Vendite Chrysler da record: a marzo +34%

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TORINO – Chrysler, la controllata americana della Fiat, miete successi sul mercato attutendo almeno in parte le amarezze del Lingotto. Nel mese di marzo la casa di Detroit ha incrementato le vendite del 34 per cento, migliorando più dei concorrenti (Gm più 12, Ford più 9). A trainare la crescita, oltre alla nuova 300 C (commercializzata in Italia come Lancia Thema), anche la 500 che in marzo ha venduto oltre 3.700 pezzi avvicinandosi così ai livelli di vendita che consentirebbero di raggiungere l’obiettivo delle 50 mila consegne all’anno. Chrysler risente come i concorrenti della ripresa americana dopo gli anni bui dei fallimenti pilotati. E ottiene ottimi risultati anche in Canada dove a marzo conquista la leadership di mercato.
Risultati positivi che non cancellano, naturalmente, il tonfo registrato due giorni fa sul mercato italiano. Ma sottolineano ancora una volta l’esistenza di un gruppo a due velocità  con le attività  extraeuropee (oltre al Nordamerica anche il Brasile) che tirano e il Vecchio Continente che frena. Un dualismo che aiuta certamente i conti del Lingotto, sopperendo con gli utili americani i deficit europei, ma rallenta inevitabilmente il processo di integrazione tra Torino e Detroit. Anche di questo si parlerà  oggi all’assemblea degli azionisti del Lingotto.
Buone notizie per Marchionne anche sul fronte sindacale. A Milano il tribunale ha dato ragione all’azienda respingendo il ricorso della Fiom contro l’estromissione del sindacato dalla fabbrica: «L’articolo 19 dello statuto dei lavoratori è chiarissimo», ha scritto il magistrato. Se poi l’applicazione di quella legge provoca una discriminazione «gli effetti perversi di qualsiasi atto o fatto giuridico sono semplicemente superabili con la modifica della norma incriminata». Contrariamente a quanto aveva fatto dopo la sentenza di Bologna dove era uscita sconfitta, questa volta la Fiat commenta ufficialmente e «accoglie con grande soddisfazione». Soddisfatto anche il Fismic: «Ha vinto lo stato di diritto». A Bologna infine l’azienda impedisce alla Fiom, pur riammessa in fabbrica, di svolgere assemblee provocando le proteste del sindacato di Landini.


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