Cominciano i licenziamenti, 152 in Lombardia cacciati via mail

Cominciano i licenziamenti, 152 in Lombardia cacciati via mail

Sarà certamente un caso. Ma la prima azienda che in Italia ha deciso di licenziare a soli due giorni dall’entrata in vigore dello sblocco è associata a quella Assolombarda fino a 14 mesi fa guidata da Carlo Bonomi. Il presidente di Confindustria, che ha firmato l’Avviso comune con governo e sindacati in cui impegnava le imprese ad utilizzare tutti gli strumenti alternativi, si è ben guardato dal commentare la notizia, così come Alessandro Spada, il suo successore alla associazione che rappresenta le 6.700 imprese di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia.

Non un gran viatico per il rispetto di un accordo politico magnificato da tutti i partiti della maggioranza che appoggiano il governo Draghi.

I 152 lavoratori della Giannetti ruote, storica azienda della Brianza che da oltre un secolo produce cerchioni e ora li fornisce per i camion Iveco e le moto Harley-Davidson, hanno saputo della decisione di chiudere la loro fabbrica e della procedura di licenziamento collettivo da una mail arrivatagli a fine del turno del sabato.

SÌ, PERCHÉ LA GIANNETTI VA COSÌ male che i lavatori sono chiamati agli straordinari, nonostante la proprietà lamenti problemi.
E ora fuori dai cancelli della fabbrica in via Stabilimento a Ceriano Laghetto i lavoratori e i loro familiari sono riuniti in presidio permanente. Sventolano le bandiere di Fim, Fiom e Uilm che hanno immediatamente indetto uno sciopero a oltranza e non intendono abbandonare il presidio finché non avranno ottenuto il dietrofront da parte della proprietà «a questa scellerata decisione».
«Abbiamo intenzione di coinvolgere le più alte istituzioni per convincere la società e il Fondo Quantum a retrocedere dall’intenzione di porre fine a più di 100 anni di storia industriale della Gianetti. Vogliamo che questa vicenda approdi anche al parlamento perché riteniamo che la Gianetti Fad Wheels (questa la dizione attuale figlia delle conquiste sui mercati internazionali, ndr) abbia tutte le carte in regole per continuare a produrre nel sito», spiega Pietro Occhiuto, segretario provinciale della Fiom.

L’AZIENDA È DI PROPRIETÀ del fondo americano Quantum Capital Partner che ha giustificato l’inaspettata decisione con la crisi perdurante dello stabilimento aggravatasi nei mesi di pandemia. La proprietà ha deciso di mettere tutti i 152 lavoratori in ferie forzate e in permesso retribuito fino alla chiusura definitiva dello stabilimento.

Il segretario nazionale della Fiom Michele De Palma oggi sarà in assemblea con i lavoratori e ieri ha firmato la richiesta unitaria con gli omologhi Ferdinando Uliano della Fim Cisl e Gianluca Ficco della Uilm al ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti e del Lavoro Andrea Orlando per un «incontro urgente» a cui partecipi anche Assolombarda.

LA RICHIESTA DI PORTARE in parlamento il caso Giannetti è già stata accolta. Il primo è stato Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana che ha annunciato una interrogazione urgente. E ha twittato: «E tutti discorsi sulle aziende che “non avrebbero licenziato”? Tutte menzogne, ripetute allo sfinimento e a reti unificate. Mentre ora Bonomi tace. Chiederemo in Parlamento – conclude Fratoianni – con un’interrogazione cosa intende fare a questo punto il governo dei migliori».

Anche Federico Fornaro, capogruppo alla camera di Leu ha presentato un’interrogazione al governo: «I 152 licenziamenti alla Giannetti sono una scelta scellerata. L’azienda non ha minimamente tenuto conto dell’accordo sottoscritto con il presidente Draghi che permette di utilizzare gli strumenti messi in campo dal governo, a partire da 13 settimane di cassa integrazione gratuita», spiega Fornaro.

* Fonte: Massimo Franchi, il manifesto

 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay



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