Agli studenti non piace il governo dei rettori

Nelle stesse ore in cui al Senato si voterà  la fiducia al nuovo governo che vede un’alta partecipazione di rettori che siedono nel consiglio di sorveglianza di Banca Intesa-San paolo (al Miur Francesco Profumo del Politecnico di Torino, presidente del Cnr) o dirigono grandi atenei privati (ai Beni culturali Lorenzo Ornaghi che guida la Cattolica di Milano), il book bloc si affaccerà  nel centro storico della Capitale fermo per lo sciopero dei mezzi pubblici. Il corteo partirà  dalla Sapienza e si unirà  al corteo dei Cobas diretto da piazza della Repubblica a piazza Santi Apostoli. Una delegazione di 300 persone appartenenti a quest’ultimo corteo è stata autorizzata a raggiungere piazza Sant’Andrea della Valle, a due passi dal Senato. «Il governo Monti – sostiene Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas – vuole imporre la libertà  totale di licenziare, il collocamento dei dipendenti pubblici in esubero in Cassa Integrazione, pagare i docenti in base ai grottechi quiz Invalsi, annullare i contratti nazionali, eliminare le pensioni di anzianità  e il residuo sistema retributivo».
«Crediamo che nessuna restrizione degli spazi di manifestazione sia legittima – hanno scritto gli studenti in una lettera indirizzata alla cittadinanza e alle autorità  – vogliamo che il sindaco Alemanno e il prefetto Pecoraro cancellino ogni ordinanza». Non sarà  così, visto che già  domani ne verrà  promulgata un’altra. «Su richiesta della questura – ha confermato Alemanno – ho fatto un atto di fiducia e mi auguro che non ci siano abusi». «Opporremo i nostri book bloc ad ogni divieto – questa la risposta degli studenti – rifiutando il clima di intimidazione del 3 e dell’11 novembre. L’occupazione di strade e piazze è un atto di riappropriazione dei luoghi collettivi». Segnali distensivi sono giunti nel frattempo dalla Questura secondo la quale gli studenti non hanno però comunicato un preavviso di tre giorni, cosa che invece i Cobas hanno fatto. «Il nostro corteo non è stato autorizzato perché non abbiamo chiesto alcuna autorizzazione – confermano gli studenti – Se vorranno unirsi a noi fino al Senato ben vengano». È probabile che a piazza Venezia inizieranno le trattative per sbrogliare questa matassa.
Nella giornata di oggi si celebra il diritto allo studio a livello internazionale. Solo in Italia sfileranno almeno 60 cortei. Per la prima volta dal 2008, gli studenti dovranno affrontare un ministro che conosce a fondo il mondo della formazione e della ricerca. Francesco Profumo crede nella «ricerca come merito», non esclude di rifinanziare scuola e università  (tagliate di 8 e di 1,3 miliardi dal duo Tremonti-Gelmini) ed auspica un incontro con studenti e ricercatori. La prima risposta degli studenti non è stata incoraggiante per il ministro in pectore. Da quanto emerge da un sondaggio sul sito Skuola.net, il 60% degli intervistati non crede che rivedrà  integralmente le riforme Gelmini delle scuole superiori o dell’università . E tre studenti su 5 non vedono alcuna inversione di tendenza nella politica dell’edilizia scolastica o nelle politiche al diritto allo studio.
Opinioni suffragate da chi, come il torinese Luca Spadon, portavoce del coordinamento universitario Link, Profumo lo conosce da vicino: «È un rettore che tende a impersonare il modello-impresa nell’università  e la gestiscein maniera accentratrice e personalistica – sostiene Spadon – A parole è sempre andato contro il ministro Gelmini, minacciando le dimissioni, ma nella pratica ha realizzato in tempi rapidi, e spesso anticipandola, la sua riforma: privati nel cda, chiusura delle sedi decentrate, sostenitore della quota premiale alle università  e del prestito d’onore. Quello che cambia è il suo quadro politico di riferimento: Profumo era in lista per la candidatura a sindaco di Torino per il centro-sinistra». Anche nelle reazioni delle altre sigle studentesche (interlocutoria quella degli studenti del Pd o del Pdci, combattiva quella delle facoltà  occupate della Sapienza) emerge l’esigenza di ritirare le riforme di scuola e università . Giudicheranno dai fatti, ma per loro il governo Monti oggi è l’espressione del potere finanziario, equivalente ad una riunione della Crui.


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