La Pasqua dietro i muri e il filo spinato

Gerusalemme. I riti pasquali vedono migliaia di pellegrini e turisti nella città santa. Pochi invece i palestinesi cristiani dei Territori occupati che lamentano di aver ricevuto dalle autorità militari un numero di permessi largamente inferiore alle richieste

Michele Giorgio, il manifesto redazione • 19/4/2014 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 477 Viste

I riti della Pasqua a Geru­sa­lemme sono sem­pre sug­ge­stivi, anche per i non cre­denti. Spe­cial­mente quest’anno. Cat­to­lici, pro­te­stanti e orto­dossi festeg­giano la Pasqua negli stessi giorni. Senza dimen­ti­care che que­sta è anche la set­ti­mana della Pes­sah ebraica. Per il venerdì santo gruppi di cri­stiani, alcuni dei quali por­ta­vano in spalla pesanti croci, sono affluiti nei vicoli della Città Vec­chia per par­te­ci­pare alla via Cru­cis, lungo la via Dolo­rosa per­corsa da Cri­sto. Un rito che genera un mix unico di volti, lin­gue, etnie in una città che tra poco più di un mese rice­verà, assieme a Betlemme, papa Fran­ce­sco. L’occupazione israe­liana però non spa­ri­sce a Pasqua, c’è tutti i giorni dell’anno dal 1967. All’interno delle mura della Geru­sa­lemme antica tra le migliaia di turi­sti e pel­le­grini ci sono pochi pale­sti­nesi cri­stiani della Cisgior­da­nia e della Stri­scia di Gaza. Una pre­senza ridotta cau­sata dal numero limi­tato di per­messi per l’ingresso a Geru­sa­lemme con­cessi dalle auto­rità israeliane.

Nelle ultime ore i comandi mili­tari avreb­bero aumen­tato il numero delle auto­riz­za­zioni — un fun­zio­na­rio israe­liano sostiene che sono stati accor­dati 14 mila per­messi — che tut­ta­via rimane ben sotto le aspet­ta­tive e i desi­deri dei pale­sti­nesi cri­stiani. Il vescovo ausi­liare di Geru­sa­lemme e vica­rio patriar­cale per la Pale­stina, mon­si­gnor Wil­liam Sho­mali, afferma che in realtà sono stati con­cessi meno di die­ci­mila per­messi (i cri­stiani in Cisgior­da­nia sono circa 50 mila). Israele si pro­clama garante della libertà reli­giosa ma l’accesso ai luo­ghi santi dei fedeli cri­stiani e musul­mani dei Ter­ri­tori occu­pati è con­di­zio­nato a restri­zioni decise di volta in volta. E’ bene ricor­dare che Geru­sa­lemme, per le riso­lu­zioni inter­na­zio­nali, era e resta una città occu­pata e la sua annes­sione uni­la­te­rale a Israele non è mai stata rico­no­sciuta, nep­pure dagli Stati Uniti. Ieri, peral­tro, sono scop­piati scon­tri tra poli­zia e dimo­stranti pale­sti­nesi alla Porta di Dama­sco e nel quar­tiere di Ras al Amud per le forti limi­ta­zioni decise dalle auto­rità israe­liane all’ingresso sulla Spia­nata delle moschee dei fedeli musulmani.

Per un cri­stiano resi­dente nei Ter­ri­tori occu­pati, come per tutti gli altri pale­sti­nesi, è più facile andare a Roma che entrare a Geru­sa­lemme. Potrebbe appa­rire una bat­tuta ma di fatto è così. A spie­garlo è il noto padre fran­ce­scano Ibra­him Fal­tas che ci ha rice­vuto a San Sal­va­tore, nella città vec­chia. «Ci augu­riamo sem­pre una Pasqua di pre­ghiera, di pace, di tran­quil­lità per pale­sti­nesi e israe­liani. Pur­troppo – afferma Fal­tas — dob­biamo dire che quest’anno i per­messi (per i cri­stiani pale­sti­nesi inten­zio­nati a venire a Geru­sa­lemme, ndr) sono stati limi­tati. Tan­tis­sime per­sone non hanno avuto l’autorizzazione (da parte di Israele, ndr). Altri per­messi forse saranno rila­sciati nei pros­simi giorni, vedremo». I pro­blemi, aggiunge il padre fran­ce­scano, «sono aggra­vati dalla pre­senza dei posti di blocco mili­tari israe­liani. Nei giorni della nostra festa i cri­stiani pale­sti­nesi non rie­scono facil­mente a rag­giun­gere Geru­sa­lemme. Vediamo in città per­sone di tutto il mondo ma non quelle della Cisgior­da­nia, della Pale­stina. Cre­diamo che sia un diritto di tutti i cri­stiani venire a Geru­sa­lemme per cele­brare la santa Pasqua».

Non sor­prende per­ciò che i capi delle Chiese di Geru­sa­lemme, rivol­gendo quest’anno gli auguri ai fedeli abbiano lan­ciato anche un appello alla giu­sti­zia oltre che alla pace. E non è un mistero che i cri­stiani dei Ter­ri­tori occu­pati si atten­dano da papa Fran­ce­sco, in occa­sione della sua visita, una presa di posi­zione netta a soste­gno dei diritti dei pale­sti­nesi sotto occu­pa­zione. «Papa Fran­ce­sco, la Pale­stina vuole giu­sti­zia!», reci­ta­vano alcuni stri­scioni issati dai fedeli durante la pro­ces­sione della dome­nica delle palme par­tita da Bet­fage, sul Monte degli Ulivi, da cui secondo la tra­di­zione Cri­sto si avviò verso Geru­sa­lemme. «Atten­diamo con spe­ranza la venuta di Fran­ce­sco – ci dice Shi­rin, di Betlemme – il Papa visi­terà i cri­stiani di Pale­stina e siamo certi che capirà il dramma di noi fedeli costretti a vivere die­tro ai muri e al filo spinato».

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