Un copyright a misura dell’Agcom

Le audizioni erano state previste dopo che, alcuni mesi fa, il presidente dell’«Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni» Corrado Calabrò aveva rivendicato la legittimità  di poter modificare l’attuale legislazione sui diritto d’autore. Presa di posizione fortemente contestata da alcuni parlamentari e da molte associazioni anche alla luce della vision fortemente proibizionista che Calabrò aveva esternato. 
La presa di posizione dell’Agcom è rimasta lettera morta. Nel frattempo il vecchio inquilino di Palazzo Chigi è stato sfrattato per lasciare il posto al «governo dei professori». Nel frattempo sono però continuate le audizioni parlamentari, fino a quando il governo Monti, rispondendo a una richiesta dell’Agcom, ha esternato sostenendo che l’Agenzia delle comunicazioni ha tutte le carte in regola per modificare la legge sul diritto d’autore.
C’è da capire se e quando il «governo dei professori» emanerà  un decreto per delegare l’Agcom nel riformare la legge sul diritto d’autore, togliendo cosi al Parlamento la possibilità  di legiferare.


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Giorgio Gaber, e non solo lui, diceva che «la fine di una civiltà  non è quasi mai avvertita da coloro che la vivono direttamente».  Questa frase era d’incipit ad una delle sue esibizioni più ficcanti: “I barbari – Un’idiozia conquistata a fatica”.  Ora, l’aria che si respira è di quelle pesanti, e l’aspro odore che pervade l’ambiente è proprio simile a quello che vuole o può preannunciare l’epilogo di una civiltà .

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