Economia della promessa: un libro contro il lavoro gratis

Il manifesto. Economia politica della promessa. Un libro contro il lavoro gratis. Sarà distribuito in edicola con il Manifesto il 30 aprile, diffuso alle manifestazioni No Expo a Milano, e in libreria

il manifesto redazione • 16/4/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Libri & culture, Terzo settore & Non profit • 920 Viste

La mag­gior parte dei testi rac­colti in que­sto pic­colo volume sono stati pub­bli­cati in sei pun­tate, e in forma molto più suc­cinta sulle pagine cul­tu­rali del Mani­fe­sto il mani­fe­sto nello scorso autunno e sono stati ampia­mente ripresi nel corso della discus­sione sem­pre più appro­fon­dita e vivace sul dila­gare delle forme gra­tuite di lavoro. Il fatto che que­ste ultime fos­sero ormai diven­tate un ele­mento indi­spen­sa­bile per il fun­zio­na­mento di interi com­parti pro­dut­tivi e incom­bes­sero sem­pre più da vicino su molti altri, come stru­mento di ricatto, come pas­sag­gio obbli­gato nei per­corsi del lavoro pre­ca­rio, come schema disci­pli­nare e come mani­po­la­zione ideo­lo­gica della sog­get­ti­vità, ci ave­vano con­vinto ad affron­tare il tema con una mag­giore ampiezza. Ovvia­mente, né la serie di arti­coli usciti sul gior­nale, né il pic­colo volume che avete tra le mani esau­ri­scono in alcun modo la com­ples­sità di una con­di­zione, mol­te­plice nelle sue sfac­cet­ta­ture e mobile nei suoi con­fini come quella del lavoro gra­tuito e ancor meno pos­sono dare rispo­sta sod­di­sfa­cente alla domanda su come que­sto possa orga­niz­zarsi per imporre l’abolizione di que­sta forma di sfrut­ta­mento. Abbiamo preso in esame solo alcuni com­parti e un evento asso­lu­ta­mente esem­plare per quanto riguarda la tor­sione com­mer­ciale del “volon­ta­riato” e l’economia poli­tica della pro­messa quale è l’Esposizione uni­ver­sale che sta aprendo i bat­tenti a Milano. Lad­dove il lavoro a sala­rio zero ha rice­vuto l’incredibile bene­di­zione dei sindacati.

Gli ambiti che abbiamo preso in con­si­de­ra­zione sono quelli del mondo dell’arte e delle pro­fes­sioni crea­tive, del gior­na­li­smo e dell’editoria, dell’accademia e della poli­tica che, sep­pure pos­siede uno sta­tuto alquanto ano­malo, e di scarsa popo­la­rità, fa da modello moti­va­zio­nale alla pre­tesa di asso­luta dedi­zione avan­zata dalle aziende. Non si tratta che di un primo passo nella dire­zione di un lavoro di inchie­sta più vasto e appro­fon­dito di cui vi è ormai estrema urgenza. A comin­ciare da quei set­tori nei quali il lavoro gra­tuito o semi­gra­tuito si è affer­mato da più tempo e con mag­giore diffusione.

C’è da aggiun­gere che il lavoro gra­tuito o ver­go­gno­sa­mente sot­to­pa­gato non si limita affatto ai set­tori di cui ci siamo occu­pati in que­ste pagine. Que­ste forme di sfrut­ta­mento si esten­dono sem­pre più rapi­da­mente ai più diversi ambiti pro­fes­sio­nali dallo spet­ta­colo alla moda, dalla coo­pe­ra­zione inter­na­zio­nale a diverse “pro­fes­sioni libe­rali”, come si chia­ma­vano una volta, dalla comu­ni­ca­zione alla gestione di eventi pub­blici e pri­vati. Ma non solo alle atti­vità qua­li­fi­cate, per le quali è pre­vi­sto un effet­tivo pro­cesso di appren­di­mento, sia pure desti­nato a non sfo­ciare mai in un lavoro ragio­ne­vol­mente retri­buito, o una qual­che forma di gra­ti­fi­ca­zione. Una insop­por­ta­bile reto­rica, accom­pa­gnata da con­ti­nui inter­venti di “riforma” azien­da­li­sta dei per­corsi for­ma­tivi, pre­scrive per­fino l’ adde­stra­mento al lavoro “in gene­rale” e la pre­di­spo­si­zione ad accet­tare qual­siasi con­di­zione di “impiego” incluso quello non retri­buito. Senza con­tare l’intento di costrin­gere i per­cet­tori di sus­sidi a svol­gere atti­vità lavo­ra­tive di poca o nes­suna qua­lità, secondo un modello di acca­ni­mento “lavo­ri­sta” che si va affer­mando in diversi paesi europei.

Un vero insulto nei con­fronti delle gio­vani gene­ra­zioni, bom­bar­date dalla mito­lo­gia della “società della cono­scenza” e dalle ricor­renti fan­do­nie sulla meri­to­cra­zia. Nes­sun angolo della società è ormai al riparo dal gioco di sponda tra lavoro pre­ca­rio e lavoro gra­tuito. Due realtà la cui inte­ra­zione si è resa ormai evi­dente agli occhi di tutti.

Il diritto del lavoro, i tri­bu­nali, le isti­tu­zioni, meno che mai le poli­ti­che di governo, offrono oggi stru­menti effi­caci di difesa da que­ste forme di ricatto e di sfrut­ta­mento che, al con­tra­rio, ven­gono favo­rite. è una situa­zione allar­mante che abbiamo voluto riper­cor­rere nel sag­gio che con­clude que­sto volume. Ma non si tratta solo di descri­vere la mise­ria di una con­di­zione sot­to­po­sta a un for­mi­da­bile potere di ricatto, bensì anche di indi­vi­duare e pra­ti­care forme di resi­stenza e di lotta in grado di con­tra­starlo effi­ca­ce­mente. Sot­traen­dosi all’illusionismo dell’ideologia e al timore delle gerar­chie. Incro­ciando le brac­cia di fronte a una pro­messa che sap­piamo non sarà mai man­te­nuta. Per tor­nare a quell’idea di esodo intra­pren­dente, di détour­ne­ment delle ener­gie e della coo­pe­ra­zione sociale che da molti anni stiamo inse­guendo. Con l’auspicio che anche il lavoro dipen­dente rego­lar­mente retri­buito cominci a pren­dere coscienza di quanto que­ste pra­ti­che di “impiego” senza red­dito lo minac­cino da vicino, con­tri­buendo al suo deprez­za­mento quando non alla sua sostituzione.

***
Eco­no­mia poli­tica della pro­messa, Mani­fe­sto­Li­bri, pp.96. In edi­cola con Il Mani­fe­sto il 30 aprile e in libre­ria. Un’inchiesta col­let­tiva a cura di Marco Bascetta. Con inchie­ste di: Giu­seppe Alle­gri, Marco Bascetta, Giu­seppe Bron­zini, Roberto Cic­ca­relli,  Andrea Colombo, Vale­ria Gra­ziano, Cri­stina Morini.

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