Sco­rie, il governo fa slittare la mappa dei siti nucleari a dopo le elezioni regionali

Nuke. A maggio aperte al pubblico le ex centrali. Palazzo Chigi avrebbe dovuto rendere noto dove realizzare il deposito nazionale. Gallletti: «Non sarà in Sardegna»

Stefania Divertito, il manifesto redazione • 30/4/2015 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina • 891 Viste

A met­tere a tacere i mal­pen­santi ci ha pen­sato diret­ta­mente il mini­stro dell’Ambiente Gian Luca Gal­letti: la mappa dei siti poten­zial­mente ido­nei per il depo­sito unico di sco­rie nucleari non è bloc­cata in qual­che cas­setto. Non è dimen­ti­cata, magari som­mersa da altre «prio­rità». Il governo non ha fatto finta di dimen­ti­car­sene. Ha pro­prio deciso di pro­ro­gare le sca­denze di sua com­pe­tenza. Quel tanto per sca­val­lare le ele­zioni regio­nali, affin­ché la bat­ta­glia dei ter­ri­tori e la sin­drome Nimby non infuo­casse la cam­pa­gna elet­to­rale. Uffi­cial­mente — e dopo la sca­denza pre­vi­sta dal cro­no­pro­gramma — si tratta di una richie­sta di appro­fon­di­menti tec­nici, ma non è dato sapere quali: per caso il docu­mento in mano al mini­stro ha delle falle? E cosa manca? Un dato è certo: i due mesi coin­ci­dono con la cam­pa­gna elet­to­rale per le regio­nali (e in un migliaio di comuni).
L’ultimo capi­tolo dell’eterna vicenda del depo­sito di sco­rie nasce più o meno un anno fa: l’Ispra definì i cri­teri per la scelta delle aree ido­nee. Il 3 gen­naio scorso la Sogin, società pub­blica che gesti­sce il decom­mis­sio­ning del nucleare ita­liano e appunto la labo­riosa costru­zione del depo­sito, ha con­se­gnato all’Ispra la mappa dei luo­ghi poten­zial­mente ido­nei, rica­vata da quei cri­teri, affin­ché la valu­tasse dal punto di vista tec­nico. Il 13 marzo la mappa così rivi­sta è arri­vata nelle mani del mini­stro per l’Ambiente e di quello per lo Svi­luppo eco­no­mico. Secondo il cro­no­pro­gramma defi­nito e divul­gato l’anno scorso, entro un mese, dagli uffici gover­na­tivi sarebbe dovuta uscire la Cnapi: carta nazio­nale dei siti poten­zial­mente ido­nei. Ma i mini­stri hanno taciuto. Il 13 aprile è arri­vato e pure pas­sato.
Si sono suc­ce­dute varie inter­ro­ga­zioni par­la­men­tari per fare pres­sione, ma nulla. Adesso il mini­stro fa sapere di aver biso­gno di qual­che appro­fon­di­mento. Et voilà, la cam­pa­gna elet­to­rale è salva.
Intanto la Sogin ha avviato — come da pro­gramma — il per­corso di divul­ga­zione e con­sul­ta­zione pub­blica. E nel week end del 16 e 17 mag­gio apre le porte delle quat­tro ex cen­trali nucleari di Caorso (Pia­cenza), Gari­gliano (Caserta), Latina e Trino (Ver­celli) in fase di sman­tel­la­mento. Tutti i cit­ta­dini pos­sono par­te­ci­pare: basta iscri­versi al sito della Sogin (www?.sogin?.it) entro il 3 mag­gio. Que­sta è una delle tappe pre­vi­ste: l’obiettivo è ampliare il con­senso rispetto alla neces­sità di costruire il depo­sito di sco­rie tanto che pos­sano addi­rit­tura arri­vare delle can­di­da­ture dai ter­ri­tori. Sce­na­rio che per adesso sem­bra molto lon­tano. Pro­prio qual­che set­ti­mana fa il mini­stro Gal­letti è stato con­te­stato a Cagliari dagli anti nuclea­ri­sti allar­mati di un’ipotesi che la scelta ricada sulla Sar­de­gna. E certo non ha aiu­tato la rispo­sta del mini­stro: «Siete for­tu­nati per­ché c’è il mare, quindi la Sar­de­gna sarà dif­fi­cil­mente scelta». Ma il mini­stro non dovrebbe pub­bli­ciz­zare la bontà dell’insediamento?
La spe­ranza è che non suben­trino altre sca­denze elet­to­rali altri­menti il cro­no­pro­gramma diven­terà una via cru­cis. E i rifiuti nel frat­tempo con­ti­nuano ad aumen­tare giorno dopo giorno. Attual­mente sono dispersi in 24 depo­siti dove si accu­mu­lano anche gli scarti della medi­cina nucleare: radio­gra­fie degli ospe­dali, radio­gra­fie indu­striali, rile­va­tori e tutto quanto è carico di radioat­ti­vità. E all’estero stanno custo­dendo (ma a quale prezzo?) 15 mila metri cubi di sco­rie ad altis­sima radioat­ti­vità ricon­di­zio­nate. Un ser­vi­zio di «depo­sito» a lungo ter­mine che nel frat­tempo paga la col­let­ti­vità. Que­sti due mesi allun­gano di poco la sca­denza ultima, ma è un segnale poli­tico forte che non fa ben spe­rare nel futuro.

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This