Turchia al voto. Erdogan rischia la seconda sconfitta consecutiva in centri importanti

Turchia al voto. Erdogan rischia la seconda sconfitta consecutiva in centri importanti

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Al voto 65 milioni di persone. Nel sud-est si gioca la rivincita l’erede del Hdp: Dem

 

Il 31 marzo, in Turchia si terranno le elezioni amministrative. Circa 65 milioni di persone saranno chiamate alle urne per eleggere i sindaci in 1.393 municipalità.
Le amministrative nel Paese rivestono una grande importanza, innanzitutto perché rappresentano una delle tre tornate elettorali, insieme a quelle presidenziali e nazionali. Inoltre, dato che le elezioni anticipate non sono previste dalla legge, si tratta di un appuntamento atteso da cinque anni per l’intera nazione. È evidente che il fatto che le amministrative seguono le elezioni presidenziali e politiche di un anno fa tenga viva nel Paese un’atmosfera politica vibrante.
In questa tornata elettorale, a differenza del 2019, sia la coalizione al potere che l’opposizione non sono unite. Nella più grande e importante città delturca, Istanbul, il principale partito di opposizione Chp e i suoi alleati diretti Iyi Parti, Saadet, Gelecek e Deva, così come quelli indiretti Dem e Zafer, hanno deciso di presentare i propri candidati. Nella stessa città, il partito al potere Akp e il suo principale alleato Mhp hanno deciso di nominare un candidato unico (Murat Kurum, l’attuale Ministro dell’Ambiente), mentre il nuovo alleato del governo, Yeniden Refah, ha deciso di presentare il proprio candidato.

ANCHE ANKARA, la capitale della Turchia, presenta una situazione simile. Pertanto, se confrontiamo la complessità di queste elezioni con quelle del 2019, possiamo dire che questa volta per ogni partito la sfida sarà più difficile.
Il risultato delle elezioni a Istanbul, città con oltre 15 milioni di abitanti, ha sicuramente una grande rilevanza politica ed economica. Qui il principale partito di opposizione Chp ha deciso di ricandidare l’attuale sindaco Ekrem Imamoglu, vincitore delle elezioni del 2019, quando ha posto fine a oltre 20 anni di dominio politico di destra, fondamentalista e nazionalista.
Un’altra area geografica altrettanto importante è il sud-est del paese, per due motivi. In primo luogo, queste saranno le prime elezioni locali dopo il terremoto del 2023, che ha colpito duramente la regione. Più di 53.000 persone sono morte e oltre 107.000 sono rimaste ferite. Per questa zona, le prossime elezioni sono quindi molto importanti per valutare la reazione della popolazione nei confronti degli amministratori locali. In alcuni casi, i sindaci attuali sono stati riconfermati come candidati, mentre in altri casi sono state proposte nuove figure.

IL SUD-EST è importante anche a causa del partito Dem, fondato quest’anno dopo lo scioglimento dell’ex Hdp, che rischiava di venire messo al bando dalla Corte Costituzionale con l’accusa di «attività terroristiche». Alle elezioni del 2019, l’ex Hdp aveva ricevuto oltre 2,7 milioni di voti e aveva vinto 65 municipalità, esprimendo più di 1.300 membri dei consigli comunali nel sud-est della Turchia. Purtroppo, poche settimane dopo questi risultati, tutti i sindaci e i membri dei consigli comunali dell’Hdp sono stati destituiti e decine di loro perfino arrestati. Attualmente, questo partito ha il controllo solo su 3 piccoli comuni. Al posto dei sindaci, il ministero degli Interni ha nominato degli amministratori speciali e i seggi nei consigli comunali sono passati ai partiti di governo. Pertanto, le elezioni locali del 2024 sono essenziali per il Dem, e anche per quei più di 2,7 milioni di persone che hanno votato nel 2019 per il suo antenato Hdp.
I sondaggi, molto difficilmente affidabili in Turchia, indicano una corsa testa a testa leggermente a favore di Ekrem Imamoglu a Istanbul. Invece, ad Ankara, il candidato del Chp, ovvero il sindaco attuale Mansur Yavas, sarebbe in forte vantaggio rispetto a Turgut Altinok.

Una seconda vittoria dell’opposizione nell’arco di cinque anni, soprattutto a Istanbul e Ankara, significherebbe che per la maggioranza degli elettori è molto chiaro che è necessario un forte cambiamento. Questo risultato confermerebbe il fatto che il partito di Erdogan, soprattutto per il suo elettorato, non sia più l’unica forza in Turchia e non sia più in grado di governare da solo. Questo potrebbe influenzare anche le elezioni del 2028. In quest’ottica, soprattutto la vittoria delle opposizioni a Istanbul avrebbe un valore importante, visto che, secondo vari sondaggi, Imamoglu sarebbe l’avversario più temibile (tra quelli che sono fuori dal carcere) per l’attuale Presidente della Repubblica.

LA CRISI economica, l’alta inflazione, l’isolamento nella politica estera, l’aumento della disoccupazione, la mancanza di aiuti e gli interventi limitati durante e dopo il terremoto, oltre alla grande migrazione di giovani e persone istruite, sono i problemi enormi che attualmente affrontano i cittadini turchi. È probabile che queste saranno le ragioni che determineranno la scelta degli elettori.

* Fonte/autore: Murat Cinar, il manifesto

 

 

 

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