Effetto bonus, 76 mila imprese assumono Boeri (Inps): un segnale incoraggiante

Effetto bonus, 76 mila imprese assumono Boeri (Inps): un segnale incoraggiante

Loading

ROMA Un segnale positivo, anche se non facile da interpretare. Tra il primo e il 20 febbraio di quest’anno sono state 76 mila le aziende che hanno chiesto all’Inps il «codice di decontribuzione» per le assunzioni a tempo a tempo indeterminato. Cosa vuol dire? Il codice serve alle imprese per ottenere lo sconto sui contributi per i contratti «stabili» previsto dalla legge di Stabilità, il bonus che dal primo gennaio 2015 può far risparmiare loro fino a 8.060 euro l’anno per tre anni. Il numero degli assunti, alla fine, potrebbe essere molto più alto, perché la stessa azienda può usare lo stesso codice per più di una persona. Quello che è difficile misurare adesso è l’effetto diretto del Jobs act , la riforma del lavoro targata Renzi. E qui bisogna procedere per gradi.
Le richieste all’Inps sono arrivate tra il primo e il 20 febbraio. Ma in quel momento i decreti attuativi del Jobs act non erano ancora in vigore: il nuovo contratto a tutele crescenti — che di fatto supera l’articolo 18 e sostituisce il reintegro nel posto di lavoro con un indennizzo in denaro — è operativo solo dal 7 marzo. È anche vero, però, che in alcuni settori come l’agricoltura la richiesta del codice funziona come una «prenotazione» per un contratto che può essere firmato in un secondo momento. Il risultato? Possiamo dire che lo sconto contributi sta funzionando: tutte quelle 76 mila aziende si sono mosse perché spinte dal bonus che tanto riguarda tutti i contratti a tempo indeterminato, sia quelli con il vecchio articolo 18 sia quelli nuovi che non ce l’hanno più. Mentre, almeno per il momento, è impossibile dire se l’aziende sono attratte dal nuovo contratto a tutele crescenti, quello che consente di licenziare più facilmente. In questi dati probabilmente entra solo di striscio e per fare un confronto credibile bisognerà aspettare ancora qualche settimana.
«I primi dati sono incoraggianti», dice il nuovo presidente dell’Inps Tito Boeri che ieri ha comunicato il dato pur avvertendo sulla loro difficile interpretazione. «A fine mese avremo numeri più consolidati — aggiunge il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti — ma gli elementi che ho sono comunque positivi». Mentre secondo Filippo Taddei, responsabile economia del Pd, le «riforme danno frutti per ridare centralità al lavoro stabile». Non si tratta dell’unico segnale, in effetti.
Secondo la Fondazione dei consulenti del lavoro nei primi due mesi dell’anno sono state fatte in Italia 275 mila assunzioni a tempo indeterminato. In questo caso non ci sono dubbi: sono tutte con lo sconto sui contributi e con il vecchio articolo 18. Sempre secondo la Fondazione, nell’80% dei casi si tratterebbe della stabilizzazione di rapporti già esistenti, come i contratti a termine o le collaborazioni. Mentre l’altro 20% sarebbe occupazione aggiuntiva. Altra avvertenza: è probabile che nei primi mesi dell’anno i dati saranno particolarmente positivi. E questo perché alcune aziende potrebbero avere ritardato le assunzioni programmate nell’ultimo scorcio del 2014 proprio per sfruttare il bonus partito il primo gennaio. Ma un primo confronto si può già fare. Il governo prevede di arrivare ad un milione di contratti con il bonus nel 2015, secondo quanto scritto nella relazione tecnica della legge di Stabilità. Se il ritmo dovesse restare quello stimato finora dai consulenti del lavoro il risultato finale potrebbe essere anche più alto. Sarebbe un’ottima notizia per lo stato di salute della nostra economia. Che però rendere necessario trovare coperture aggiuntive sia per l’anno in corso sia per quelli successivi.
Lorenzo Salvia


Related Articles

«È un doppio errore». E oggi tocca a Landini

Loading

MINORANZA CGIL.  Non si può dire che la firma dell’ipotesi di accordo del 28 giugno sia stata accolta con gioia, in buona parte della Cgil. Le perplessità  avevano fin da quella data accomunato parecchie «anime» e categorie, ma avevano scatenato l’opposizione «senza se e senza ma» soprattutto dell’area «La Cgil che vogliamo».

In pensione a 67 anni? Eutanasia ferroviaria

Loading

Ferrovieri in sciopero contro la riforma delle pensioni che porta l’età  Treni usuranti

La lotta per la libertà non è uguale alla lotta al ter­ro­ri­smo

Loading

la lotta al ter­ro­ri­smo non è la stessa cosa della lotta per la libertà, seb­bene si cer­chi ripe­tu­ta­mente di con­fon­derle, appiat­tendo la seconda sulla prima

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment