Legato mani e piedi, bufera sulla polizia

Polemica sulla foto dell’immigrato bloccato a terra in commissariato a Monza. Manconi porta il caso in Parlamento: “Basta abusi” La questura: “Era ubriaco, per fermarlo due agenti sono rimasti feriti”. La sorella di Uva: “Per fortuna almeno lui é vivo”

ORIANA LISO, la Repubblica redazione • 8/6/2014 • Carcere & Giustizia, Copertina, Diritti umani & Discriminazioni • 1794 Viste

MILANO . Arriva in Parlamento il caso della fotografia scattata la notte del 28 maggio nel commissariato di Monza, che ritrae due agenti che legano con una cinghia le caviglie di un uomo, steso per terra e ammanettato. Due senatori, Luigi Manconi del Pd e Peppe De Cristofaro di Sel, presenteranno domani un’interrogazione parlamentare per sapere cosa sia davvero accaduto in quel corridoio, chiedendo spiegazioni sul «gravissimo comportamento» degli agenti perché «è drammaticamente troppo frequente il ricorso a trattamenti che costituiscono abusi, vere e proprie illegalità, violenze». È un’immagine, quella pubblicata ieri da Repubblica, che ha fatto pensare
subito a casi di cronaca come quello di Giuseppe Uva, il 43enne varesino per la cui morte, nel 2008, sono stati rinviati a giudizio due carabinieri e sei poliziotti. È proprio la sorella di Uva, Lucia, a commentare lo scatto di Monza, definendolo «inaccettabile».
La fotografia, nei giorni scorsi, è stata portata alla procura di Monza dal questore di Milano, Luigi Savina. Il procuratore capo Corrado Carnevali ha aperto un fascicolo senza ipotesi di reato (modello 45, si chiama in gergo tecnico) e, informalmente, ieri ha fatto sapere di «non ravvisare illeciti» da parte dei due poliziotti nei confronti del fermato, un marocchino di 29 anni (commenta Manconi: «Sono esterrefatto dalla scelta della procura di anticipare il presunto risultato di presunte indagini, con il fascicolo ancora aperto »). Secondo la ricostruzione della questura — che ha scelto di parlare attraverso un comunicato — quel pomeriggio gli agenti delle Volanti erano intervenuti per una lite in una parco tra il 29enne e un cingalese, che era stato ferito dal primo. «Nelle fasi concitate dell’arresto — spiega la questura — anche
i due agenti hanno riportato lesioni giudicate guaribili rispettivamente in 15 e 10 giorni. Una volta in commissariato, a causa del perdurare dello stato di grave alterazione psico-fisica generata dall’abuso di alcol, è
stato richiesto l’intervento del 118 che, però, veniva aggredito tanto che si rendeva necessario far sopraggiungere il medico di guardia il quale riusciva a somministrare un calmante al fermato ». Alla fine, conclude la nota,
l’uomo è stato condannato a otto mesi per resistenza, lesioni e minacce a pubblico ufficiale, con la condizionale. Sul perché non avesse i pantaloni non c’è risposta. Le scarpe, invece, gli sarebbero state tolte perché macchiate
del sangue nella rissa al parco.
Denuncia Manconi, che è presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato: «C’è un enorme problema di addestramento ma, soprattutto, di formazione culturale e di pedagogia del rispetto dei diritti». Tra i sindacati che difendono i due poliziotti c’è l’Ugl, che però ammette: «Ancora una volta si evidenzia la necessità di avere precisi protocolli operativi». Il Siulp, che già ieri aveva definito «illegittima» la procedura usata dai due agenti, sottolinea invece come la mancanza di camere per i fermati in molti commissariati renda ingestibili situazioni di emergenza. Va oltre Mauro Guaetta, segretario milanese del Siulp: «Lavoriamo in situazioni di profonda precarietà, in questura a Milano mancano le certificazioni anti-incendio, spogliatoi, bagni, parcheggi sono fatiscenti, il questore deve fare qualcosa». Un dossier con le foto delle condizioni della questura è stato consegnato dal Pd al governo.
Quello scatto, per molti, ha riportato in mente casi come quelli di Michele Ferrulli, Riccardo Rasman, Federico Aldrovandi, Riccardo Magherini, Giuseppe Uva». Sui social network le reazioni sono state violente, in entrambe le direzioni: da una parte i difensori strenui delle forze dell’ordine «costrette ad avere a che fare con ubriachi e violenti», dall’altra chi attacca la polizia per comportamenti violenti. Lucia Uva, che meno di un mese fa è stata per la prima volta in tribunale per il processo che dovrà chiarire come è morto suo fratello Giuseppe, è netta: «Grazie a Dio la persona della foto è viva… Io capisco i rischi che corrono i poliziotti, ma la divisa non deve essere una giustificazione per essere forti con i deboli, è inaccettabile vedere ancora queste scene».

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