Migranti. Strage di Melilla, l’Onu chiede un’indagine indipendente

Migranti. Strage di Melilla, l’Onu chiede un’indagine indipendente

Il Comitato per la protezione dei lavoratori migranti delle Nazioni unite ha chiesto a Spagna e Marocco di scoprire la causa esatta di morte delle 37 vittime

 

Ieri anche il Comitato dell’Onu per la Protezione dei Lavoratori Migranti ha chiesto a Spagna e Marocco di indagare, in forma immediata ed esaustiva, sulla strage di Melilla di venerdì, quando nel tentativo di penetrare nell’enclave spagnola in Marocco hanno perso la vita almeno 37 migranti, per lo più sudanesi. L’organismo delle Nazioni Unite ha sottolineato l’urgenza di stabilire se le vittime siano decedute a causa dell’azione dei militari che si sono adoperati per respingerli, utilizzando bastoni, lacrimogeni e pietre. Il Comitato ha chiesto anche all’Ue di assicurare ai migranti «condizioni sicure e ordinate per poter accedere al continente», «garantendo i diritti delle persone a cercare e ottenere asilo» e «rispettando i diritti umani, il diritto alla vita e alla dignità».

ANCHE I SOCI di governo di Unidas Podemos, partiti che con i loro voti hanno finora permesso a Sánchez di governare – dagli indipendentisti baschi e catalani a forze regionali come Compromis – ed altri di opposizione non cessano di rimproverare al premier un’assoluta mancanza di empatia ed umanità rispetto alla tragedia. Da più parti si è chiesta a gran voce l’apertura di un’inchiesta indipendente sulla brutalità della gendarmeria marocchina elogiata invece sia dal leader socialista sia da alcuni ministri, da quello degli Interni Marlaska alla titolare della Difesa Robles.
Ma l’esecutivo ha tentato a lungo di schivare un’inchiesta effettiva e rapida, mentre le autorità marocchine sembrano impegnate a far scomparire il prima possibile le prove dell’orrore.

Nel tentativo di trarsi d’impaccio Sánchez aveva scelto di affidare l’indagine al Defensor del Pueblo, una sorta di Difensore Civico che però non ha né gli strumenti per condurre un’inchiesta seria e tempestiva né l’interesse, visto che la carica è ricoperta da Ángel Gabilondo, ex dirigente di punta del Psoe. Nel pomeriggio, finalmente, la Procuratrice Generale dello Stato Dolores Delgado ha ordinato l’apertura di un’inchiesta della magistratura.

MA LE POLEMICHE non si placano e gli elogi all’operato della polizia marocchina potrebbero costare al leader socialista un prezzo politico più alto del previsto. La sua difesa sperticata della strategia di Rabat, denunciano in molti, risponde alla volontà di non mettere in discussione l’alleanza recentemente stipulata con il regime di Mohammed VI, alle cui forze di polizia la Spagna ha di fatto demandato – costi quel che costi – la difesa dei confini di Ceuta e Melilla.

Per masse crescenti di diseredati in fuga da conflitti, regimi e catastrofi climatiche però. le due città incastonate in territorio marocchino, retaggio del passato coloniale spagnolo, rappresentano delle fondamentali porte d’ingresso nel continente europeo, le uniche a disposizione via terra nel continente africano. Per questo, avvisano sinistre e associazionismo, la strage di Melilla non sarà l’ultima se la Spagna e l’Unione Europea non cambieranno le proprie politiche migratorie.

DOPO LE DECINE di proteste realizzate domenica scorsa, numerose organizzazioni per la difesa dei migranti hanno convocato altre iniziative diffuse per venerdì prossimo.

Da parte sua, invece, il Ministro degli Esteri Albares ci ha tenuto a sottolineare che anche la Procura di Rabat ha aperto una sua inchiesta – in realtà non sulle morti, ma contro decine di migranti arrestati con l’accusa di vari reati, per i quali verranno processati dal prossimo 23 luglio – non mancando di segnalare la necessità di rafforzare ulteriormente la collaborazione con il regno alawita che invece accusa il governo algerino di aver favorito l’assalto alle recinzioni che “proteggono” Melilla. Secondo l’Ambasciata del Marocco a Madrid, sarebbero stati dei «miliziani esperti» infiltratisi dalla frontiera algerina a guidare un manipolo di migranti violenti e addestrati, armati di bastoni, coltelli, machete e pietre. Sulla base di questa interessata versione dei fatti, inizialmente le autorità di Rabat avevano parlato di alcuni morti e feriti gravi tra i gendarmi che hanno difeso la frontiera spagnola, ma poi il bilancio è stato ridimensionato ad alcune decine di contusi e a un solo poliziotto ricoverato in ospedale.

* Fonte/autore: Marco Santopadre, il manifesto



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