Ilva

Ilva, «violati» i sigilli dell’altoforno killer. Denunciati 19 operai

Taranto. L’ordinanza dei magistrati, ieri il blitz dei carabinieri nel siderurgico pugliese. La tensione nello stabilimento più grande del Mezzogiorno resta sempre alta

Gianmario Leone, il manifesto redazione • 18/7/2015 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Lavoro, economia & finanza, Salute & Sicurezza sul lavoro • 667 Viste

È guerra aperta tra la magi­stra­tura taran­tina e il governo. Nel primo pome­rig­gio di ieri i cara­bi­nieri del Nucleo di poli­zia giu­di­zia­ria hanno iden­ti­fi­cato e denun­ciato 19 ope­rai per vio­la­zione dei sigilli nel reparto dell’altoforno  2, seque­strato senza facoltà d’uso dalla Pro­cura di Taranto e riat­ti­vato dall’intervento del governo con un decreto ad ho lo scorso 3 luglio.

Ini­zia­tiva che ha spinto il gip Rosati ad inviare l’intero pro­ce­di­mento alla Corte Costi­tu­zio­nale, rac­co­gliendo i sospetti del pm De Luca, sull’incostituzionalità del decreto del governo. È infatti ancora in corso l’inchiesta per omi­ci­dio col­poso a carico di dieci per­sone, tra cui il diret­tore dell’Ilva Rug­gero Cola, dopo che lo scorso 12 giu­gno si spense in ospe­dale la vita del 35 ope­raio Ales­san­dro Mor­ri­cella, dece­duto dopo 4 giorni di ago­nia a causa delle ustioni gra­vis­sime ripor­tate sul 90% del corpo a causa di una fiam­mata vio­len­tis­sima spri­gio­na­tasi dal campo di colata dell’altoforno  2 men­tre era intento nell’operazione di veri­fica della tem­pe­ra­tura della ghisa. Secondo la Pro­cura, l’impianto non avrebbe i requi­siti minimi di sicu­rezza e per que­sto va fer­mato. Per l’azienda invece, l’incidente è stato cau­sato da un’errata mano­vra umana.

Ieri, inat­teso, è arri­vato il blitz dei cara­bi­nieri. Sedici dipen­denti dell’Ilva e tre della ditta d’appalto Semat sono stati denun­ciati dai cara­bi­nieri per vio­la­zione di sigilli a con­clu­sione dei con­trolli effet­tuati dai mili­tari nell’ara dell’Altoforno2: non sono ancora chiare le moti­va­zioni che hanno spinto i mili­tari a pro­ce­dere alla con­te­sta­zione della vio­la­zione di sigilli a tutti i 19 ope­rai tro­vati oggi in ser­vi­zio al primo turno, visto che il giu­di­zio sull’intera vicenda dovrebbe essere comun­que sospeso fino alla pro­nun­cia della Corte costituzionale.

I sin­da­cati hanno subito incon­trato l’azienda per chie­dere infor­ma­zioni su quanto acca­duto. La diri­genza, secondo le Rsu, ha fatto pre­sente che la linea azien­dale è quella di atte­nersi al decreto legge: secondo Fim, Fiom e Uilm, peral­tro, il numero di denun­ciati potrebbe anche aumen­tare se gli inve­sti­ga­tori doves­sero com­pren­dere anche gli ope­rai degli altri turni. L’Ilva in una nota «riba­di­sce di aver ope­rato nel pieno rispetto della lega­lità in ottem­pe­ranza alle pre­vi­sioni del decreto legge 92/15. I dipen­denti iden­ti­fi­cati — pro­se­gue l’azienda — hanno ese­guito le pre­vi­sioni di un decreto Legge nor­mato su pre­sup­po­sti di urgenza. Al momento resta garan­tita la con­ti­nuità pro­dut­tiva». Allo stesso tempo, l’Ilva annun­cia che «garan­tirà la tutela legale dei pro­pri dipen­denti for­nendo loro la più ampia assistenza».

Fim, Fiom e Uilm di Taranto, hanno rea­gito dura­mente all’iniziativa dei cara­bi­nieri, e in una nota con­giunta affer­mano che «nella vicenda i lavo­ra­tori siano privi di qual­siasi respon­sa­bi­lità diretta e, per quanto tali, non deb­bano essere coin­volti da prov­ve­di­mento alcuno anche e soprat­tutto in ter­mini di sicu­rezza e sal­va­guar­dia impian­ti­stica». I sin­da­cati annun­ciano che «garan­ti­ranno la costante infor­ma­zione sugli svi­luppi e ogni even­tuale azione neces­sa­ria sul piano giu­ri­dico indi­vi­duale di ognuno». Non spetta ai lavo­ra­tori «garan­tire l’attuazione delle pre­scri­zioni o degli ordini dell’autorità giu­di­zia­ria. Non è pos­si­bile, anzi è allu­ci­nante che i lavo­ra­tori siano iden­ti­fi­cati come respon­sa­bili. È l’Ilva che deve farlo e allora o l’Ilva ci dice che gli impianti sono sicuri, oppure — con­clu­dono — siamo noi a fer­mare il side­rur­gico. In que­sto caos gestio­nale non si può più stare».

In effetti appare quanto meno strano quello acca­duto ieri all’Ilva: è impen­sa­bile e ingiu­sto che alla fine siano gli ope­rai a pagare il pezzo più alto di que­sto scon­tro che dura ora­mai da tre lun­ghi anni. Per que­sto nella serata di ieri i sin­da­cati sono stati con­vo­cati dal Pre­fetto di Taranto, che ha assi­cu­rato tran­quil­lità sulla posi­zione degli ope­rai iden­ti­fi­cati e denun­ciati ieri. Sicu­ra­mente le pros­sime ore saranno deci­sive per capire il da farsi. Per ora l’Ilva con­ti­nua a pro­durre, sep­pur al minimo. Ma non è escluso un nuovo inter­vento del governo nelle pros­sime ore.

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This