La retromarcia della Merkel “Salvare Atene a tutti i costi”

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BERLINO — «Bisogna salvare la Grecia, bisogna trovare una soluzione, o la conseguenze sarebbero troppo gravi, per noi, per Roma, per Madrid, per tutti, gli effetti sarebbero paragonabili a quelli del fallimento di Lehman Brothers». Parola di Angela Merkel. Così, secondo Spiegel online (l’edizione digitale dell’influente settimanale tedesco) la cancelliera si è espressa, in consulti riservati al massimo livello a Berlino. Guai per la Germania, per l’eurozona, per l’Europa intera se quest’autunno Atene dovesse uscire dall’euro, avrebbe detto la “donna più potente del mondo”. E in tal senso sarebbe decisa a muoversi, nei consulti con Hollande, Monti, Barroso, Draghi e con gli altri leader dell’Unione europea e del mondo libero in generale. Qualcosa dunque si sta muovendo, nell’Eurozona cambiata dalle aperture di “Angie”, dalle riforme di Monti, dall’impegno di Hollande a Parigi, e adesso soprattutto con la svolta della Bce guidata da Mario Draghi.
Spiegel online, nel suo servizio che ieri sera ha aperto il sito, cita sue fonti nel vertice federale. Interpellati da Repubblica, ambienti governativi non hanno smentito la notizia. Hanno comunque sottolineato che «possiamo solo dire che questa è la posizione della Cancelliera, nota già  da quanto ella disse il 24 agosto alla conferenza stampa congiunta con il premier ellenico, Antonis Samaras. Espresse allora il suo desiderio che Atene resti nell’euro. Per il resto dobbiamo aspettare il rapporto della Trojka».
Questo è anche il punto. La Trojka, ovvero come è noto il gruppo dei negoziatori (inviati di Unione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale) è in missione ad Atene. Oggi dovrebbe avere i suoi colloqui con il ministro delle Finanze ellenico Yannis Stournaras, il quale presenterà  i duri piani di risparmio dell’esecutivo greco per il 2013 e il 2014. E stasera, il premier Antonis Samaras, dopo l’incontro tra Stournaras e la Trojka, riunirà  i capi di tutti i partiti della coalizione al governo, per poi incontrare lui di persona i negoziatori internazionali. E proprio su questo sfondo, arriva la fuga di notizie sulla significativa
“piccola frase” di Angela Merkel. La cancelliera non può ufficialmente influenzare la Trojka, ma certo non è un caso che, poche ore dopo aver approvato in pubblico (sfidando la sua opinione pubblica e gli euroscettici) la scelta di Mario Draghi di comprare quantità  illimitate di bond di Paesi in crisi, ha voluto far sentire ancora una volta la sua voce.
«Sono convinta che non possiamo permettere che Atene in autunno lasci l’euro, dobbiamo trovare una soluzione», ha detto “Angie” a pochi strettissimi collaboratori secondo Spiegel online. Esprimendo anche il timore che un’uscita della Grecia avrebbe sull’economia mondiale effetti a domino, a reazione a catena, simili a quelli che nell’autunno 2008 furono scatenati dalla bancarotta della investment bank americana Lehman Brothers. La sola Germania, secondo la cancelliera, affronterebbe costi per almeno 62 miliardi. Anche i costi politici di un “Grexit”, avrebbe detto ancora Merkel, sarebbero troppo alti: il governo federale dovrebbe stabilizzare in corsa paesi esposti come Italia e Spagna andando a un’unione dei debiti.
Merkel, insomma, ha fatto conoscere la sua scelta pro-Grecia ben in tempo prima del verdetto della Trojka. La cancelliera non avrebbe in Parlamento il voto della sua maggioranza per un nuovo, terzo pacchetto di aiuti per Atene. Ma si pensa a rivedere la struttura dei pacchetti di ora operanti, e per esempio a proporre di pagare in modo diverso le previste tranches degli aiuti già  decisi: somme più alte ora, e ridotte dopo quando Atene starà  meglio. Ieri, parlando all’apertura della Fiera di Salonicco, il premier Samaras ha detto che «i tagli decisi ora saranno gli ultimi».


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