Scuola, Renzi fa approvare la riforma più odiata

Scuola, Renzi fa approvare la riforma più odiata

La Camera approva il Ddl scuola con 277 sì, 173 no, 4 astenuti. Il movimento della scuola non si ferma e promette battaglia da settembre. In autunno i sindacati annunciano il più grande contezioso giudiziario italiano e gli studenti la boicotteranno “dal primo giorno”

La Camera ha appro­vato ieri in maniera defi­ni­tiva la riforma sulla scuola con 277 sì, 173 no e 4 aste­nuti. Dopo tre mesi e mezzo di iter par­la­men­tare ricat­ta­to­rio il governo Renzi è riu­scito ad imporre alle quasi 8 mila scuole ita­liane un’organizzazione azien­da­li­sta. La cosid­detta «buona scuola» isti­tui­sce la chia­mata diretta dei docenti da parte del «preside-manager» (detto «sce­riffo» o «sin­daco»), una norma già con­te­nuta in un ana­logo prov­ve­di­mento dei governi Ber­lu­sconi e poi Monti (il Ddl Aprea) respinto nel 2012. Que­sto pre­side, a metà di un diri­gente di azienda e un padre-padrone, sce­glierà una parte dei docenti neo-assunti (102 mila) in base al cur­ri­cu­lum una volta rea­liz­zati gli albi ter­ri­to­riali dal 2016. Gli è stata rico­no­sciuta la facoltà di con­fe­rire e rin­no­vare al docente un inca­rico trien­nale in base alla sua discre­zio­na­lità. Il pre­side deci­derà anche di aumen­tare lo sti­pen­dio a una mino­ranza di docenti sulla base di cri­teri da lui sta­bi­liti nel piano trien­nale e non in base alla nego­zia­zione con­trat­tuale. Al diri­gente sco­la­stico è stata attri­buita infine la pote­stà di rescin­dere il con­tratto a chi tra i docenti neo-assunti non supe­rerà l’anno di prova. In que­sta cor­nice sarà ridotto dra­sti­ca­mente il ruolo dei sin­da­cati nella con­trat­ta­zione, una stra­te­gia che rien­tra nel piano ren­ziano di esau­to­rare il ruolo dei corpi inter­medi e della media­zione socio-professionale a favore di una visione auto­ri­ta­ria e personalistica.

La riforma appro­vata ieri ha isti­tuito un comi­tato di valu­ta­zione con geni­tori e stu­denti che entra in con­tra­sto con il col­le­gio di isti­tuto e quello dei docenti. Que­sto organo deci­derà sugli aspetti didat­tici, pro­fes­sio­nali e sala­riali, mate­rie sulle quali non ha alcuna com­pe­tenza spe­ci­fica e che, anzi, rischia di creare con­flitti per­so­nali con i docenti. Nei ter­mini di una gestione azien­dale — que­sto è il punto di vista del governo — pre­side e comi­tato di valu­ta­zione favo­ri­ranno la «custo­miz­za­zione» della scuola. La libertà di inse­gna­mento sarà subor­di­nata alle esi­genze dei «clienti» e la didat­tica sarà trat­tata come un «pro­dotto». Chi non si adat­terà alle esi­genze del mer­cato dove con­cor­re­ranno isti­tuti di serie A e B, o al pub­blico che garan­ti­sce anche finan­zia­menti, non sarà giu­di­cato com­pa­ti­bile con la scuola-azienda. Il col­le­gio docenti è stato inol­tre esau­to­rato e, con esso, anche la dimen­sione coo­pe­ra­tiva e col­le­giale del lavoro dei docenti. L’obiettivo della «scuola dell’autonomia», impo­sta quin­dici anni fa da Luigi Ber­lin­guer, e faro della peda­go­gia libe­ri­sta soste­nuta anche dagli eredi del par­tito comu­ni­sta (poi Pds, Ds e oggi Pd) è stato pie­na­mente realizzato.

