Nella staffetta dei numeri vincono sempre i con­tratti precari

Nella staffetta dei numeri vincono sempre i con­tratti precari

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Gli ultimi dati dl Mini­stero del Lavoro, pub­bli­cati ieri, sui con­tratti del secondo tri­me­stre 2015 cer­ti­fi­cano che la pre­ca­rietà gode di ottima salute e che a via Veneto si fa di tutto per destare con­fu­sione nella let­tura dei dati.
Nella nota tri­me­strale il mini­stero pub­blica in tabelle dif­fe­renti sia i dati totali per il tri­me­stre sia i dati con­so­li­dati dei tre mesi che for­mano quel trimestre.

Facendo un con­trollo sul totale di que­ste tabelle — che dovreb­bero cor­ri­spon­dere — si nota che, per i con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato, il dato totale risulta infe­riore a quello rica­vato dalla somma men­sile di 6646 con­tratti al netto delle ces­sa­zioni. Una discre­panza che non può essere dovuta alle pro­ce­dure di revi­sione in quanto i dati men­sili «con­so­li­dano quelli pub­bli­cati con le Note Flash men­sili del Mini­stero del Lavoro», quindi tutto fa pen­sare che que­sti dati siano gli ultimi dispo­ni­bili, quelli a 50 giorni. Un’analisi attenta sug­ge­ri­sce che la discre­panza è dovuta all’inclusione nel dato tri­me­strale dei con­tratti rela­tivi alla pub­blica ammi­ni­stra­zione.
Non c’è un errore, anzi è un dato che ci offre l’opportunità di capire che nella pub­blica ammi­ni­stra­zione i con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato stanno dimi­nuendo, dina­mica già in essere negli ultimi tri­me­stri. Dimi­nui­scono note­vol­mente anche i con­tratti a ter­mine (-168774), men­tre non si tro­vano impie­gati per revi­sio­nare i bilanci dei par­titi che quindi (si auto)votano una sana­to­ria rispetto al finan­zia­mento pubblico.

Rimane la poca chia­rezza di que­ste pub­bli­ca­zioni che si affan­nano a dare i numeri senza pre­oc­cu­parsi di spie­gare nell’incipit a quale parte del mer­cato, a quali set­tori, si rife­ri­scono. Inol­tre, nella nota non viene mai men­zio­nata la pub­blica ammi­ni­stra­zione, così come nelle tabelle alle­gate, nep­pure nel det­ta­glio per set­tori, ren­dendo più com­pli­cata la com­pren­sione non­ché il cal­colo dei con­tratti del set­tore pubblico.

Tor­nando ai dati tri­me­strali com­ples­sivi si nota che a fronte di 31.836 con­tratti «sta­bili» ve ne sono 252.791 a ter­mine, un dato che per un tri­me­stre che abbrac­cia parte della sta­gione estiva non sor­prende. Tut­ta­via dal punto di vista qua­li­ta­tivo, emerge che rispetto a un anno fa i con­tratti a tempo deter­mi­nato durano sem­pre meno. Il 17% dei con­tratti non supera i due giorni lavo­ra­tivi, men­tre nel 39% dei casi essi non vanno oltre il mese di atti­vità; nel frat­tempo dimi­nui­scono quei con­tratti tra due e dodici mesi, di fatto quelli più inte­res­santi da tra­sfor­mare a tempo inde­ter­mi­nato in base al con­nu­bio tra sgravi e tutele cre­scenti. Un saldo posi­tivo anche per i con­tratti di appren­di­stato, men­tre c’è una evi­dente ridu­zione nel tempo delle col­la­bo­ra­zioni. Infine, nel secondo tri­me­stre 2014, al netto della Pub­blica ammi­ni­stra­zione e del lavoro dome­stico, sono stati tra­sfor­mati 100.813 con­tratti da tempo deter­mi­nato a tempo inde­ter­mi­nato. Quindi a conti fatti i nuovi con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato rap­pre­sen­tano a stento il 10% dei nuovi con­tratti sta­bil­mente pre­cari, visto che il 90% è dovuto alle trasformazioni.

Sem­pre ieri, l’Inps pub­bli­cava i dati dell’osservatorio sul pre­ca­riato, dati che sep­pure ammi­ni­stra­tivi dif­fe­ri­scono da quelli del Mini­stero per costru­zione e infor­ma­zioni con­te­nute. Ed è pro­prio sui dati dell’Istituto di pre­vi­denza che il respon­sa­bile eco­no­mia del Pd, Filippo Tad­dei, ha inciam­pato nella fretta di dare al mondo un segnale di forte otti­mi­smo, che pur­troppo era errato e che non ha mai corretto.

L’interesse per i dati Inps riguarda soprat­tutto i vou­cher e il numero di imprese che hanno rice­vuto uno sgra­vio con­tri­bu­tivo. In base ai dati Inps, che dif­fe­ri­scono da quelli del Mini­stero, nel tri­me­stre 385.467 assun­zioni totali (incluse le tra­sfor­ma­zioni) hanno usu­fruito dello sgra­vio con­tri­bu­tivo. Un numero spa­ven­to­sa­mente supe­riore a quello rela­tivo agli occu­pati a tempo inde­ter­mi­nato in più nel tri­me­stre (61 mila), come cer­ti­fi­cato dall’Istat. Con­si­de­rando il sacri­fi­cio in ter­mini di fondi pub­blici e di infe­riori tutele per i lavo­ra­tori, il con­nu­bio tra Job­sAct e Incen­tivi appare sem­pre più un regalo alle imprese quando non un vero e pro­prio spreco di denaro pub­blico.
Infine, tra gen­naio e fine luglio di quest’anno, sono stati ven­duti 61.933.279 vou­cher, circa ven­ti­sei milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2014 (+73%). Un dato che non pare inte­res­sare né al governo né ai media e che invece rap­pre­senta il vero exploit dell’anno in corso e porta con sé una carica infor­ma­tiva non indif­fe­rente nella valu­ta­zione dell’andamento del mer­cato del lavoro.



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