«Misure drastiche subito»: ultimatum degli scienziati al governo

Non un lockdown, ma «provvedimenti stringenti e drastici nei prossimi due o tre giorni»: è questa la richiesta di un centinaio di scienziate e scienziati che ieri hanno inviato una lettera aperta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al premier Giuseppe Conte.

L’iniziativa è partita dopo le previsioni elaborate da Giorgio Parisi, fisico teorico e presidente dell’Accademia dei Lincei, secondo il quale entro novembre il bollettino quotidiano potrebbe arrivare a cinquecento decessi al giorno se la curva dei contagi continuerà a crescere a questo ritmo (vedi l’intervista al manifesto del 22 ottobre scorso, ndr).

La richiesta di intervento immediato è firmata da alcuni dei nomi più illustri della ricerca scientifica italiana, come il rettore della scuola Normale di Pisa Luigi Ambrosio, la vicepresidente dell’Anvur Alessandra Celletti, il presidente dell’Ingv Carlo Doglioni, l’ex-numero 1 dell’Infn Fernando Ferroni, il prorettore del Gran Sasso Science Institute Piero Marcati.

Ma a promuovere la lettera è stata la giurista Roberta Calvano, ordinaria di Diritto Costituzionale all’università Unitelma-Sapienza di Roma, che ha raccolto firme così “pesanti” nel giro di un pomeriggio.

Infatti, nella lettera si fa riferimento alla Costituzione: «Il necessario contemperamento delle esigenze dell’economia e della tutela dei posti di lavoro con quelle del contenimento della diffusione del contagio deve ora lasciar spazio alla pressante esigenza di salvaguardare il diritto alla salute individuale e collettiva sancito nell’art. 32 della Carta costituzionale come inviolabile», scrivono gli accademici.

Non si tratta però di mettere la salute davanti all’esigenza di un reddito, una scelta che in pochi si possono permettere.

La crisi sanitaria, infatti, aggraverebbe quella economica. «La salvaguardia dei posti di lavoro, delle attività imprenditoriali e industriali, esercizi commerciali, e le altre attività verrebbero del resto ad essere anch’esse inevitabilmente pregiudicate all’esito di un dilagare fuori controllo della pandemia che si protraesse per molti mesi», si legge nella lettera.

Di qui l’esigenza di misure drastiche ma immediate. «Più tempo si aspetta, più le misure che si prenderanno dovranno essere più dure, durare più a lungo, producendo quindi un impatto economico maggiore. È per questo che il contagio va fermato ora, con misure adeguate – conclude la lettera – ed è per questo che chiediamo di intervenire ora in modo adeguato, nel rispetto delle garanzie costituzionali, ma nella piena salvaguardia della salute dei cittadini, che va di pari passo ed è anch’essa necessaria e funzionale al benessere economico».

Quali siano le misure i firmatari non lo specificano. Non si tratta di una mancanza di proposte, ma di una scelta di rispetto istituzionale: «Gli scienziati hanno elaborato i dati e hanno indicato la direzione verso cui portano. Ora è compito della politica individuare le misure», spiega Roberta Calvano.

Certo, quelle prese finora sono ritenute insufficienti. «Chiudere i ristoranti a mezzanotte in alcuni casi significa allungare l’orario di apertura invece che accorciarlo. Sono stati pannicelli caldi, ma il problema del trasporto pubblico, degli esercizi commerciali affollati, della difficoltà di rispettare le norme di sicurezza nei ristoranti. Alle palestre è stata data un’altra settimana per adeguarsi alle norme di sicurezza, evidentemente negli ultimi sei mesi non lo si era fatto».

I firmatari chiedono a Mattarella e Conte di aderire alle proposte avanzate proprio da Parisi nei giorni scorsi.

Oltre a segnalare l’urgenza di nuovi interventi lo scienziato denunciava la scarsa condivisione dei dati sull’epidemia tra le autorità sanitarie e la comunità scientifica.

Senza conoscere i principali canali di trasmissione del virus, è inevitabile il ricorso a interventi indiscriminati su ogni attività sociale, dalla scuola all’industria e al commercio, in luogo di misure mirate, più sostenibili e forse anche più efficaci.

Per avere questi dati, però, serve un sistema di tracciamento dei contatti in efficienza, che scopra i luoghi in cui si sviluppano i focolai prima che vadano fuori controllo

* Fonte: Andrea Capocci, il manifesto



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