Più fondi (12 miliardi) che esodati E Poletti riapre il «cantiere pensioni»

Più fondi (12 miliardi) che esodati E Poletti riapre il «cantiere pensioni»

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ROMA Esodati, indietro tutta. Ieri il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha annunciato un cambio di approccio. Prima di definire ulteriori allargamenti della platea di persone alle quali consentire di andare in pensione con le regole precedenti la riforma Fornero, si verificherà bene la situazione perché probabilmente i soldi già stanziati per finanziare questa operazione sono troppi e si possono spendere meglio. «Abbiamo risolto la situazione di 170 mila esodati circa, ne manca ancora un pezzetto e il Senato sta facendo la verifica puntuale, perché sono diventati esodati anche quelli che non lo sono», ha detto ieri Poletti intervenendo in tv a «Coffee Break» su La7. «Abbiamo più soldi che esodati – ha continuato –. Sono stati stanziati quasi 12 miliardi di euro, probabilmente più del necessario. I risparmi possiamo darli a chi davvero ne ha bisogno».
Cosa si nasconde dietro le parole del ministro? Andiamo con ordine. Gli esodati sono quelle persone che, uscite dal lavoro anticipatamente (imprese in crisi o accordi con l’azienda) prima del 2012 con l’attesa di andare di lì a poco in pensione, sono invece rimaste bloccate dallo scalone della riforma Fornero, cioè dal brusco aumento dell’età e dei contributi necessari per accedere al pensionamento, restando così senza stipendio e senza pensione. Finora, con 6 decreti dal 2012 a oggi, è stata salvaguardata una platea potenziale stimata in 170 mila persone, che appunto dovrebbero avere i requisiti per andare in pensione con le regole precedenti alla Fornero. Il tutto per uno stanziamento di 11,7 miliardi fino al 2020. Gli interessati presentano domanda all’Inps, quindi, se hanno i requisiti previsti dai decreti di salvaguardia, si vedono certificato il diritto alla pensione con le vecchie regole che in alcuni casi decorre subito e in altri all’esaurirsi degli ammortizzatori sociali.
Secondo il monitoraggio più recente fatto dall’Inps, aggiornato al 23 gennaio, su una platea potenziale di 170 mila salvaguardati, le certificazioni concesse sono 97.996 e le pensioni in pagamento 64.077.
I comitati in difesa degli esodati contestano questi risultati, sostenendo da un lato che l’Inps terrebbe un atteggiamento ostruzionistico e dall’altro che le platee previste dai decreti del governo avrebbero creato numerose disparità di trattamento, lasciando fuori ancora decine di migliaia di persone per le quali rivendicano il diritto alla pensione con le vecchie regole. Ma il governo frena su ulteriori decreti. In Senato la commissione Lavoro ha preso l’iniziativa, su proposta di Pietro Ichino (Pd), di un censimento di eventuali altri esodati, come ha ricordato ieri Poletti. In particolare, Annamaria Parente (Pd), presidente della commissione creata per affrontare il problema, ha annunciato che «a metà marzo» sul sito della stessa commissione Lavoro del Senato verrà inserito un link «che collegherà a una pagina dell’Istat» dove sarà caricato un questionario che potrà essere compilato da tutti coloro che ritengono di essere esodati. Il punto, come ha spiegato ieri anche Poletti, è distinguere eventuali «esodati in senso stretto» non ancora salvaguardati da chi teme di essere esodato, cioè di perdere il lavoro a pochi anni dalla pensione e restare senza reddito. «Non è esodato — dice il ministro — chi sta lavorando e la legge Fornero gli ha cambiato le carte per andare in pensione, allungandogli i tempi». Per costoro il ministro, che presto incontrerà i sindacati, sta pensando ad altre soluzioni, prevedendo, per esempio, forme di flessibilità dell’età di pensionamento, perché «la legge Fornero è stata fatta male e dobbiamo metterci mano».
Enrico Marro


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