LUNGA VITA AL NEUTRINO LA COSA PIà™ VICINA AL NIENTE

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Di tutte le cose che costituiscono l’universo, le più comuni e insieme le più bizzarre sono i neutrini». Inizia come una favola il libro che Frank Close, fisico teorico dell’università  di Oxford, ha scritto per raccontare una delle particelle elementari. Neutrino (Raffaello Cortina) racconta i segreti della «cosa più vicina al niente che esista», che a settembre tanto ci ha entusiasmato dopo l’annuncio (poi rientrato) della sua capacità  velocità  superiore a quella della luce. 
I neutrini sono le particelle più diffuse nell’universo?
«Mentre parliamo il nostro corpo è attraversato da miliardi di neutrini. Per sapere quanti ne produce il Sole ogni secondo dovremmo scrivere un 2 seguito da 38 zeri: più dei granelli di sabbia delle spiagge del mondo. Ma sono particelle innocue. Attraversano la materia senza interagire».
Quanto vive un neutrino?
«Praticamente per sempre. I neutrini prodotti nel Big Bang sono in viaggio ancora oggi. Anche i minerali debolmente radioattivi di ossa e denti producono neutrini. E noi possiamo guadagnarci la nostra dose di eternità  grazie ai neutrini che abbiamo rilasciato nell’universo». 
Dovendo attribuirgli una personalità , che aggettivo sceglierebbe?
«Timido. Tutte le altre particelle sono sensibili alla forza forte o a quella elettromagnetica. Il neutrino invece sente solo quella debole. Ecco perché non interagisce quasi con nulla».
In che senso il neutrino ha cambiato la storia di Enrico Fermi?
«Fermi – caso raro per un fisico – si è cimentato sia con la teoria che con gli esperimenti. Da teorico offrì una spiegazione del decadimento beta che coinvolgeva anche i neutrini e che sottopose a Nature, ma la rivista la rifiutò considerandola troppo speculativa. Molti anni dopo Nature ricordò quell’episodio come il più grande errore della sua storia. Intanto Fermi, deluso, lasciò la fisica teorica per dedicarsi agli esperimenti. Con i successi che sappiamo». 
All’inizio sembrava impossibile osservare i neutrini.
«Le chances erano considerate quasi nulle. Ma Pontecorvo sottolineò che “quasi nullo” non vuol dire “nullo” e chiese il permesso di costruire un rivelatore a Dubna, vicino Mosca. Come fonte di neutrini pensava di usare il reattore nucleare in funzione proprio a Dubna, la cui esistenza però era considerata segreta. Pontecorvo quell’autorizzazione non la ottenne mai e altri scienziati usando il suo metodo riuscirono a osservare i neutrini per primi. Vinsero il Nobel nel 2002. Di sicuro se Pontecorvo fosse stato ancora vivo lo avrebbe condiviso».
I rivelatori di neutrini sono spesso costruiti in luoghi inospitali: in Antartide, nelle miniere, sul fondo marino. Come mai?
«Ma c’è anche un magnifico laboratorio al Gran Sasso. La risposta è che per osservare i neutrini bisogna trovare riparo dai raggi cosmici che confondono i rivelatori». 
A proposito di Gran Sasso, è rimasto deluso per la smentita dei neutrini più veloci della luce? 
«Né eccitazione né delusione. La natura ha le risposte e noi dobbiamo solo sforzarci di scoprirle. Forse dare tanta pubblicità  a un risultato così dirompente è stato come mettere il carro davanti ai buoi. Ma non critico i membri dell’esperimento Opera: loro hanno ammesso fin dall’inizio la possibilità  che qualcosa nel loro strumento non fosse stato compreso fino in fondo». 
Sono stati commessi errori?
«No assolutamente. Parliamo di esperimenti che fanno misurazioni dell’ordine dei nanosecondi, capaci di calcolare la distanza di 730 chilometri tra il Cern e il Gran Sasso con la precisione di un paio di centimetri. A questi livelli anche il tempo che un segnale impiega a percorrere un cavo diventa importante. E l’esperimento Opera era stato concepito per fini del tutto diversi: osservare se i neutrini sparati dal Cern cambiavano natura durante il loro percorso». 
Resterà  qualcosa dell’annuncio di settembre?
«Il lavoro di questi mesi è servito a conoscere meglio l’apparato. Anche negli studi teorici che hanno cercato di spiegare il fenomeno dei neutrini superluminali potrebbero esserci nuovi semi per le strade da seguire domani».
Quali altri sorprese i neutrini potrebbero riservarci?
«Se esistessero neutrini con massa molto grande, come previsto da Majorana, potremmo forse spiegarci la natura della materia oscura. Abbiamo poi il problema di capire come mai il Big Bang non abbia prodotto uguale quantità  di materia e antimateria. Considerato che le due si annichiliscono quando si incontrano, il nostro universo non sarebbe sopravvissuto. Il perché oggi esistiamo, noi che siamo fatti di materia, è un grande mistero. Ma ci sono indizi che i neutrini abbiano a che fare con la risposta che cerchiamo».


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