In Congo la piazza sconfigge Kabila, ma ora si contano i morti

Rdc. Il voto del parlamento congolese che svincola le elezioni dal censimento mette fine a quattro giorni di proteste soffocate nel sangue. 42 morti secondo Human Rights Watch, che accusa la polizia

Gina Musso, il manifesto redazione • 25/1/2015 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 603 Viste

Il cen­si­mento con cui Joseph Kabila spe­rava di sfo­rare il tetto dei due man­dati pre­si­den­ziali, dopo 14 anni al potere nella Repub­blica demo­cra­tica del Congo, non impe­dirà il rego­lare svol­gi­mento delle ele­zioni pre­vi­ste nel dicem­bre 2016. È l’effetto di un emen­da­mento appro­vato dalla Camera alta alla legge, soste­nuta dal governo, che avrebbe vice­versa vin­co­lato il voto alla con­clu­sione di un cen­si­mento mon­stre, il primo dal 1960, anno dell’indipendenza dal Bel­gio, per il quale ci sareb­bero voluti almeno tre anni.

Il voto con cui è pas­sata la modi­fica alla legge è stato defi­nito «sto­rico» dallo stesso pre­si­dente della camera Leon Kenha Wa Dondo, per­ché con­forme alle richie­ste della piazza e respon­sa­bil­mente con­sa­pe­vole che in caso con­tra­rio l’ex Zaire sarebbe spro­fon­dato nel caos.

Ma la “con­ces­sione” è arri­vata solo dopo che la Camera bassa aveva dato via libera al prov­ve­di­mento defi­nito un «golpe costi­tu­zio­nale» dalle oppo­si­zioni. E soprat­tutto dopo quat­tro giorni di scon­tri vio­lenti tra mani­fe­stanti e forze di sicu­rezza che hanno inte­res­sato prin­ci­pal­mente la capi­tale Kin­shasa e le città di Goma e Bukavu, nell’instabile nord est del Paese. Dove gli inci­denti più gravi si sono veri­fi­cati nel momento in cui le auto­rità locali, nell’attesa dei rin­forzi, hanno pen­sato bene di sospen­dere inter­net e la mes­sag­gi­stica dei tele­foni cel­lu­lari. Una mossa che la piazza ha giu­di­cato come il peg­gior oltraggio.Venerdì la festa era comun­que esplosa nelle strade e in par­ti­co­lare tra gli stu­denti dell’università di Kin­sa­hsa, in prima fila durante le proteste.

Ma il giorno dopo la vit­to­ria, la piazza piange con rab­bia i suoi morti. 42 secondo il rap­porto di Human Rights Watch (Hrw) pre­sen­tato ieri, con accuse espli­cite alla con­dotta della poli­zia e della guar­dia pre­si­den­ziale schie­rata intorno al par­la­mento, dal momento che le vit­time pre­sen­tano tutte ferite da arma da fuoco; due di meno secondo la Fede­ra­zione inter­na­zio­nale per i diritti umani (Fidh); “solo” 12 per il governo, la cui nota uffi­ciale parla di 1 poli­ziotto e 11 «sac­cheg­gia­tori» uccisi. Un bilan­cio comun­que choc, per il quale parenti delle vit­time, oppo­si­zione e società civile, insieme alle orga­niz­za­zioni inter­na­zio­nali per i diritti umani, chie­dono conto diret­ta­mente a Kabila. Il quale avrà già abba­stanza motivi per essere contrariato.

La legge che isti­tui­sce il cen­si­mento, così emen­data, dovrà ora tor­nare alla Camera bassa, prima dell’ok definitivo.

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