«Operazione politica che punta al governo di salvezza nazionale»

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 Ma che ci fanno i sindacati in quell’«appello»? Che le banche siano interessate a «rassicurare gli investitori» è ovvio (sono loro!); che le imprese abbiano bisogno di orizzonti lunghi e tranquilli, anche; ma i sindacati – che dovrebbero rappresentare gli interessi di chi lavora – perché? A meno di non credere alla favola del «siamo tutti nella stessa barca» (chi ai remi, chi all’incasso…). Anche il metodo – in pratica, un accordo tra persone ai vertici di varie organizzazioni – lascia perplessi. Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, si è sfilato con argomentazioni che vorrebbero essere «di sinistra» («il testo è stato presentato senza una neppur informale discussione collegiale»). Ma tutti l’hanno interpretata come un’incertezza dilaniante: «e se poi Berlusconi resta in sella, io che faccio?».
Tra i sindacalisti autentici invece – quelli che ormai vengono definiti un po’ da tutti «conflittuali» – le differenze di interpretazione sono davvero poche.Gianni Rinaldini, ex segretario Fiom e coordinatore dell’area «La Cgil che vogliamo», sceglie per una volta l’arma dell’ironia. «Mi sono letto il testo più volte per tentare di capirne il senso; alla fine cercavo anche il nome dell’eventuale nuovo presidente del consiglio o la formula di governo. Ma non c’è». E quindi «il significato sta nel fatto in sé». Cosa che «rende evidente la svolta realizzata con l’accordo del 28 giugno», dove – «annullando il diritto di voto dei lavoratori su accordi e contratti» – «si dice che i lavoratori non contano nulla».
Fine dell’ironia. «È tutta un’operazione proiettata su un governo di salvezza nazionale, per rendere attuabili misure di vero e proprio massacro sociale». Il riferimento diretto è ai «9 punti» del programma presentato sul quotidiano di Confindustria, IlSole24Ore. Ed è fuorviante anche il paragone con gli accordi del 1992-’93, «nel contesto attuale assolutamente improponibile, perché veniamo da 20 anni di redistribuzione della ricchezza dai lavoratori ai profitti e alle rendite», oltre che di «sistematica distruzione di diritti, tutele e contrattazione». Un risultato realizzato «con l’appoggio di Confindustria e del sistema finanziario, che oggi peraltro criticano la manovra del governo per ragioni esattamente opposte alle esigenze dei lavoratori e delle fasce sociali più deboli». E quindi «resta misterioso il perché la Cgil annunci ‘forme di mobilitazione generale in autunno’ mentre sigla un documento che parla di ‘patto con imprese e banche’. Contro chi la facciamo la mobilitazione (a parte Berlusconi)?»
Toni simili da Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato centrale della Fiom e storico esponente della sinistra radicale in Cgil. «E se Berlusconi accettasse il ‘patto’? Consoliderebbe il suo governo e renderebbe ridicola questa operazione. Se invece lo rifiuta, che faranno i firmatari? Scenderanno in piazza insieme ai rappresentanti di Goldman Sachs?»
Anche il sindacato di base Usb batte sul tasto del «programma di Confindustria» («privatizzazione dei servizi, liberalizzazioni, in pensione a 70 anni, aumento delle rette universitaria, meno carico contributivo sul lavoro»), che non accenna nemmeno a «recupero dell’evasione fiscale, tassare le transazioni finanziarie, i grandi patrimoni,ecc». Da quelle parti non nutrono naturalmente alcuna nostalgia degli «accordi del ’92-93» ma individuano ora una «nuova triade» quasi cinese: «Confindustria, banche e sindacati». È un’innovazione di fatto. Nel loro linguaggio, infatti, c’era la «triplice» (Cgil, Cisl e Uil). Ma le cose cambiano, magari in (molto) e le categorie vanno aggiornate.


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