A Madrid governano Podemos e sinistra, insieme

Spagna. Sabato 13 giugno s’insediano le nuove giunte comunali, a partire da Madrid e Barcellona

Giuseppe Grosso, il manifesto redazione • 14/6/2015 • Copertina, Internazionale • 697 Viste

Con l’insediamento delle nuove giunte comu­nali, ini­zia oggi a pren­dere forma il cam­bio poli­tico pro­fi­lato dal voto ammi­ni­stra­tivo dello scorso 24 mag­gio. Per com­ple­tare la com­po­si­zione dei par­la­menti regio­nali manca ancora qual­che giorno, ma alcuni fon­da­men­tali patti sono già stati san­citi, e la situa­zione gene­rale pare, nel com­plesso, abba­stanza defi­nita e dovrebbe con­fer­mare, dopo 3 set­ti­mane di trat­ta­tive, le cru­ciali indi­ca­zioni uscite dalle urne: innanzi tutto il Pp è defi­ni­ti­va­mente ridotto a un’inedita mar­gi­na­lità poli­tica, che sta creando scom­pi­glio tra le sua fila. Per la prima volta l’assetto del governo tra­balla, e il pre­mier Rajoy, che dice di volersi ripre­sen­tare alle poli­ti­che di novem­bre, sta pen­sando ad un rim­pa­sto in extre­mis per evi­tare una rovi­nosa disfatta anche sullo sce­na­rio nazio­nale. Il Psoe deve fare i conti con un risul­tato elet­to­rale medio­cre, che almeno in ter­mini nume­rici, con­ferma il calo di con­sensi incu­bato già al tra­monto del secondo governo Zapatero.

In que­sto caso, però, l’aritmetica e gli assetti poste­let­to­rali — sbi­lan­ciati verso sini­stra — sal­vano l’esito inco­lore delle urne, com­pen­sato dagli spazi di potere che il Psoe occu­perà nella varie e vitali alleanze di governo con Pode­mos. Il par­tito di Igle­sias e Ciu­da­da­nos, le due dirom­penti novità che hanno incri­nato le tren­ten­nali geo­me­trie bipar­ti­ti­che spa­gnole, si sono con­fer­mati nel loro ruolo di pro­ta­go­ni­sti: Pode­mos, come ormai rodato motore di cam­bio; Ciu­da­da­nos (C’s) nella deli­cata parte di ago della bilan­cia, che per la sua mal­lea­bile essenza ideo­lo­gica (che comun­que tende a destra) può pen­dere verso l’area con­ser­va­trice o quella pro­gres­si­sta.
Madrid e Anda­lu­sia, sono l’emblema della disin­vol­tura poli­tica del par­tito di Rivera: nella regione della capi­tale C’s ha pat­tato con i popo­lari, men­tre in Anda­lu­sia l’appoggio è andato a Susana Díaz del Psoe, sbloc­cando una situa­zione che era in stallo da marzo. Quasi ovun­que, in ogni caso, ci saranno governi di mino­ranza, retti da accordi che nell’area di sini­stra sem­bre­reb­bero aver retto ai distin­guo e alle affer­ma­zioni iden­ti­ta­rie, messe da parte con l’obiettivo comune chiu­dere all’angolo i popolari.

Una mis­sione com­piuta bril­lan­te­mente a Bar­cel­lona a Madrid: come pre­vi­sto il muni­ci­pio della capi­tale cata­lana andrà ad Ada Colau (Bar­ce­lona en Comú) che dovrebbe rice­vere — ma si saprà defi­ni­ti­va­mente solo oggi — l’appoggio di Erc, dei Socia­li­sti cata­lani e di uno dei tre con­si­glieri degli indi­pen­den­ti­sti della Cup. Manuela Car­mena (della lista par­te­ci­pata da Pode­mos Ahora Madrid) sarà invece il nuovo sin­daco dei madri­leni, dopo quasi 30 anni di governo del Pp. Car­mena gover­nerà gra­zie all’appoggio esterno dei socia­li­sti, che hanno sag­gia­mente decli­nato le grot­te­sche prof­ferte di alleanza dell’ultraliberista can­di­data popo­lare Espe­ranza Aguirre. L’asse Podemos-Psoe ha otte­nuto buoni risul­tati anche a livello regio­nale: in Castilla La Man­cha e in Extre­ma­dura il Pp cede il posto ai socia­li­sti che gover­ne­ranno pro­prio con l’appoggio della for­ma­zione viola. Il Pp resi­ste invece nel vitale gan­glio poli­tico della Comu­ni­dad de Madrid, che sarà pre­sie­duta dall’ex pre­fetto Cri­stina Cifuen­tes: fon­da­men­tale in que­sto caso il labo­rioso accordo con Ciu­da­da­nos, che ha sbar­rato la strada alla pre­si­denza socia­li­sta dell’ex mini­stro dell’Istruzione Ángel Gabi­londo. Si con­ferma anche l’altro fon­da­men­tale ribal­tone annun­ciato dal voto di mag­gio: la roc­ca­forte popo­lare di Valen­cia, dopo più di due decadi, cam­bia di segno sia a livello muni­ci­pale sia regio­nale: il pros­simo sin­daco sarà Joan Ribó di Como­pr­mís (una sorta di pre­cur­sore locale di Pode­mos, che uni­sce comu­ni­sti eco­lo­gi­sti e nazio­na­li­sti di sini­stra), men­tre la regione andrà al socia­li­sta Ximo Puig.

Intanto all’interno di Pode­mos, in vista delle poli­ti­che, si è avviato un intenso dibat­tito sull’apertura del par­tito. Alcuni diri­genti hanno fir­mato un docu­mento che con­te­sta, senza nomi­narlo, la linea di Pablo Igle­sias: il testo chiede una svolta verso un modello di par­tito più par­te­ci­pa­tivo, più vicino alle ori­gini e ai mili­tanti (in pole­mica con la prio­rità data alla pre­senza media­tica) e più aperto alla coo­pe­ra­zione con le altre forze di sini­stra. In effetti, data l’imminenza delle ele­zioni gene­rali, un’apertura di Pode­mos a una can­di­da­tura uni­ta­ria in fun­zione anti-Pp (con la par­te­ci­pa­zione soprat­tutto di Izquierda unida), potrebbe essere la chiave d’accesso al governo del paese.

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