Commissari all’Ilva Confindustria contro

 Il commissario Piero Gnudi ha presentato l’istanza di ammissione immediata dell’Ilva alla procedura di amministrazione straordinaria, come previsto dal decreto legge approvato la vigilia di Natale dal governo. La richiesta è stata presentata al ministero dello Sviluppo economico e al tribunale di Milano.
Secondo passo per il risanamento del gruppo siderurgico di Taranto è stata la nomina ieri, da parte del ministro Federica Guidi, dei commissari straordinari: lo stesso Gnudi insieme all’attuale subcommissario Corrado Carrubba e al professor Enrico Laghi, che è stato anche il commissario straordinario di Seat Pagine Gialle. La road map del governo per il risanamento del gruppo dell’acciaio prevede ora la creazione di una newco che prenderà in affitto gli impianti siderurgici per due-tre anni. In quel periodo l’Ilva dovrà attuare il piano di risanamento ambientale, saldare i debiti e pagare i risarcimenti per i danni causati dall’inquinamento. Farà il suo esordio la società di servizio a partecipazione pubblico-privata prevista dall’Investment compact, approvato martedì, per immettere risorse fresche nelle aziende in crisi ma non decotte, che possono essere riportate a breve in utile. Sul possibile ingresso nella newco si sono già espressi, durante un’audizione in commissione Industria al Senato, il gruppo Arvedi «anche con una piccola quota in un’ottica di razionalizzazione del sistema italiano sull’acciaio». Mentre per Arcelor Mittal «l’obiettivo è di diventare soci di maggioranza».
Con l’ammissione all’amministrazione straordinaria (nell’istanza Gnudi è stato affiancato dagli avvocati Giuseppe Lombardi e Alberto Maffei Alberti) di fatto vengono scavalcati gli attuali proprietari dell’azienda, le famiglie Riva e Amenduni (10%). In loro difesa si è pronunciata Confindustria. In audizione al Senato, il direttore generale dell’associazione, Marcella Panucci, ha manifestato «estrema preoccupazione» per la decisione del governo, che presenta una serie di «criticità» a partire dal fatto che l’applicazione della legge Marzano appare «come un vero e proprio esproprio senza indennizzo», aprendo la strada al «concreto rischio di andare incontro a lunghi contenziosi e ingenti richieste risarcitorie, i cui esiti potrebbero essere distruttivi per i destini dell’impresa». Confindustria avrebbe preferito una soluzione che non prevedesse «strappi» con l’ordinamento giuridico, procedendo a un aumento di capitale pubblico-privati. Per la leader Cgil, Susanna Camusso, «Confindustria sbaglia» e serve un «intervento pubblico» ma ha ragione quando dice che «bisogna costruire una relazione positiva con l’indotto» .
C’è preoccupazione a Taranto per i possibili sviluppi. Ieri hanno manifestato circa 2 mila operai dell’indotto: temono che le aziende per cui lavorano non ricevano più il pagamento dei crediti contratti con l’Ilva.
Francesca Basso


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