Guerre commerciali. Web-tax, schiaffo Usa all’Europa

Gli USA hanno sospeso la loro partecipazione al negoziato Ocse, che prevede un ricavato globale dalla web-tax intorno ai 75 miliardi di dollari l’anno. Gli introiti dovrebbero servire a pagare gli interessi del piano di rilancio Ue post-Covid

Anna Maria Merlo * • 19/6/2020 • Europa, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 264 Viste

PARIGI. Il segretario generale dell’Ocse, Angel Corria, ha messo in guardia ieri sui rischi di una «guerra commerciale» mondiale. Gli Usa hanno deciso di sospendere la loro partecipazione al negoziato Ocse per stabilire una tassa mondiale sui giganti del digitale, le Gafam (Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft). La tassa dovrebbe impedire alla Gafam di proteggere i loro utili nei paradisi fiscali e di pagare le tasse dove li producono. L’Ocse prevede un ricavato globale dalla tassa intorno ai 75 miliardi di dollari l’anno.

Il segretario al Tesoro Usa, Steve Mnuchin ha inviato una lettera ai partner Ocse per annunciare la sospensione della partecipazione statunitense al negoziato. In Francia, il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, ha parlato di «provocazione» e ha annunciato che, in mancanza di un accordo Ocse, Parigi entro fine anno rimetterà la tassa, che era stata sospesa l’anno scorso a causa del negoziato Ocse e soprattutto in seguito alle minacce di rappresaglie Usa di aumento delle tariffe su 2,4 miliardi di export francese negli Usa. La Germania era stata ancora più prudente e aveva ceduto alle minacce di rappresaglie Usa ancora prima di mettere la tassa. Le Maire denuncia: «I giganti del digitale sono forse i soli al mondo ad aver tratto immensi benefici dalla crisi del coronavirus».

Francia, Gran Bretagna, Italia e Spagna hanno risposto congiuntamente a Mnuchin, ma Londra e Roma non seguono Parigi nella reazione decisa e si limitano per il momento ad auspicare ancora una «soluzione comune». L’Ocse intende continuare i negoziati anche in assenza degli Usa – che hanno sospeso la partecipazione ma non si sono ritirati definitivamente – e a luglio la discussione verrà ripresa in ambito G20.

Il commissario europeo per l’economia Paolo Gentiloni spera che la sospensione di Washington «non sia definitiva», ma ha affermato che se «lo stop statunitense rende impossibile l’accordo, ci sarà una nuova proposta europea». Il blocco Ue è infatti molto attento alla tassa sui giganti del digitale, tanto più che questa tassazione fa parte del progetto di aumento delle risorse proprie della Ue, che dovrebbero servire a pagare gli interessi del piano Next Generation Eu di 750 miliardi di euro, il progetto di rilancio post-Covid. C’è tempo, perché la Ue, che dovrebbe per la prima volta prendere un prestito comune sui mercati, comincerà a restituire solo tra 30 anni. Nella Ue però ci sono paesi – l’Irlanda, i nordici – che temono gli effetti della tassa Gafam sul loro export. La posizione Ue è indebolita anche dal fatto che a negoziare è il commissario al Commercio, l’irlandese Phil Hogan, che punta a essere nominato alla testa della Wto (e per ottenere questo posto ha bisogno del voto Usa).

* Fonte: Anna Maria Merlo, il manifesto

 

ph by Jules Xénard / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)

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