Alfano rilancia il Letta bis «Altrimenti non ci stiamo»

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ROMA — Preparatevi a tutto, «Letta e Renzi non hanno alcun tipo di accordo». Socio di minoranza del governo, vicepremier, ministro dell’Interno, interessi politici convergenti con quelli del presidente del Consiglio, Angelino Alfano ha nelle ultime ore allertato i ministri del Nuovo centrodestra presenti nell’esecutivo.
L’ex delfino del Cavaliere sperava che l’iniziativa politica di Letta, la mossa di non attendere il Pd su un programma di rilancio della maggioranza, fosse il preludio di una possibile intesa e la conseguenza di un abboccamento di massima. Ieri ha constatato che non è così: il rischio molto concreto è quello di una crisi al buio, di «un terremoto politico» in grado di buttare al vento il lavoro fatto finora da questo governo.
Ovviamente Alfano ha un giudizio diverso da Renzi sull’efficacia del gabinetto Letta, sugli obiettivi di medio periodo per rilanciare l’economia. È convinto che a Palazzo Chigi non debba esserci un cambio di guardia, ma è letteralmente sconcertato dallo stato delle cose nel partito democratico: lo scontro fra Renzi e Letta e il rischio che questo pregiudichi la legislatura lo ha indotto ad assumere una posizione molto netta con il suo premier.
Al presidente del Consiglio Alfano ha chiesto due cose. Primo: un accordo alla luce del sole con Renzi, perché «non siamo noi a doverlo fare, non siamo noi il tuo partito», ragionamento che sembra rimarcare una certa timidezza del presidente del Consiglio. Secondo: un passaggio di discontinuità molto chiaro, un vero e proprio Letta bis. «Altrimenti noi non ci stiamo», è stata la conclusione.
E se questo non bastasse ci si aggiunge anche la legge elettorale: Alfano conosce bene il partito da cui proviene, Forza Italia, e intravede a Montecitorio movimenti che rischiano di compromettere la fragile intesa prodotta da Berlusconi e dal segretario del Pd. Alcune componenti del partito del Cavaliere, secondo il vicepremier, potrebbero essere tentate da un’operazione di sabotaggio delle nuove norme. Magari dietro la regia di quella vecchia guardia del partito che non si arrende al ricambio generazionale che Berlusconi sta cercando di imporre.
Insomma un quadro complicatissimo, che si arricchisce di altre subordinate nel rapporto con Renzi. Alfano fa sapere al sindaco di Firenze che non è disposto ad attendere il 20 febbraio per avere un’idea più chiara sulle intenzioni del primo partito della maggioranza. E sin qui forse nessuna sorpresa, del resto è la stessa posizione del premier. Alfano riconosce che mentre D’Alema, nel ‘98, non aveva alcuna legittimazione popolare per subentrare a Prodi, le primarie, seppure con un voto indiretto, mettono Renzi in una condizione un po’ diversa. Ma al segretario del Pd gira un’altra considerazione: sappia Renzi che «se pensa di fare un governo di legislatura noi non ci staremmo», perché cambierebbe la natura politica dell’accordo e non ci può certo arrivare sino al 2018 visto che la prospettiva è quella di sfidarsi su fronti avversi alle elezioni.
Una posizione complessiva che parte dell’esigenza di scongiurare una crisi di questo governo ma che alla fine limita il perimetro in cui Letta sarà costretto a muoversi nei prossimi giorni. Se per Alfano una ripartenza significa un Letta bis che sia di reale svolta politica, se ci deve essere un accordo alla luce del sole fra i due esponenti del partito democratico, se non è possibile attendere il 20, c’è da giurare che i prossimi giorni saranno tanto significativi per le sorti della legislatura quanto complicati.
Marco Galluzzo


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