Voti più alti, porte chiuse all’università 

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PECHINO — Kale e le sue tre amiche hanno scelto la torre di Canton dedicata al dio della Cultura come teatro della loro protesta: si sono rasate il capo, hanno srotolato uno striscione di sfida al ministero dell’Istruzione, si sono fotografate e hanno lanciato l’immagine in Rete. Le ragazze volevano denunciare il sopruso sofferto nel gaokao, il test d’ammissione all’università : erano state scartate nonostante avessero ottenuto un voto più alto di quello di alcuni candidati maschi che invece erano stati accettati. Sui blog sono arrivate molte altre segnalazioni secondo le quali i risultati vengono sistematicamente «aggiustati» dalle autorità  per evitare che la maggioranza dei posti vengano assegnati alle studentesse. L’accesso all’università  in Cina dipende solo dall’esito del gaokao: ogni anno a giugno circa nove milioni di liceali affrontano tre giorni di esami e poi si preparano a un’attesa snervante. Ad agosto arrivano i risultati: il voto massimo è 750. Kale aveva ottenuto 614 e non è passata, ma ha scoperto che dei ragazzi erano stati accettati con 609. In quella sessione, 628 era stato il punteggio minimo delle studentesse promosse.
Della questione si è interessato un gruppo di attiviste che si batte per i diritti delle donne ed è saltato fuori che in alcuni casi alle studentesse non è bastato un vantaggio di 65 punti per evitare il sorpasso da parte dei maschi. Le autorità  accademiche non hanno smentito. Anzi, hanno spiegato che tutto viene fatto alla luce del sole. «Perché il sistema degli esami di ammissione favorisce le studentesse, con test che mettono alla prova la memoria: e le ragazze sono più brave a memorizzare, mentre i ragazzi prevalgono nell’operatività », ha detto al Los Angeles Times Li Wendao, docente di psicologia alla Normale di Pechino e autore del saggio «Salvate i maschi».
Che i maschi vadano salvati magari è vero, ma secondo i dirigenti della pubblica istruzione della megalopoli Shanghai, i giovanotti vanno salvati soprattutto da loro stessi, dalla loro scarsa capacità  di applicarsi allo studio. Shanghai aveva fatto irruzione nelle classifiche mondiali nel 2009, arrivando prima nell’indagine mondiale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) sulla preparazione dei liceali. Eppure questa superiorità  non vale per entrambi i sessi: visto che la percentuale degli studenti che superano la selezione del gaokao è caduta dal 66% del 1999 al 39%. Così a Shanghai sono state reintrodotte classi per soli maschi, nella speranza che senza il confronto continuo con le compagne, più spigliate e incisive nell’espressione scritta e orale, i giovanotti trovino più fiducia e migliorino i risultati.
La trovata non convince Zheng Churan, laureata alla quotatissima università  Sun Yat-Sen e tra le organizzatrici della contestazione: «Quando le donne fanno qualcosa meglio degli uomini si parla di “crisi maschile”». E cita i dati secondo i quali le accademie di polizia, le scuole per piloti d’aereo, gli istituti navali e le facoltà  scientifiche e tecnologiche accettano meno ragazze: «In questi campi non cercano di riequilibrare la rappresentanza di genere abbassando l’asticella per le donne».
Il ministero dell’Educazione ha replicato che le facoltà  fanno scelte anche a seconda dello sbocco professionale: «Si preferiscono i maschi per le lingue arabe, per esempio, perché per una donna sarebbe più difficile andare a lavorare in un Paese arabo». Una gentile sollecitudine evidentemente non richiesta e non gradita.


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