I bizantini di padania

Capito? Fa niente. Più o meno la stessa enigmatica temperie ha segnato il dibattito sulla verifica a Palazzo Madama. Qui il paradosso – che di norma secondo Guido Ceronetti «nasconde più verità  di quanta lana copre una pecora» – fugge i bizantinismi procedurali dell’altro ramo del Parlamento, ma ha spinto il Cavaliere, magari anche il suo governo e in qualche modo addirittura la sempre più fantasmatica maggioranza che lo sostiene, ad accogliere una quantità  comunque impressionante di scelte e provvedimenti, tutti impegnativi, sia pure rinviandoli a una tempistica che si riassume nell’assai vaga espressione: «Prima della pausa estiva».
Fasciato nel suo monopetto blu a chiusura stagna e con voce che a tratti suonava un po’ sfiatata, il premier ha inteso battezzare l’imminente stangata impostagli dall’Europa per il tramite del suo ministro dell’Economia Tremonti: «Piano di riforme e stabilità ». Sono 40 milioni di euro. E anche per questo francamente, estate o non estate, di cui ieri era il primo giorno, non è che Berlusconi ha fatto capire se davvero abbassa le tasse o no; e quando, molto eventualmente; e con quali soldi, nel caso sempre più remoto che tale evento avesse luogo anche dopo il prelievo da realizzare, questo sì, prima della suddetta «pausa estiva».
La stessa funambolica incertezza, o acrobatica dissimulazione, o magniloquente caprioletta, il presidente del Consiglio ha effettuato nel suo discorso a proposito della guerra in Libia, a cui i leghisti si oppongono, chi più chi meno, per via dei barconi. Ma intanto il viceministro Castelli si è appellato alla libertà  di coscienza; mentre per maggior sicurezza il presidente del Veneto Zaia ha chiesto il ritiro dei soldati italiani anche dall’Afghanistan.
In compenso dall’agenda di Palazzo Chigi – anche se probabilmente non da quella di Palazzo Grazioli – è sparita la riforma della giustizia, quella che appena tre mesi fa era stata definita «epocale». Al suo posto ha rifatto capolino la riforma sempreverde «dell’architettura costituzionale» che al primo punto, come l’ha solennizzato il Cavaliere, prevede la riduzione del numero dei parlamentari, e per questo è da questi ultimi sempre così amata, come dimostrano le specialissime peripezie per mantenere il seggio attuate dai cosiddetti «Responsabili».
A proposito: l’onorevole Scilipoti, sempre più determinante sul piano politico e da pochi giorni salito anche agli onori di un’irresistibile satira di Corrado Guzzanti come «’U nanu», è riuscito ieri a portare a buon fine un ordine del giorno che secondo i dispacci d’agenzia sanziona lo «stop alla prescrizione nelle cause di anatocismo». Si tratta di norme antiusura, la sua specialità , che a suo tempo il fondatore e inventore dei Responsabili fece reclamizzare con striscioni da alcune squadrette di extracomunitari.
Altra soluzione a sorpresa: quella che sempre ieri un fronte di onorevoli romani di vari provenienze ha strappato per evitare di far pagare ai cittadini il pedaggio nel Grande Raccordo Anulare, con il che viene scongiurata l’eventualità  che il sindaco Alemanno, dopo aver stretto il provvido patto della pajata con la Lega, mantenesse l’impegno di andare con la sua automobile a «sfondare» i caselli.
E insomma: va tutto un po’ così, tra Bisanzio e Bud Spencer, Helzapoppin ed Helter-Skelter, secondo un dominio di rappresentazioni che dal cine-caos comico arriva a quella specie di apocalittico ottovolante che tanto piacque ai Beatles e a Charles Manson, al secolo Satana. Ma altre bizzarre suggestioni, anzi moleste, si delineano all’orizzonte del discorso pubblico mettendo a dura prova il giornalismo politico.
E’ che Bossi, il quale già  sul palco di Pontida aveva biascicato che sulla faccenda dei ministeri il presidente Berlusconi era d’accordo, aveva già  firmato, ma poi «si era cagato addosso», beh, che ti ha fatto ieri il Senatur? Niente pernacchie e niente versacci, d’accordo. Forse si è voluto addirittura scusare, in ogni caso a suo modo e quindi davanti a una selva di microfoni ha spiegato che gli era scappata, quell’espressione, e l’ha ripetuta sorridendo, «Berlusconi si era cagato addosso»; e poi, evidentemente non pago delle scuse e della fantastica replica, ha pure fatto capire, debitamente sceneggiando il fantastico incontro, che Berlusconi si era anche lamentato, e pare di vederlo, il Cavaliere, poveraccio: «Ma come? Hai anche detto che mi sono cagato addosso!».
Questo è accaduto, strano ma vero, ieri. Oggi, 22 giugno, San Tommaso Moro, alle 8,30 monsignor Leuzzi, che un recente tradizione ha stabilito cappellano di Montecitorio, celebra messa nella cappella di San Gregorio Nazanzieno «per invocare il dono della santità  per tutte le donne e gli uomini impegnati nelle Istituzioni pubbliche». E stai a vedere che ancora una volta l’unico rimedio, da affiancare alle elezioni, resta la preghiera.


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