In Francia esplode la collera contro la riforma delle pensioni

Fermi bus, treni e metro. 1,5 milioni di persone sfilano contro la proposta del governo. Black bloc scatenati a Parigi, scontri con la polizia

Anna Maria Merlo * • 6/12/2019 • Internazionale, Sindacato, Welfare & Politiche sociali • 201 Viste

PARIGI. Manifestanti e sindacati hanno alzato ieri un «muro» molto alto contro la riforma delle pensioni voluta dal governo e non solo: la protesta si è allargata a tutti i malesseri e le incertezze che attraversano la società francese. A Parigi tra le 70 e le 80 mila persone, un corteo spezzato, statico per delle ore nel freddo, da Gare de l’Est a Nation, con qualche scontro a République, 510mila in provincia (Afp), con qualche tensione a Nantes o Bordeaux. Per la Cgt 1,5 milioni in tutta la Francia. Lo sciopero è stato molto seguito e non solo nei trasporti: treni fermi (solo il 10% ha circolato), la maggioranza delle linee del métro bloccate nella capitale, 55% degli insegnanti in sciopero e scuole chiuse, attività ferma anche nell’elettricità (35% in sciopero a Edf). Molti cittadini sono rimasti a casa, grazie al telelavoro e così non ci sono stati imbottigliamenti nel traffico. E oggi la situazione si ripete, la protesta è confermata nei trasporti fino a lunedì, sia per i treni che per il metrò. Anche le scuole, dove ieri ha scioperato quasi il 50% degli insegnanti, restano in agitazione. Prosegue il malumore anche tra i poliziotti e i pompieri. C’erano anche lavoratori del settore privato.

LA PROSSIMA settimana sarà decisiva. Il governo sembra non avere troppa fretta. Il primo ministro farà una dichiarazione «a metà settimana, sull’architettura del sistema di riforma», a partire dal rapporto dell’alto commissario Delevoye, risultato di 18 mesi di un dialogo che non ha funzionato. Ma «ci sono margini di trattativa, la porta del governo è aperta» dice la portavoce dell’esecutivo, Sibeth Ndiaye. Edouard Philippe ieri è stato zen: «L’impatto sulla circolazione è conforme alle previsioni, lo sciopero è stato molto seguito». Philippe ha ringraziato i sindacati: rendo «omaggio ai sindacati, in molte città le manifestazioni sono state senza incidenti» e ha ricordato come sia importante rispettare «il diritto di sciopero, il diritto a manifestare». Solo «qualche tensione a Parigi», in place de la République. Dove il corteo sindacale, che ha tardato molto a partire dalla gare de l’Est perché c’era tantissima gente, per più di due ore non è riuscito ad entrare, a causa della presenza di 3-400 violenti, che si sono scontrati con la polizia, all’angolo del bld. Magenta. Incendi di cassonetti, demolizione di arredo urbano. L’episodio più grave è stato l’incendio di un camion in rue du Château-d’eau. Extension Rebellion ha bruciato 3600 monopattini elettrici «anti- sciopero». Il corteo si è spaccato in tre parti, una sul bld. Magenta, un’altra sul bld.Voltaire verso la fine prevista a Nation e una terza sulla place de la République, con manifestanti mischiati al gruppetto di violenti, che si sono presi i lacrimogeni e qualche carica. Ci sono stati 60 fermi e più di 9mila persone controllate.

LA RIFORMA delle pensioni, che resta ancora nel vago e quindi genera angoscia, non è stata il solo elemento che ha fatto esplodere la protesta. Sugli striscioni, «Macron violenza sociale e economica», «Combattere assieme o soffrire soli», «quando i poveri non avranno più niente da mangiare, mangeranno i ricchi», ma anche riferimenti a situazioni specifiche, dagli ospedali alla scuola e alle università. C’erano anche studenti per protestare contro la precarietà di vita, alcune sedi universitarie, come Tolbiac a Parigi, erano chiuse da lunedì per decisione del rettore. C’è stata una convergenza delle collere. In piazza persone molto diverse, di varie professioni. Anche qualche gilet giallo.

I sindacati sono soddisfatti di questo primo giorno di prova di forza. «Una mobilitazione eccezionale, da tempo non si vedeva una cosa così», per Philippe Martinez, leader della Cgt. «C’è rumore per strada, spero che le finestre dell’Eliseo siano aperte», ha aggiunto. Il leader della France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, presente nel corteo a Marsiglia, vede «l’inizio di un movimento sociale di grande intensità». Da Lille, la sindaca socialista Martine Aubry denuncia: «passo dopo passo, viene lacerato ciò che unisce il paese». Il segretario del Pcf, Fabien Roussel, è concreto: «Bisogna che il governo ritiri la riforma e apra una vera trattativa, no a lavorare di più, no a un aumento dei contributi, i contributi del capitale, con dividendi record, possono finanziare le pensioni». L’11 dicembre i partiti di sinistra si incontrano, per cercare di ritessere un’unità. L’opinione pubblica sostiene la protesta, due francesi su tre vi sono favorevoli, ma al tempo stesso il 48% (contro il 42%) ritiene che il governo deve fare la riforma delle pensioni (ma il 64% non ha fiducia in Macron per farla). Ma quale riforma? Per il momento, tutto resta nel vago. Il governo non intende cedere sul passaggio a un sistema generale, comune per tutti, al posto dei 42 regimi attuali, che negli anni hanno creato situazioni di ingiustizia. La Cfdt, che ieri ufficialmente non era in piazza (a parte i ferrovieri e qualche bandiera vista nei cortei), sostiene una riforma equa, poiché il sistema attuale «penalizza le donne, i precari e i bassi redditi». Il modello è il sistema a punti svedese, ma ci vogliono delle correzioni, perché non è equo applicare un’unica griglia a situazioni differenti. Le manifestazioni non si sono fermate a difendere i «regimi speciali», come ha cercato in un primo tempo di accusare il governo, parlando di «corporativismo».

* Fonte: Anna Maria Merlo, il manifesto

photo by CGT

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