Per Renzi il Jobs Act funziona: boom dei stabilmente precari a giugno

Per Renzi il Jobs Act funziona: boom dei stabilmente precari a giugno

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Inps. A giugno le stabilizzazioni “a tutele crescenti” sono aumentate del 30,6%. Il premier: «L’Italia riparte, con buona pace di chi credeva il contrario. Il resto è noia»Per la Uil è una fiammata «frutto della poderosa dose di incentivi che costeranno 11 miliardi in tre anni». Mediobanca avverte: la crisi continua. Nelle grandi imprese si licenzia, ridotti gli stipendi

Con gli incen­tivi alle imprese a giu­gno sono aumen­tate le tra­sfor­ma­zioni dei con­tratti pre­cari in con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato «a tutele cre­scenti». Non sono nuovi posti di lavoro, ma sta­bi­liz­za­zione dell’esistente, men­tre si regi­stra il boom del pre­ca­riato con i vou­cher (+74%). Oggi chi ha un lavoro lo man­tiene, sia pur pre­ca­ria­mente, e con uno sti­pen­dio più basso. Chi non ce l’ha, sten­terà a tro­varlo. La cre­scita c’è, ma non pro­duce nuova occu­pa­zione. E i posti di lavoro persi nella crisi non saranno recu­pe­rati. Que­sta la situa­zione foto­gra­fata ieri dall’ Osser­va­to­rio Inps sul pre­ca­riato e dal rap­porto Medio­banca «Ricer­che & Studi» con stime sul lavoro nelle grandi imprese per il 2015.

Per l’Inps a giu­gno le tra­sfor­ma­zioni dei con­tratti pre­cari in con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato sono aumen­tate del 30,6%. È cre­sciuta la quota di assun­zioni con rap­porti sta­bili sul totale dei rap­porti di lavoro attivati/variati: dal 33,6% del primo seme­stre 2014 al 40,8% dei sei mesi 2015. Le nuove assun­zioni nel periodo sono state 952.359, le tra­sfor­ma­zioni dei con­tratti pre­cari sono 331.917. Nel primo seme­stre di quest’anno è aumen­tato il numero di nuovi rap­porti di lavoro a tempo inde­ter­mi­nato nel set­tore pri­vato (+252.177), men­tre restano sta­bili i con­tratti a ter­mine (cioè la mag­gio­ranza dei nuovi occu­pati) e si ridu­cono le assun­zioni in appren­di­stato (-11.500). Per l’Inps aumenta anche il lavoro full time rispetto al part time: i rap­porti di lavoro a tempo pieno rap­pre­sen­tano il 63,4% del totale delle nuove assun­zioni nei primi sei mesi del 2015, in aumento di 1,1 punti per­cen­tuali rispetto allo stesso periodo del 2014.

Medio­banca ha pre­sen­tato uno dei risvolti di que­sta «bolla con­trat­tuale»: nelle grandi imprese l’occupazione è calata l’anno scorso dell’1,1%. E il 2015 non sarà diverso. Per la cro­naca: l’Istat sostiene che la disoc­cu­pa­zione a giu­gno è tor­nata al 12,7%, quella gio­va­nile al 44,2%. Poi Medio­banca si sof­ferma sulle ven­dite sul mer­cato interno crol­late nel 2014 del 4,3%. I grandi gruppi licen­ziano in Ita­lia: dall’inizio della crisi nel 2008 gli ope­rai sono dimi­nuiti del 8,5%. Nella sola mani­fat­tura c’è stato un crollo del 12,3%. Tagli più con­te­nuti tra i qua­dri, il ceto medio dei «col­letti bian­chi»: meno 2%. Nei gruppi esteri che hanno inve­stito in Ita­lia c’è stata una fal­ci­dia dei dipen­denti: meno 19% tra gli ope­rai, quasi l’8% in meno di impie­gati. Chi ha man­te­nuto il posto gua­da­gna di meno: dal 2006 il potere di acqui­sto è dimi­nuito del 2,3%, con segnali di tenuta solo nella mani­fat­tura (+1%) e un costo del lavoro nei gruppi pub­blici in media supe­riore del 25% rispetto a quelli pri­vati. Guglielmo Loy, segre­ta­rio con­fe­de­rale Uil, sostiene che a giu­gno i dati Inps hanno regi­strato la fiam­mata di marzo e aprile sulle assun­zioni a tempo inde­ter­mi­nato «frutto della pode­rosa dose di incen­tivi che coste­ranno 11 miliardi in tre anni». Ma l’effetto ecci­tante sta ter­mi­nando con­si­de­rato che c’è un calo da due mesi. «A giu­gno — con­ti­nua Loy — la quota di con­tratti fissi sul totale delle assun­zioni, con il 34,5%, con­ti­nua a calare (-5% su mag­gio e –10% su aprile) e torna ai livelli di alcuni mesi del 2014».

Renzi ha esal­tato i dati sulle con­ver­sioni dei con­tratti: «Il Jobs Act non aumenta i pre­cari, ma le sta­bi­liz­za­zioni — ha scritto su face­book — Come ave­vamo pro­messo, il Jobs Act non aumenta i pre­cari, ma le sta­bi­liz­za­zioni. L’Italia riparte, amici, con buona pace di chi si augu­rava il con­tra­rio. Tutto il resto è noia…». Ha citato San­dra Mon­daini che, di solito, aggiun­geva «che barba» alla noia. Renzi si rife­riva alla mino­ranza Pd e oppo­si­zioni: i dati Inps sono diven­tati un’altra occa­sione per pole­miz­zare. Su twit­ter il vice segre­ta­rio Pd Gue­rini è stato espli­cito: «Noi: più con­tratti sta­bili, cre­scono assun­zioni a tempo inde­ter­mi­nato Loro: valan­ghe di emen­da­menti, soldi cit­ta­dini spre­cati #ita­lia­ri­parte». La prima fila Pd, con Orfini, Tad­dei, Zanda e Ser­rac­chiani, ha sta­bi­lito che è «di sini­stra» pagare le imprese per sta­bi­liz­zare i loro pre­cari con un nuovo con­tratto pre­ca­rio, quello «a tutele cre­scenti». Di una cosa si è certi ad ago­sto: in man­canza di domanda interna il Pd non parla più di nuovi posti di lavoro. Il prin­ci­pio di realtà si fa sen­tire. Ed è più forte della noia che pro­duce la propaganda.



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