Grecia, le riforme in extremis «Rischio default disordinato»

Grecia, le riforme in extremis «Rischio default disordinato»

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 BRUXELLES Il governo greco di estrema sinistra ha annunciato di aver inviato l’attesa lista di riforme necessaria per sbloccare i prestiti di salvataggio ed evitare l’insolvenza. Il contenuto dovrebbe essere valutato già oggi dal Gruppo di Bruxelles, composto da rappresentanti di Commissione europea, Bce, Fmi, Fondo salva Stati dell’eurozona e Grecia. In caso di evoluzione positiva del negoziato verrebbe convocato rapidamente un Eurogruppo straordinario.
Il premier ellenico Alexis Tsipras e il suo ministro delle Finanze Yanis Varoufakis hanno fatto capire di aver rispettato le promesse elettorali sulla fine delle misure di austerità, pretese in passato dalla troika dei creditori in cambio degli aiuti finanziari e rivelatesi recessive. La lista di riforme non prevedrebbe interventi dolorosi per le fasce meno abbienti e punterebbe a un avanzo primario dell’1,5%. «I provvedimenti proposti stimano per quest’anno una ricaduta positiva di 3 miliardi sul gettito fiscale, che non derivi dai tagli né ai salari, né alle pensioni», hanno fatto sapere da Atene, smentendo di nuovo le voci di fonte tedesca sulla sostituzione di Varoufakis. «Ogni volta che la trattativa entra nella fase calda saltano fuori indiscrezioni di mie dimissioni», ha commentato il ministro greco, considerandolo «piuttosto divertente».
Resta comunque alta la tensione tra Atene e Berlino, che tendono a drammatizzare il negoziato. Dal governo ellenico hanno fatto sapere di essere pronti a una clamorosa «rottura». Il presidente della banca centrale tedesca Jens Weidmann ha ventilato un «fallimento disordinato» qualora «uno Stato dell’eurozona sospendesse i pagamenti ai creditori».
La trattativa sulla Grecia ha effetti sull’Italia influenzando nell’immediato i collocamenti di titoli di Stato e in prospettiva il confronto con Bruxelles sul rispetto dei vincoli di debito nel 2016. Il governatore di Bankitalia Vincenzo Visco ha ammonito che «non c’è più rischio di inflazione in Italia, ma ieri c’era, oggi c’è il rischio opposto, il rischio deflazione».
Ivo Caizzi


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