Per i sin­da­cati, gli stu­denti e i docenti che si sono mobi­li­tati in maniera instan­ca­bile a par­tire dallo scio­pero gene­rale del 5 mag­gio scorso, la riforma che isti­tui­sce la «chia­mata diretta» lede una serie di prin­cipi costi­tu­zio­nali come la libertà d’insegnamento. Pro­blemi arri­ve­ranno anche dalla crea­zione dell’organico ter­ri­to­riale dei docenti, dalla dispa­rità di trat­ta­mento sulla tito­la­rità d’istituto tra docenti e per­so­nale Ata. Nem­meno il tema qua­li­fi­cante della riforma — la «scom­parsa» del pre­ca­riato — può essere con­si­de­rato tale. Sono all’incirca 100 mila i docenti pre­cari abi­li­tati e ido­nei ad altri con­corsi esclusi dalle assun­zioni; non saranno sta­bi­liz­zati gli Ata con almeno 36 mesi di ser­vi­zio, men­tre nell’organico di diritto restano sco­perti 30 mila posti sul sostegno.

Su que­sti pre­sup­po­sti, da set­tem­bre, i sin­da­cati sono d’accordo nel sol­le­vare il più grande con­ten­zioso giu­di­zia­rio nella sto­ria della scuola ita­liana. Mar­cello Paci­fico (Anief) annun­cia richie­ste di risar­ci­menti milio­nari, men­tre Ste­fano D’Errico (Uni­co­bas) pre­vede che man­cherà il numero legale nei col­legi docenti chia­mati a votare sul nuovo «orga­nico fun­zio­nale». Per Fran­ce­sco Scrima (Cisl Scuola) «il governo si è assunto la grave respon­sa­bi­lità del man­cato con­fronto con la scuola» e Rino Di meglio (Gilda) accusa Renzi di «arro­ganza e pre­sun­zione». La bat­ta­glia avverrà anche con­tro i decreti attua­tivi avverte Marco Paolo Nigi (Snals/Confsal). «La mobi­li­ta­zione con­ti­nuerà con tutti gli stru­menti pos­si­bili per con­tra­stare l’applicazione di una legge che fa arre­trare il sistema di istru­zione» annun­cia Dome­nico Pan­ta­leo (Flc-Cgil). «I sin­da­cati e le strut­ture di base – è l’appello di Piero Ber­noc­chi (Cobas) – tro­vino le moda­lità comuni nella con­du­zione della “guer­ri­glia” con­tro que­sta legge-porcata».

La tra­sver­sa­lità del movi­mento tiene nono­stante la scon­fitta annun­ciata nella prima bat­ta­glia con­tro la «Buona scuola» del governo Renzi.Toni, e pro­po­siti ugual­mente deter­mi­nati, sono stati espressi dagli stu­denti. Insieme ai docenti ieri a piazza Mon­te­ci­to­rio hanno lan­ciato libri e urlato a squar­cia­gola «Ver­go­gna!» con­tro il Palazzo men­tre la Camera appro­vava la riforma. Nella notte tra mer­co­ledì e gio­vedì gli stu­denti dell’Uds hanno rea­liz­zato anche un blitz in alcuni par­chi della Capi­tale dove hanno imba­va­gliato decine di sta­tue raf­fi­gu­ranti, ad esem­pio, quella Cesare Bec­ca­ria, filo­sofo e giu­ri­sta: «Per rimar­care quanto l’approvazione del ddl scuola pre­vi­sta per oggi, silenzi il mondo dell’istruzione e della cul­tura, e al tempo stesso neghi un inve­sti­mento vero per garan­tire l’accesso ai saperi il diritto allo stu­dio». « Boi­cot­te­remo i dispo­si­tivi di valu­ta­zione, cree­remo nuovi organi di par­te­ci­pa­zione, costrui­remo pro­po­ste alter­na­tive da met­tere in pra­tica scuola per scuola — hanno detto gli stu­denti in un video dif­fuso sui social net­work — Boi­cot­te­remo la legge in ogni sua forma, con­tro il mer­cato dei saperi e la pri­va­tiz­za­zione dei diritti». «In autunno le scuole saranno un pro­blema per il Governo Renzi» con­ferma Danilo Lam­pis coor­di­na­tore Uds. Appun­ta­mento allora «al primo giorno di scuola, che sarà solo la data ini­ziale di un autunno denso di mobi­li­ta­zioni stu­den­te­sche con­ferma Alberto Irone della Rete degli stu­denti medi — Gli stu­denti non accet­te­ranno una scuola azienda, anti­de­mo­cra­tica, pri­va­tiz­zata ed esclu­dente. Non ci fer­me­remo fino a quando la scuola non sarà buona per davvero».

