Milanese, dalla Camera un «no» all’arresto

ROMA — Si ritrae dalla folla in Transatlantico. Si consulta sottovoce con i colleghi in giunta. Concede mezzi sorrisi a chi lo accoglie con frettolose pacche sulle spalle. Marco Milanese ha appena vinto il primo round contro i magistrati di Napoli che lo vogliono arrestare: la giunta per le Autorizzazioni ha respinto la richiesta per undici voti (Pdl, Lega, Mario Pepe del Misto e Silvano Moffa dei Responsabili) a dieci (Pd, terzo polo e Idv). Ma aspetta a esultare. L’Aula di Montecitorio darà  il suo parere definitivo il 22 settembre. E la partita vera inizia ora. In un momento in cui le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi già  allungano ombre sul governo. E un eventuale arresto dell’ex braccio destro del ministro Tremonti Milanese potrebbe generare ulteriori, pericolose, fibrillazioni.
Ma allora come finirà  per l’ex ufficiale Gdf che, secondo i magistrati napoletani, ha scambiato nomine, segreti e favori con soldi, gioielli e auto di lusso?
Il ministro pdl Ignazio La Russa non si sbilancia: «Noi non siamo chiamati a fare i giudici. Deciderò comunque come votare dopo aver ascoltato la relazione». E nemmeno il capogruppo pdl in giunta, Maurizio Paniz: «Non ho la sfera di cristallo». «L’Aula come sempre è sovrana. La Lega oggi in giunta ha votato contro l’arresto. Vedremo e poi valuteremo».
Ecco l’enigma principale. La Lega. In giunta ieri si è schierata per il «no» alle manette per l’ex consigliere del ministro pdl più amato dal Carroccio, Tremonti. Lo farà  anche in Aula? «Seguiremo le indicazioni», svicolano i fazzoletti verdi. Ma per ora nemmeno Umberto Bossi ne dà  di chiare. Tremonti rischia? «Non credo, Tremonti è una brava persona». E su Milanese che farete? «I miei mi dicono che l’arresto è un po’ una forzatura», risponde il leader leghista, che si prepara al bagno di folla della Festa dei popoli padani, favorevoli finora agli arresti eccellenti. Incluso l’ultimo, del deputato pdl Alfonso Papa.
Un garantismo in chiave padana che attira gli attacchi dell’opposizione: «Bossi ha detto “a me non piace fare arrestare la gente”. Vale anche per quelli che sbarcano a Lampedusa senza passaporto o solo per i parlamentari che qui dentro rubano, magnano e se ne fottono?», incalza l’Idv Antonio Di Pietro. Invitando il Carroccio a «riflettere perché stamattina (ieri, ndr) qui alla Camera gli ex leghisti hanno messo un lenzuolo, perché non ne possono più di chi viene qui a svendere la dignità  di un popolo».
Ma è lo scontro interno al Carroccio a preoccupare di più Milanese. Non è certo l’unico a temere che i quaranta deputati leghisti in sintonia con il ministro dell’Interno Maroni sarebbero pronti a impallinare anche lui.
Poi c’è l’Udc. Quella sull’arresto è «una scelta delicata. Bisogna verificare se c’è fumus persecutionis, è giusto che i membri del gruppo facciano quello che ritengono secondo coscienza», dichiara il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini. Una cautela che nasconde il dibattito interno al partito tra chi teme la reazione a catena che innescherebbe l’arresto di Milanese. E chi invece la auspica.
Infine il Pdl. Già , non sono pochi quelli che hanno votato per l’arresto di Papa. Lo farebbero di nuovo con Milanese, ma al riparo del voto segreto. Ecco perché la partita si gioca anche su questo.


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