Putin agita l’arma del gas «A rischio anche l’Europa»

Putin agita l’arma del gas «A rischio anche l’Europa»

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MOSCA — Vladimir Putin è deciso a giocare la sua carta più forte nella partita sul futuro dell’Ucraina e minaccia di chiudere definitivamente i rubinetti del gas se non si avvierà una seria trattativa con l’Europa. Questo mentre a Washington i Paesi del G7 (il G8 senza la Russia, per intenderci) si riuniscono per valutare aiuti a Kiev e nuove sanzioni contro Mosca se scattasse un intervento armato.
La Nato ha infatti diffuso foto satellitari che mostrano senza ombra di dubbio la presenza militare russa proprio a ridosso dell’Ucraina: 35-40 mila uomini con mezzi di tutti i tipi che potrebbero consentire loro di avanzare rapidamente in poche ore. Formalmente non è una violazione dei trattati perché la task force è nei limiti previsti e si trova in territorio russo. Ma è come puntare una pistola «in direzione» di un vicino e sostenere che non si tratti di una minaccia. Secondo la Russia, comunque, sono i Paesi Nato a violare le regole con l’invio di qualche aereo e pochi uomini negli Stati membri che si sentono più minacciati.
Putin ha scritto ai leader dei 18 Paesi europei che consumano gas russo, Italia compresa. Si tratta di uno sfogo, ma anche di un chiaro monito che da molti considerato una provocazione. Dopo che in una riunione al Cremlino si era parlato di un debito totale dell’Ucraina di 16,6 miliardi di dollari, Putin ha alzato la posta: «Negli ultimi quattro anni la Russia ha sovvenzionato l’economia ucraina con tagli sul prezzo del gas che ammontano a 35,4 miliardi di dollari».
L’Europa parlava, sostiene Vladimir Vladimirovich, e la Russia «pagava». La contropartita era il mantenimento di Kiev nell’orbita di Mosca, ma questo il presidente nella lettera non lo dice. Ora il Cremlino non è più disposto a venire incontro alle esigenze del vicino. A meno che non si apra un tavolo di trattativa e che gli europei facciano la loro parte «tenendo conto di quanto la Russia ha sborsato».
Il problema è che poi Mosca vuole anche dire la sua sull’assetto costituzionale dell’Ucraina, chiedendo uno stato federale. Soluzione che non è accettata dall’attuale governo di Kiev, ma nemmeno dal partito delle regioni (quello filorusso) che l’ha rigettata. L’alternativa? Blocco del gas all’Ucraina e, visto che Kiev potrebbe «rubare» il metano destinato agli altri Paesi europei, riduzione anche delle altre forniture. Naturalmente Mosca giura che non si tratta affatto di un ricatto. Mentre gli Usa hanno condannato ieri il Cremlino per il suo tentativo di usare il gas come «mezzo di coercizione» nella disputa con Kiev.
Fabrizio Dragosei


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