Il «ritorno» dell’Isis a Sirte

Libia. Truppe francesi, spagnole, tedesche e inglesi sarebbero già pronte per sbarcare nel paese. La guida sarebbe italiana

Giuseppe Acconcia, il manifesto redazione • 14/8/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 609 Viste

Lo Stato isla­mico non si arrende e non frena le sue mire su Sirte, città natale dell’ex pre­si­dente Muam­mar Gheddafi.

I quar­tieri resi­den­ziali di Sirte, 450 chi­lo­me­tri a est di Tri­poli, in parte sotto il con­trollo di Isis dallo scorso giu­gno, dopo la riti­rata dei mili­ziani di Misu­rata, sono stati oggetto di una nuova aggres­sione jihadista.

La rivolta popo­lare con­tro Isis dei soste­ni­tori delle mili­zie Scudo di Misu­rata e dei sala­fiti locali, che nei giorni scorsi erano riu­sciti a ripren­dere il porto di Sirte, prima dei nuovi attac­chi di Isis, sarebbe stata inne­scata dall’uccisione del lea­der sala­fita Kha­led Ben Rjab per mano di mili­ziani radi­cali. Rjab era stato bru­tal­mente assas­si­nato men­tre usciva da una moschea del centro.

Il bilan­cio di scon­tri e bom­bar­da­menti degli ultimi giorni a Sirte sarebbe di 46 vit­time (17 solo ieri). Venti dei morti appar­ter­reb­bero alla tribù Fir­jan, la stessa dello sheykh assas­si­nato da Isis.
Il 17 feb­braio scorso la Bri­gata 166, parte della miriade di mili­zie, affi­liate a Scudo di Misu­rata, del car­tello Fajr (Alba), vicine al par­la­mento di Tri­poli, aveva ten­tato di sot­trarre il cen­tro di Sirte ai jiha­di­sti di Isis.

L’operazione fu una rispo­sta all’esercito egi­ziano che aveva avviato un attacco uni­la­te­rale sia con­tro Tri­poli sia con­tro i jiha­di­sti che non ha tro­vato però l’atteso appog­gio delle Nazioni unite.

La richie­sta di ripri­sti­nare la for­ni­tura di armi all’autoproclamato capo delle Forze armate, Kha­lifa Haf­tar, non venne accolta dal Con­si­glio di Sicu­rezza e nep­pure si con­cre­tizzò l’attacco inter­na­zio­nale (con il pre­te­sto dei flussi migra­tori), invo­cato da vari paesi tra cui l’Italia. La città di Derna resta sal­da­mente nelle mani dello Stato isla­mico che ha il suo nemico più sta­bile pro­prio nelle mili­zie Fajr men­tre Tobruk e Haf­tar hanno tutto l’interesse alla desta­bi­liz­za­zione nelle aree con­trol­late da Tri­poli, in par­ti­co­lare dei ter­mi­nal petro­li­feri, per inne­scare un nuovo inter­vento inter­na­zio­nale nel paese.

Anche a Derna alla fine di luglio il Con­si­glio della Shura dei muja­hed­din si era sol­le­vato con­tro Isis.

Per il momento l’opzione più pro­ba­bile sul campo è l’invio di una mis­sione di peace-enforcing a guida ita­liana, voluta dalle Nazioni unite.
Truppe fran­cesi, spa­gnole, tede­sche e inglesi sareb­bero già pronte per sbar­care nel paese.

Gli Usa non dovreb­bero par­te­ci­pare con uomini sul ter­reno, ma sol­tanto for­nire intel­li­gence e coper­tura logistica.

Il paese resta dila­niato dalle divi­sioni poli­ti­che con i due par­la­menti di Tri­poli e Tobruk divisi su tutto. Dera­gliata la bozza di intesa discussa in Marocco per i malu­mori di Tri­poli, è in corso un nuovo round nego­ziale a Ginevra.

Non solo, il pre­mier del debole governo di Tobruk, Abdul­lah al-Thinni, aveva annun­ciato le sue dimis­sioni entro dome­nica per il con­ti­nuo vuoto di potere.

Anche le tribù locali e i ghed­da­fiani sono divisi sul soste­gno da assi­cu­rare all’una o l’altra fazione. La Corte di Tri­poli tut­ta­via ha dispo­sto la con­danna a morte per il figlio di Ghed­dafi, Seif al-Islam, in mano alle mili­zie di Zin­tan che appog­giano Tobruk.

Non sem­bra nep­pure vicina una solu­zione del rapi­mento dello scorso 20 luglio dei quat­tro tec­nici ita­liani della Bonatti di Parma.

Ini­zial­mente sem­brava che alla base dell’agguato ci fos­sero richie­ste di bande di con­trab­ban­dieri e sca­fi­sti che infe­stano le coste libi­che e fanno affari sulle spalle dei migranti.

Lo Stato isla­mico ha col­pito ieri anche nel vicino Egitto. Il gruppo affi­liato ai jiha­di­sti attivi in Siria e in Iraq, Beit al-Meqdisi, ha annun­ciato lo sgoz­za­mento di un ostag­gio croato, impie­gato di un’azienda fran­cese. Tomi­slav Salo­pek, 30 anni, era stato rapito un mese fa.

Un video mostra i mili­ziani che minac­ciano di deca­pi­tarlo entro 48 ore.

Nono­stante un foto­gramma dell’avvenuta ese­cu­zione cir­coli su Twit­ter, le auto­rità egi­ziane non hanno con­fer­mato la morte del croato.

Nella riven­di­ca­zione, Isis ha par­lato del ruolo del governo croato (che non ha for­nito truppe di terra) nella coa­li­zione inter­na­zio­nale con­tro i jiha­di­sti.
Le auto­rità croate hanno fatto sapere che per la libe­ra­zione dell’ostaggio era stato richie­sto un riscatto e il rila­scio di alcune dete­nute nelle pri­gioni di Zaga­bria. Tut­ta­via gli inqui­renti non hanno rite­nuto cre­di­bili le richieste.

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