In campo 40 Paesi: la guerra degli stranieri per Damasco

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Un conflitto complesso dove sono rappresentate decine di nazionalità . Vicine e lontane. L’aspetto più evidente è quello dei «volontari». Al fianco degli insorti sono arrivati militanti da quasi tutti i Paesi dell’Unione Europea. Gli ultimi rapporti sostengono che sarebbero circa 800, con un buon numero di francesi. Ci sono poi jihadisti kosovari, bosniaci, canadesi, scandinavi e ceceni. Il grosso è però rappresentato dai nordafricani. I tunisini, come raccontano le decine di storie dedicate ai martiri. I libici che ricambiano il favore, i salafiti egiziani. Poi quelli libanesi che identificano la Siria come il nemico storico. Una lista piuttosto lunga, che viene enfatizzata da quanti temono, un giorno, il rientro in patria di tanti islamisti. Paure alimentate dalla presenza delle formazioni estremiste (come Al Nusra) e dall’azione nell’Est dello Stato Islamico dell’Iraq, sigla usata da Al Qaeda.
Molti membri della «legione straniera» raggiungono la Siria usando le linee di rifornimento create dai governi arabi alleati della ribellione. Il Qatar — che pompa denaro alle brigate vicine ai Fratelli musulmani —, l’Arabia Saudita che finanzia i suoi gruppi, così come la Turchia e, in misura minore, la Giordania. Stati usati dagli occidentali per aiutare gli insorti. Gli Usa, preoccupati di scottarsi, si servono dei regimi amici, stessa cosa fanno Francia e Gran Bretagna, più decise nel chiedere spedizioni massicce di armi. Frenano tutti gli altri partner europei.
Sulla barricata opposta non stanno a guardare. Russia, Iran e Iraq mandano munizioni, mezzi, petrolio e consiglieri per puntellare Assad. Una presenza defilata quanto attiva. Il lavoro sporco lo lasciano agli Hezbollah libanesi e ai loro «fratelli» iracheni. Diverse migliaia di miliziani sciiti hanno permesso ad Assad di riconquistare posizioni. È storia di queste ore. Bagdad, che a sua volta è impegnata contro i qaedisti, ha trovato risorse per favorire il passaggio dei pellegrini-guerrieri che dovrebbero difendere i santuari sciiti in Siria.
Nel mezzo c’è Israele. Colpisce l’Hezbollah, considerato l’avversario più organizzato, vede con favore un Assad indebolito, ma è preoccupato dal peso della componente più radicale della ribellione. Aspettano anche i curdi siriani del Pyd. Ora sparano sui soldati, ora si scontrano con gli insorti, ora stanno a guardare. Sperando alla fine di guadagnarci. Prova di come le tante guerre di Siria aprano opportunità , ma anche sviluppi non sempre prevedibili. Nulla di strano, questa è la regola in Medio Oriente.


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