Narcoguerra a Ciudad Juarez: scontri in carcere e sparatorie in strada

Narcoguerra a Ciudad Juarez: scontri in carcere e sparatorie in strada

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Due bande si affrontano nel penitenziario e il conflitto dilaga: 11 morti, città paralizzata, aeroporto chiuso. Un milione e mezzo di abitanti ostaggio di bande come Mexicles e Artistas Asesinos

 

CHIHUAHUA. Un messaggio di allerta diramato sui social network direttamente dai cittadini avverte: «Non uscite di casa per nessun motivo». Per circa dieci ore la città di frontiera messicana di Ciudad Juarez è stata il teatro di un assalto da parte del gruppo criminale Los Mexicles.

Il bilancio è di undici morti. Tra le vittime, i quattro membri di una troupe di Mega Radio, emittente locale, che stava registrando uno spot pubblicitario nel parcheggio all’esterno di una pizzeria dove giovedì si è verificato uno dei dodici assalti armati in diversi luoghi della città.

ALCUNE IMMAGINI pubblicate sui social network mostrano l’esatto momento dell’attacco alla pizzeria: «Dentro c’erano solo civili. Tutte le vittime sono persone capitate lì per caso», ci spiega Rocìo Gallegos, direttrice della Verdad Ciudad Juarez.

Che qualcosa stava per accadere lo si è capito già nel primo pomeriggio, quando all’interno del penitenziario numero 3 della città è scoppiata un’apparente rissa: in realtà è stato un vero e proprio blitz premeditato, terminato con la morte di due detenuti, da parte di membri del gruppo dei Mexicles contro gli Artistas Asesinos, braccio armato legato al cartello di Sinaloa.

Nel frattempo era iniziato l’attacco alla città: bombe molotov contro negozi e supermercati, benzinai e bus dati alle fiamme, colpi di arma da fuoco tra le macchine in fila nel traffico.

In uno degli attacchi contro un punto vendita Oxxo sono morte due donne: una dipendente e una minorenne che era andata lì per fare domanda di lavoro. Entrambe sono rimaste vittime dell’incendio divampato nell’esercizio commerciale dopo il lancio di alcune molotov.

IN UN ALTRO ASSALTO sono stati uccisi due uomini: uno di loro è stato decapitato e la testa è stata gettata a ridosso di uno dei luoghi simbolo di Ciudad Juarez, il punto panoramico del Periférico Camino Real dal quale si domina la città da un lato e il deserto dall’altro. Aveva solo 12 anni invece la nona vittima, uccisa a colpi di arma da fuoco in un negozio nella colonia Reforma, dove ha sede la procura della città.

Poco dopo l’inizio delle azioni criminali sui social network sono apparsi diversi messaggi di rivendicazione firmati Fuerzas Especiales Mexicles sui quali le autorità stanno indagando, che trovano però conferma dalle testimonianze raccolte da alcuni mezzi di informazione locali all’esterno del penitenziario.

Secondo i presenti, un gruppo di almeno dieci uomini «vestiti da forze dell’ordine, come quelle che presidiano il confine con gli Usa, armate con fucili», sarebbero entrate nell’area 2 del carcere, dove sono detenuti i membri degli Artistas Asesinos, e, una volta nella mensa, avrebbero aperto il fuoco.

Le autorità locali, statali e federali, riunite nel Gruppo di coordinamento per la Pace, condannando i fatti hanno parlato del tentativo da parte dei gruppi criminali di «destabilizzare e diffondere il panico tra la cittadinanza».

DIECI PERSONE legate al gruppo dei Mexicles, tra cui un ragazzino di 16 anni, sono state arrestate in diverse operazioni che hanno visto la partecipazione dell’esercito e della guardia nazionale.

Ciudad Juarez intanto è letteralmente blindata: venerdì Aeromexico ha cancellato tutti i voli per la città, il servizio di trasporto pubblico è stato ridotto al minimo ed è stata annullata la partita del massimo campionato di calcio tra Juarez e Pachuca di sabato sera.

Venerdì sono anche arrivati a Ciudad Juarez seicento militari a bordo di due aerei. L’obiettivo: blindare la città per evitare che possano verificarsi nuovi attacchi. La paura: trasformarla nel teatro dell’ennesima guerra.

* Fonte/autore: Ylenia Sina, Daniele Nalbone, il manifesto



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