Respingimenti. Dal governo greco minacce al soccorritore di migranti

Respingimenti. Dal governo greco minacce al soccorritore di migranti

 Iasonas Apostolopoulos ha denunciato i respingimenti nell’Egeo in un incontro all’europarlamento. Contro di lui l’ennesima campagna di odio. «Esponenti dell’esecutivo di Nea Dimokratia mi chiamano “traditore” perché sono alla ricerca di nemici interni da sbattere in prima pagina», dice Apostolopoulos

 

Una pugnalata alle spalle contro uomini e donne della guardia costiera greca in un momento di tensione con la Turchia. Il portavoce del governo di Nea Dimokratia Giannis Oikonomou ha definito così le critiche ai respingimenti nel mar Egeo mosse da Iasonas Apostolopoulos, esperto soccorritore impegnato con diverse Ong nel Mediterraneo orientale e centrale, durante un intervento all’europarlamento del 10 maggio scorso. Il post di Oikonomou è stato pubblicato su Facebook e Twitter una settimana fa. Immediatamente siti e giornali vicini alla maggioranza di governo e le principali televisioni elleniche hanno preso di mira il 38enne di Atene. Il ragazzo è stato chiamato da alcuni deputati «anti-greco», come fosse un traditore della patria, e continua a essere minacciato di morte da account anonimi sui social network.

A STRASBURGO Apostolopoulos aveva partecipato al fianco di Stelios Kouloglou, eurodeputato di Syriza, a un incontro organizzato da una campagna internazionale di solidarietà con Mohamad, Amir e Akif, tre rifugiati condannati a pene tra 50 e 142 anni di carcere perché avrebbero guidato la barca con cui sono arrivati sulle isole greche. Nella sua relazione Apostolopoulos ha usato parole dure contro le politiche europee e degli stati costieri di Italia, Malta e Grecia. In particolare ha puntato il dito contro l’agenzia Frontex, il cui direttore Fabrice Leggeri si è dimesso recentementeper le accuse di violazioni dei diritti umani, che avrebbe coperto i respingimenti della guardia costiera greca. Accusata anche di «buttare in acqua i rifugiati intercettati» invece di salvarli. Non si tratta di fantasie, ma di episodi documentati da inchieste condotte da testate come The GuardianDer Spiegel e dal consorzio di giornalismo investigativo Lighthouse Reports. In un report di febbraio scorso l’Unhcr ha denunciato 540 episodi di «respingimenti informali» avvenuti nei due anni precedenti lungo le frontiere di mare e di terra tra Grecia e Turchia.

«IL GOVERNO mi accusa di essere un traditore perché è alla ricerca di nemici interni da sbattere in prima pagina», afferma Apostolopoulos. «L’agenda politica è stata deviata dai problemi quotidiani che affliggono la popolazione, come l’aumento di inflazione e povertà e la perdita di potere d’acquisto, alle retoriche nazionaliste in funzione anti-turca. Sostengono che criticare questo governo significhi tradire la Grecia, come se loro fossero il paese, come se non esistesse il diritto a dissentire», continua. Tra Atene e Ankara si registrano crescenti tensioni per lo status quo del mar Egeo. Giovedì scorso, alla fine di un’esercitazione militare nei pressi di Izmir, Recep Tayyip Erdogan ha detto: «Invitiamo la Grecia a smettere di armare le isole che hanno uno status non militare e di agire secondo gli accordi internazionali». E ha aggiunto: «non sto scherzando. Parlo seriamente. Questa nazione è determinata». Accuse di tradimento sono state rivolte anche a Syriza per aver votato contro l’acquisto dei caccia Rafale dalla Francia e al deputato dello stesso partito Yannis Bournos per aver nominato la presenza di armamenti sulle isole.

NON È LA PRIMA VOLTA che Apostolopoulos si trova al centro di attacchi da esponenti e militanti della destra greca. Il 22 luglio scorso, mentre era in missione con Msf nel Mediterraneo centrale, è stato raggiunto dalla telefonata di un’assistente della presidente della Repubblica ellenica Katerina Sakellaropoulou che gli annunciava il massimo riconoscimento istituzionale per le sue attività umanitarie: l’Ordine d’Onore. Quando il giorno successivo è stato reso pubblico il suo nome, accanto a personalità come il Ceo di Pfizer Albert Bourla o il vicepresidente della Commissione europea Margaritis Schoinas, è scoppiato un pandemonio. Appena 24 ore dopo il deputato Kostantinos Bogdanos, espulso a ottobre 2021 da Nea Dimokratia e confluito in una formazione più a destra, ha annunciato di aver ottenuto la cancellazione dell’onorificenza.

«NON HO PIÙ RICEVUTO comunicazioni ufficiali, né ci sono state dichiarazioni della presidente Sakellaropoulou. Nei giorni successivi in parlamento maggioranza e opposizione si sono scontrate duramente sul mio caso», dice Apostolopoulos. A gennaio di quest’anno, invece, è stato pubblicato l’indirizzo di casa dei suoi genitori. In quell’occasione Mediterranea, con cui il ragazzo ha preso parte ad alcune missioni, ha scritto all’ambasciatore greco in Italia chiedendo di intervenire presso il suo governo per tutelare la sicurezza dell’attivista. Per questa campagna d’odio la relatrice speciale Onu sui difensori dei diritti umani Mary Lawlor, in visita ad Atene, ha invitato Apostolopoulos a partecipare a un incontro che si terrà domani.

LE PRIME ATTIVITÀ di soccorso ai migranti del ragazzo risalgono al 2015, quando raggiunse l’isola di Lesbo con altri attivisti ateniesi. Dopo l’accordo Ue-Turchia per fermare i flussi migratori ha continuato a salvare vite nel Mediterraneo centrale partecipando a numerose missioni. È salito a bordo delle navi Aquarius, Mare Jonio e Geo Barents. Ha portato al sicuro migliaia di persone e si è dovuto confrontare con la morte in mare e le violenze della sedicente «guardia costiera» libica.

* Fonte/autore: Giansandro Merli, il manifesto



Related Articles

Mediterranean Hope. Le ONG salvano 119 migranti ma restano senza porto di sbarco

Open Arms soccorre 39 persone . La Valletta rifiuta i 121 già a bordo. Camps: «A rischio sicurezza sulla nave»

Retate a Ferguson ma ora fanno paura le “milizie bianche”

Ex soldati pattugliano le strade armati fino ai denti Il capo della polizia: “Soffiano sul fuoco”

Polonia, sfrattato il difensore dei diritti Adam Bodnar

Proteste nella capitale. Il verdetto politico del Tribunale costituzionale filogovernativo manda a casa l’ombudsman. L’avvocato polacco resta una figura scomoda per il governo impegnato negli ultimi tempi nel processo di repolonizacja, la «ripolonizzazione» dei media indipendenti 

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment