieto parziale dei test nei primi anni Sessanta, si dice che John F. Kennedy abbia risposto che era stato per via di quelle donne.

Sono state le donne a guidare la resistenza a Greenham Common, e le donne sono in prima linea nella Campagna Internazionale per Abolire le Armi Nucleari. Sono loro a guidare il cambiamento anche adesso.

 

RDG: Come si sta sviluppando il tuo lavoro? In cosa consiste? Briefing a governi, Parlamenti…

SS: Tutte queste cose. Informiamo i governi, i parlamentari e anche il settore finanziario e i gruppi di investitori. Lavoriamo insieme a diverse coalizioni e organizzazioni della società civile per amplificare i nostri messaggi e stiamo cercando modi per costruire una più stretta cooperazione con i sindacati.

Questo è particolarmente importante, in quanto i sindacati hanno molto potere sulle loro pensioni e possono realizzare un cambio significativo chiedendo ai loro fondi pensione di non investire in società che producono bombe nucleari.

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Susi Snyder: coordina la ricerca e la campagna di Don’t Bank on the Bomb. È esperta di armi nucleari, con oltre due decenni di esperienza lavorativa nella relazione tra armi nucleari e diritti umani. Oltre ai Rapporti annuali di Don’t Bank on the Bomb, ha pubblicato numerosi rapporti e articoli.
Rappresenta PAX nel gruppo direttivo internazionale della Campagna internazionale per abolire le armi nucleari vincitrice del premio Nobel per la pace 2017. È vincitrice del premio Nuclear Free Future 2016.
Tra le sue pubblicazioni: Banned but Allied: Next steps for NATO Alliance members after the adoption of the Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons (2018); The perfect time to negotiate the outlaw and elimination of nuclear weapons (2015); Dealing with a ban (2015), tutti reperibili sul sito web di PAX (https://nonukes.nl).

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* Intervista pubblicata nel 17° Rapporto Diritti Globali – “Cambiare il sistema”, a cura di Associazione Società INformazione, Ediesse editore.
Il volume, in formato cartaceo può essere acquistato anche online: qui
è disponibile anche in formato digitale (epub): acquistalo qui 

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ph: Susi Snyder by International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, Credit: Tim Wright, Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

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