In tutt’altra realtà vivono gli espo­nenti di un governo che ha sudato sette camice per por­tare a casa una riforma il cui iter par­la­men­tare è stato gestito in maniera cao­tico e appros­si­ma­tivo, spac­cando il par­tito demo­cra­tico che ha comun­que tenuto. Per la mini­stra dell’Istruzione Ste­fa­nia Gian­nini, la sua appro­va­zione alla Camera «non è un atto finale» ma «l’atto ini­ziale di un nuovo pro­ta­go­ni­smo della scuola». «Il caos nella scuola si potrà creare solo se non si va a una appli­ca­zione piena della riforma» ha aggiunto rispon­dendo ai sin­da­cati. E poi ha messo le mani avanti: «Non c’è legge per­fetta, ci saranno punti deboli e ci sarà la pos­si­bi­lità di cor­reg­gerli, ma è una grande oppor­tu­nità, che con­se­gniamo nelle mani di stu­denti, fami­glie, inse­gnanti». Si mette in conto, cioè, che la riforma subira vari rima­neg­gia­menti, anche alla luce delle dele­ghe che il par­la­mento ha votato al governo, su aspetti deter­mi­nanti per l’intero mec­ca­ni­smo ideato. Per la mini­stra in Ita­lia c’è stato un «pre­ca­riato sta­bile» e il governo ha comin­ciato a risol­vere il pro­blema. I sin­da­cati hanno messo in moto i loro cen­tri studi e dimo­strano esat­ta­mente il con­tra­rio: il pre­ca­riato con­ti­nuerà, come le sup­plenze l’anno pros­simo. E le assun­zioni non risol­vono affatto il pro­blema del pre­ca­riato. L’anno pros­simo ci saranno 60 mila inse­gnanti senza cattedra.

Renzi vince in par­la­mento, ma si ritrova da solo nelle piazze. E nelle sezioni del suo par­tito. Ieri però ha incas­sato il favore della Con­fe­renza Epi­sco­pale Ita­liana. Il segre­ta­rio gene­rale mon­si­gnor Nun­zio Galan­tino si è sco­perto più ren­ziano dei ren­ziani quando ha detto che la riforma della scuola «è un passo in avanti in un Paese troppo abi­tuato alla sta­gna­zione». Le cri­ti­che al governo, e la spac­ca­tura nel Pd, non tur­bano il mon­si­gnore: «Appena si intra­vede qual­cosa di nuovo scatta subito il virus della con­flit­tua­lità». Segue il sol­lievo per la boc­cia­tura della pre­sunta norma sul «gen­der» e l’invito a «inve­stire di più sulla for­ma­zione». Pro­ba­bil­mente allu­deva alle scuole pari­ta­rie cat­to­li­che che hanno rice­vuto in regalo dal governo le faci­li­ta­zioni fiscali con­te­nute nello School Bonus.



Related Articles

Ucraina, prove di guerra civile Kiev manda le forze speciali

La tensione non diminuisce nelle regioni orientali dell’ Ucraina dove separatisti armati sono asserragliati in edifici pubblici di due città. E questo porta Stati Uniti e Russia a un inasprimento dei toni

Jobs Act, Renzi nasconde il record del nuovo pre­ca­riato: i vou­cher

Inps. I dati dell’Osservatorio sul precariato rivelano un boom dei voucher: +74%. Il governo continua a strumentalizzare i dati sul mercato del lavoro, nonostante l’ammonimento del presidente dell’Istat Giorgio Alleva

Cosa succede se usciamo dall’ euro

L’EUROPA non sarà certo un esempio di democrazia, ma in tutti i paesi con l’euro c’è una maggioranza di cittadini a favore della moneta unica

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment