Rom e sinti in marcia contro i rischi di «un nuovo Olocausto»

Bologna. Sabato prossimo, anniversario della rivolta di Auschwitz

Carlo Lania, il manifesto redazione • 13/5/2015 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Storia & Memoria • 1534 Viste

Da troppo tempo sen­tono cre­scere intorno a loro un clima ostile, per non dire vio­lento. Lo avver­tono ogni volta che accen­dono la tele­vi­sione nel vedersi descritti quasi sem­pre e solo come gente che vive in campi pieni di immon­di­zia e con i topi che scor­raz­zano tra le gambe dei bam­bini. Un’immagine che poi fini­sce col riper­cuo­tersi ine­vi­ta­bil­mente nei discorsi della gente e, cosa ben peg­giore, in quelli dei poli­tici. «Sem­bra di essere tor­nati ai tempi del fasci­smo, quando discorsi raz­zi­sti come quelli che si sen­tono oggi por­ta­rono poi al varo delle leggi raz­ziali» dice con tono pre­oc­cu­pato Davide Casa­dio, il pre­si­dente dell’Associazione Sinti ita­liani in viag­gio. Un clima che fa ancora più paura da quando la Lega ha fatto di rom e sinti uno dei suoi obiet­tivi prin­ci­pali, tanto che Mat­teo Sal­vini ha pro­messo di abbat­tere i campi rom il giorno in cui gover­nerà il Car­roc­cio.
Per met­tere fine a que­sto clima, ma anche per spie­gare che «non tutti viviamo nei campi e comun­que se anche ci vivi non vuol dire auto­ma­ti­ca­mente che rubi», i rom e i sinti ita­liani hanno deciso di ribel­larsi indi­cendo per sabato pros­simo, 16 mag­gio, una mani­fe­sta­zione nazio­nale a Bolo­gna. La data pre­scelta non è casuale. Il 16 mag­gio del 1944 i quat­tro­mila rom e sinti impri­gio­nati ad Ausch­witz si ribel­la­rono ai nazi­sti venuti a pren­derli per ucci­derli. Non solo gli uomini, ma anche le donne e bam­bini si dife­sero dispe­ra­ta­mente a colpi di pie­tra riu­scendo a respin­gere i loro aguz­zini. La rivolta durò più di due mesi, fino al 4 ago­sto quando, dopo aver affa­mato le loro vit­time, i nazi­sti riu­sci­rono a ucci­derne 2.897. «Oggi c’è il rischio di un nuovo Olo­cau­sto se in Europa dovesse andare al potere l’estrema destra», ha avver­tito nei giorni scorsi Casa­dio. «Sal­vini ha vio­lato pale­se­mente tutte le leggi comu­ni­ta­rie che impe­di­scono a un poli­tico di ali­men­tare odio e aiz­zare la gente ad agire in modo vio­lento con­tro una spe­ci­fica comu­nità, creando un clima da pogrom».
Da can­cel­lare, oltre ai toni vio­lenti delle destre, ci sono anche una marea di luo­ghi comuni. A par­tire da quelli secondo cui sareb­bero pro­prio rom e sinti a voler vivere nei campi. Come spesso accade, la realtà è molto diversa. In Ita­lia risie­dono 180 mila rom e sinti ma solo 40 mila di loro vivono nei campi e non è detto che sia una scelta. Tutti gli altri hanno un allog­gio, man­dano i figli a scuola, lavo­rano. La metà di loro è cit­ta­dino ita­liano, nella mag­gior parte dei casi inte­grato o comun­que che cerca di esserlo.
Chi invece vive nei campi paga per tutti, spe­cie se si tratta di bam­bini. Secondo un rap­porto dell’Associazione 21 Luglio 1 su 5 tra quanti cre­scono negli inse­dia­menti non andrà mai a scuola, solo l’1% fre­quen­terà la scuola supe­riore men­tre quasi nes­suno entrerà mai in un’aula uni­ver­si­ta­ria. «Ogni giorno si regi­strano 1,5 discorsi di odio anti­zi­gani, e l’87% è ricon­du­ci­bile a espo­nenti poli­tici», denun­cia sem­pre l’associazione.
La Lega ha già defi­nito la mani­fe­sta­zione di sabato «una pro­vo­ca­zione» e pre­sen­tato un dise­gno di legge regio­nale che isti­tui­sce un fondo, già ribat­tez­zato «fondo ruspe», per lo «sman­tel­la­mento dei campi rom». Da parte sua Forza Ita­lia ha indetto invece un sit in nel pome­rig­gio». Non tutti, però, la pen­sano così. Al cor­teo, che pren­derà avvio da via Gobetti, par­te­ci­pe­ranno le comu­nità sinti e rom pro­ve­nienti da tutta Ita­lia (sono pre­vi­ste tra le due e le tre­mila per­sone) ma hanno assi­cu­rato la loro pre­senza anche espo­nenti di Pd, Sel e Radi­cali, men­tre il pre­si­dente del com­mis­sione Diritti umani di palazzo Madama, Luigi Man­coni, rap­pre­sen­terà il pre­si­dente del Senato Piero Grasso. «Anche noi abbiamo con­tri­buito a costruire l’Italia», ricorda Casa­dio. «Rom e sinti hanno par­te­ci­pato alla Resi­stenza e sono morti per libe­rare l’Italia dal nazi­fa­sci­smo. Eppure non c’è nem­meno un giorno della memo­ria per le vit­time sinti e rom dell’Olocausto, quello che nella lin­gua sinta chia­miamo ubaro merope, la grande ucci­sione. Sabato sfi­le­remo tutti con dei giub­bini gialli per fare capire che siamo rima­sti esclusi dalla società».

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