Riace, migliaia in strada per difendere Mimmo Lucano e la sua utopia

Riace, migliaia in strada per difendere Mimmo Lucano e la sua utopia

Dopo la sentenza di condanna. Alla prima manifestazione di solidarietà all’ex sindaco, in migliaia da tutta Italia contro il razzismo di stato. Aboubakar Soumahoro: «Trasformiamo la nostra indignazione in qualcosa di costruttivo»

Riace. Una massa critica, spontanea, carica di sentimento, riempie i vicoli del paesino jonico. Le gradinate straripano di corpi. Occhi traboccanti di indignazione sotto le mascherine. Il cielo sopra Riace (per parafrasare un altro «lucaniano doc» come Wim Wenders) sembra disegnato da una mano invisibile.

Ad est, in direzione del tramonto, è limpido. Ad occidente, verso l’Aspromonte, nubi grigie si addensano. Scaricano sull’assemblea poche gocce proprio negli istanti in cui Mimmo Lucano prova ad arrivare in fondo al suo discorso pubblico, ma la voce gli si strozza e le lacrime ne inondano il viso.

QUASI DUEMILA PERSONE hanno voluto portare la loro solidarietà all’ex sindaco di Riace ed ai suoi collaboratori che venerdì scorso sono stati condannati dal tribunale di Locri, a vario titolo, a più di 80 anni di carcere per presunti reati commessi nell’ambito delle attività di accoglienza. Un service per l’amplificazione viene arrangiato in mezzo all’anfiteatro. C’è molto spontaneismo e spontaneità. Come quella disarmante dell’ex sindaco che ex proprio non sembra.

Tutti lo abbracciano, i pugni si chiudono, è una lunga commozione collettiva. Ma più che la fine, sembra l’inizio di un nuovo corso. Una rinascita sulle macerie depositate da una giustizia ingiusta.

OGGI IL CAPRO ESPIATORIO è lui, il paladino dell’accoglienza, dichiarato colpevole di solidarietà, reo di umanità. Si siede intorno ai musicisti che fanno da colonna sonora a questa giornata indimenticabile e racconta: «Ho speso la mia vita per gli ideali. Quando Riace era la discarica dell’accoglienza, di questa “associazione a delinquere” facevano parte anche il ministero dell’Interno e la prefettura. La galera non mi fa paura». Poi a un certo punto l’aria si fa un po’ più malinconica. «Temo che il tempo trasformi tutto in ricordo. Ma io non mi rassegno, anche se c’è questo rischio di restare soli. La mia rabbia è tanta perché ciò che per monsignor Bregantini è stata una visione profetica, quella che per Wim Wenders è più di un’utopia, per la procura di Locri è un disastro penale. La solidarietà ti dà una straordinaria forza per continuare. Le persone sono emotivamente coinvolte».

POI LUCANO RICORDA alcuni martiri della migrazione qui nella Locride e sbotta. «Perché non mi hanno contestato la carta d’identità che ho fatto a Becky Moses? E come mai non hanno inquisito chi era responsabile della baraccopoli di San Ferdinando? La vita di Soumaila Sacko non vale nulla per loro? E anche quell’assurda condanna per le modalità con cui abbiamo gestito la raccolta dei rifiuti solidi urbani. Noi abbiamo cercato di trasformare l’immondizia in risorse. Se questo è un reato!».

GLI APPLAUSI SI trasformano in boato. La tensione accumulata da ieri e l’emozione per la solidarietà ricevuta fanno sciogliere Lucano in un pianto a dirotto. C’è la bella Calabria qui a Riace ma non solo. Vengono da tutta Italia. Come Aboubakar Soumahoro che in mattinata era a Catanzaro al processo per la morte di Sacko e nel pomeriggio è qui a rendere omaggio al suo fraterno amico. Il sindacalista dei braccianti fa un discorso molto politico. «Tutti i governi hanno condiviso gli stessi impianti normativi. Chi salva vite in mare viene criminalizzato. Le aule dei tribunali applicano quelle norme ingiuste. La pratica della solidarietà è considerata reato. Queste norme sono entrate a far parte della nostra cultura, diventiamo razzisti senza accorgercene. La politica anziché commentare le sentenze, deve sbrigarsi a cancellare quelle norme disumane. I decreti sicurezza, la Bossi-Fini, gli accordi col regime libico che tortura, violenta, uccide e incarcera. La Costituzione non è un quadro da appendere, ma deve garantire i diritti della persona umana. Volevano contrapporre bianchi contro neri, noi invece ci siamo uniti: gay, lesbiche, neri, donne. Dobbiamo federare le persone che sono state divise. Trasformiamo la nostra indignazione in qualcosa di costruttivo».

ARRIVANO I MESSAGGI di solidarietà di Heidi Giuliani, Gad Lerner, Luigi Ciotti. Prende la parola Sandro Metz di Mediterranea che rivolgendosi a Lucano dice. «È il momento di decidere da che parte si sta, se con lo Stato che produce ghettizzazione oppure con chi salva vite umane. Siamo sulla stessa barca e quella barca è tua». C’è anche la storia dei comunisti di Calabria, delle lotte bracciantili del secondo dopoguerra. Quelle personificate da Peppino Lavorato, deputato Pci della Piana. Ha seguito tutte le udienze a Locri e oggi è qui perché: «Grazie a te, Mimmo, abbiamo visto l’utopia». Prendono infine la parola Andrea Costa di Baobab, Enzo Infantino della Fondazione È Stato il vento e la scrittrice Tiziana Barillà.

VERSO LE 6 ARRIVA LA NOTIZIA ufficiale che Lucano è l’unico candidato considerato «impresentabile» alle regionali di domenica, secondo il codice di autoregolamentazione dei partiti e la legge Severino. Un paradosso grottesco in una terra dove la malapolitica è strutturale. Tra canti e suoni di bongo, si conclude al tramonto la giornata di sostegno a Lucano e alle sue compagne e compagni condannati.

Ancora una volta, se una procura calabrese voleva sanzionare l’eresia, ha ottenuto l’effetto contrario.

* Fonte: Claudio Dionesalvi, Silvio Messinetti, il manifesto



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