«Genova, alla Diaz fu tortura» Strasburgo condanna l’Italia

«Genova, alla Diaz fu tortura» Strasburgo condanna l’Italia

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BRUXELLES I giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo hanno considerato all’unanimità «tortura» e «trattamenti inumani o degradanti» le azioni della polizia nella scuola Diaz-Pertini nel 2001, dove le autorità municipali avevano alloggiato manifestanti anti-G8 di Genova. All’epoca accese polemiche coinvolsero il governo di centrodestra di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, insieme al capo della polizia Gianni De Gennaro.
L’Italia è stata condannata anche perché da molti anni non rispetta l’impegno internazionale di introdurre il reato penale di tortura. Sotto accusa è finito l’intero sistema che consentì alla polizia di «rifiutare impunemente di fornire alle autorità competenti la collaborazione necessaria per l’identificazione degli agenti responsabili degli atti di tortura».
La Corte di Strasburgo, che tutela i diritti fondamentali dei cittadini, è intervenuta in seguito al ricorso di Armando Cestaro, 62enne quando fu malmenato nella Diaz la notte tra il 21 e il 22 giugno del 2001: subendo varie fratture e danni fisici permanenti, come molti altri dimostranti aggrediti a Genova da poliziotti e carabinieri.
La sentenza gli assegna un risarcimento di 45 mila euro e fissa un precedente per gli altri ricorrenti colpiti anche nella caserma di Bolzaneto. «Lo Stato non ha mai mostrato segnali di ravvedimento per i pestaggi — ha dichiarato l’avvocato Dario Rossi, che ha seguito il ricorso di Cestaro con il collega Niccolò Paoletti —. Non ha mai preso le distanze dagli abusi avvenuti al G8 e, anziché costituirsi parte civile contro gli imputati, si è sempre costituito a loro difesa. E poi penso alle carriere fatte da quegli agenti. Che tristezza».
Ci fu di fatto una assoluzione politica. De Gennaro fu nominato al vertice dei servizi segreti, sottosegretario nel governo Monti e poi presidente di Finmeccanica.
La Corte di Strasburgo, a cui si può ricorrere al termine di tutti i gradi di giudizio nazionali, stabilisce che le violenze della polizia nella Diaz furono attuate con «scopo punitivo, di rappresaglia, volto a provocare l’umiliazione e la sofferenza fisica e morale delle vittime».
Sul caso Cestaro sentenzia la «tortura» e che «il trattamento malvagio è stato inflitto in maniera totalmente ingiustificata». Rigetta le giustificazioni del governo Berlusconi, ritenendo prevalente l’intenzione di «procedere a degli arresti mediatici» e di attuare «metodi operativi in violazione dell’articolo 3» della Convenzione dei diritti dell’uomo, che vieta la tortura e trattamenti inumani o degradanti.
La Corte accusa le autorità italiane di non essere intervenute in modo «adeguato, tenuto conto della gravità dei fatti», lasciando sconosciuti i responsabili e con «i reati di calunnia, abuso d’autorità pubblica, lesioni semplici e aggravate finiti in prescrizione prima del giudizio d’appello». Le pene comminate ai poliziotti inquisiti per reati minori (tra due e quattro anni di carcere) sono ritenute leggere.
«Con l’introduzione del reato di tortura nel codice penale, il Parlamento si avvia finalmente a colmare un vuoto intollerabile», ha detto la presidente della Camera Laura Boldrini. Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha ricordato che «fin dagli anni 90» c’erano proposte, ma «si opposero Lega e centrodestra». I sindacati delle forze dell’ordine hanno auspicato un dibattito parlamentare non influenzato dall’onda emotiva suscitata dalla sentenza di Strasburgo.
Ivo Caizzi


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