Migranti. Nel 2023 raddoppiati i morti nel Mediterraneo

Migranti. Nel 2023 raddoppiati i morti nel Mediterraneo

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Il governo vara una stretta dietro l’altra, l’effetto è nullo mentre taglia l’accoglienza. Sono sbarcati nel 2023 in 155.754 (erano 103.846 nel 2022); scomparse 2.678 persone

 

Due decreti Cutro, accordi con Libia, Tunisia e adesso anche Albania, fondi dirottati dall’accoglienza alla detenzione nei Cpr, il risultato è nei dati del «cruscotto statistico» del Viminale: dal primo gennaio al 29 dicembre 2023 sono sbarcati in Italia 155.754 migranti, nel 2022 erano stati 103.846, nel 2021 67.040. Per usare uno degli slogan cari alla destra, «la sostituzione etnica» ha accelerato il ritmo durante il governo Meloni: gli arrivi sono cresciuti del 50%. Le politiche feroci, quindi, non sono servite a bloccare i flussi ma solo a rendere più difficile l’inserimento nel tessuto sociale. D’altro canto l’Istat ha appena pubblicato il censimento del 2022, ribadendo che l’Italia è nel pieno della spirale demografica verso il basso, con la popolazione che è calata sotto i 59 milioni.

ANCHE QUEST’ANNO il picco degli arrivi è stato ad agosto con 25.673 persone. Tra le nazionalità dichiarate, 18.204 hanno detto di venire dalla Guinea, 17.304 dalla Tunisia, 16.004 dalla Costa d’Avorio, 12.169 dal Bangladesh, 11.071 dall’Egitto. Sono i nuclei più numerosi, seguono Siria, Burkina Faso e Pakistan. I minori non accompagnati sono stati in totale 17.283, nel 2022 erano 14.044, nel 2021 10.053. Anche per loro il governo ha provveduto a cambiare l’accoglienza: con un emendamento alla legge di bilancio, ha stabilito che nella fascia 16/18 anni non avranno più diritto al percorso protetto riservato ai minorenni ma saranno equiparati agli adulti. La mossa ha permesso un taglio di 45 milioni dirottati sul fondo per forze armate, polizia e vigili del fuoco.

SE GLI SBARCHI non si sono fermati, la stretta imposta alle Ong ha avuto il prevedibile effetto di lasciare che proseguano le tragedie in mare. Come raccontato nel video di Emergency e Ogilvy «Uomo in mare», il Mediterraneo continua a essere un cimitero: provando ad attraversarlo, nel 2023 sono morte o scomparse almeno 2.678 persone. Dal 2014 ad oggi, le vittime sono state più di 28mila. Donne, uomini, bambini e famiglie annegati cercando di raggiungere l’Europa. Secondo l’Oim, nel 2022 i morti e dispersi erano stati 1.417: l’incremento è stato di oltre l’80%. Le Ong, nonostante fermi amministrativi e multe, proseguono i salvataggi.

LA NAVE OCEAN VIKING è arrivata ieri a Bari con 244 naufraghi provenienti da Eritrea, Sudan, Bangladesh, Pakistan e Siria. «Ci sono due donne incinte e minori non accompagnati – ha spiegato il medico di bordo -. Sono stati salvati in tre diverse operazioni. La prima è avvenuta su richiesta della Guardia costiera libica». Altri 60 scenderanno dalla Open Arms a Civitavecchia: era stata inviata dalle autorità verso la lontana Genova («Seicento miglia di distanza, quattro giorni di navigazione, una sofferenza inutile per le persone a bordo» aveva denunciato l’ong), ma causa maltempo il porto è stato cambiato. La Geo Barents invece, con 336 naufraghi, dovrà arrivare a Ravenna il 2 gennaio.

APPRODI PURE A LAMPEDUSA: una motovedetta di Frontex ha messo in salvo 79 persone su tre diverse imbarcazioni. Tra loro, quattro migranti con ustioni da carburante, due dei quali anche con asma; una donna al quarto mese di gravidanza, nove con scabbia e un bambino con un occhio di vetro. Sono salpati da Zuwarah in Libia e da Zarzis e Al Chebba in Tunisia. Altri tredici sono invece sbarcati nel sud della Sardegna e alle autorità hanno dichiarato di essere tunisini: tra loro dodici uomini e una donna, tutti privi di documenti d’identità e arrivati poco prima su un’imbarcazione di fortuna. Alle 17 di ieri nuovo alert da Alarm phone: «Siamo stati chiamati da un’imbarcazione con 110 persone in pericolo nella zona Sar di Malta. Segnalano problemi al motore. Le autorità erano state allertate 11 ore fa ma 3 ore fa la gente ci ha chiamato nuovamente, erano ancora in mare».

* Fonte/autore: Adriana Pollice, il manifesto



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