Milano, sipario sull’Expo e Sala guarda già alla corsa a sindaco

Il commissario: candidarsi è una possibilità, ne parleremo L’orgoglio di Mattarella: l’Italia unita sa vincere le sfide

ORIANA LISO, la Repubblica redazione • 1/11/2015 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Politica & Istituzioni • 557 Viste

MILANO. Il dopo Expo inizia oggi, come la prossima vita di Giuseppe Sala, il commissario che ha retto 184 giorni (e alcuni anni) di tempesta prima e di quotidiana gestione poi di un evento che, adesso, è il successo di tutti. Sul palco dell’Open air theatre, quello della cerimonia che ieri ha chiuso ufficialmente l’Esposizione, parlano in tanti, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella alle altre istituzioni italiane e del Bie. Ma è il commissario quello che acclama il “popolo di Expo”, gli oltre 21 milioni e mezzo di visitatori che hanno varcato i cancelli in sei mesi, cinque solo a ottobre.
Da sindaco di Expo a sindaco di Milano? È questo il passaggio che potrebbe attendere il manager stimato dal premier Matteo Renzi: il suo «Beppe mi piace moltissimo» è sembrato il primo di una serie di endorsement che mischiano i complimenti per il successo con l’idea di affidare a lui Milano, anche passando dalle (poco amate) primarie. Sala lascia tutto aperto, ammette che la candidatura «è una possibilità, ci ragioniamo», ma rimanda ancora il momento delle scelte, forse aspettando le mosse del Pd e del sindaco Pisapia. Si gode quel successo, ricorda «la lunga fase faticosa per arrivare fin qui, con un po’ di solitudine, ma qualcuno non ha mollato», e lo dice riferendosi anche a quella squadra che — al netto delle inchieste — ha continuato a lavorare quando molti scommettevano sul flop.
È la “squadra” quella che celebra anche Mattarella, con l’orgoglio dell’Italia che «quando si unisce sa mostrare al mondo le sue qualità», ma sapendo che adesso dovranno concretizzarsi tante promesse, a partire dalla Carta di Milano. «Abbiamo abbracciato il mondo», scandisce dal palco guardando davanti a sé i rappresentanti dei tantissimi Paesi che hanno partecipato a Expo, usando anche l’Albero della Vita come metafora, «con le sue radici ben salde e i rami verso l’alto». Non c’è traccia nella cerimonia, né in tutta la giornata della festa finale, iniziata già alle otto e proseguita fino a mezzanotte, del ricordo del 1°maggio, quando Expo aveva aperto con il contraltare di un pezzo di Milano devastata dai No Expo, tranne — forse — quando Sala parla del senso civico dei visitatori, «una risposta alla tensione e alla violenza che spesso dominano le strade del mondo». Adesso si guarda al post Expo e al prossimo evento, quel Giubileo di Roma per il quale è stato chiamato un prefetto da Milano. Lo dice anche il cardinale Angelo Scola: «Per genialità organizzativa, Milano è un modello per il Giubileo ».

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